Un lampo di luce nella gelida tundra, è UnePassante con Seasonal Beast

Autrice: UnePassante
Album: Seasonal Beast
Etichetta: Chic Paguro

Partiamo dall’inizio, UnePassante è Giulia Sarno, energica creatura dell’indie italiano che produce e arrangia per differenziarsi e schivare l’odiosa autorefenzialità. Dopo aver assaporato dimensioni folk, produce un terzo album, Seasonal Beast, che esce il 27 gennaio per la Chic Paguro.

Un cambio di rotta, accanto alla collaborazione con Emanuele Fiordellisi che da una marcia in più ad un disco dal linguaggio prettamente elettronico, condito dalla voce di un’autrice che prende il nome da un passo di Baudelaire e ha iniziato a comporre diverso tempo fa nella sua cameretta palermitana, prima di spiccare il volo verso Toscana e altri lidi europei. D’altronde, come possiamo noi italiani contenere un talento così sperimentale, figlio di una scrittura simbolica proprio come il suo punto di riferimento letterario. In copertina ci va un animale altrettanto simbolico come la capra, con sguardo rivolto verso l’ascoltatore; un segnale chiaro di come in 8 tracce si possa fare intimismo algido, diretto e pieno di beat saturi di territori nordici e slavine che ti colgono d’improvviso.

Proprio come nella traccia Ordinary Stuff, quando partono per la tangente suoni accelerati drum’n bass che fanno da copricapo alla dichiarazione d’amore per un ordinario intasato di emozioni forti e di un certo uso colto della matrice elettronica. Is this really now? È la domanda che pone già UnePassante nell’ouverture di We are nine, già testimonianza di un amore per Bjork e per spigolature che necessitano di synth maturi. La verve letterari fa da sfondo anche a Cursed be the light, canzone dolce che è ispirata all’ultima notte di Tristano e Isotta, e che assapora beat che potrebbero soggiornare presso il 12 Tonar, negozio e luogo culto della cultura islandese in cui girano dischi con Samaris e altri autori che utilizzano la medesima
tensione della nostra autrice. La back vocals provoca brividi a cielo aperto, mentre sale una certa rassegnazione che sfocia nell’effetto sonoro finale, gomma che cancella la precedente tenerezza.
In This Be the Verse si assaporano vibrazioni ripetute con viscere soul e proiezioni Kraut electro, pronte poi a invadere la lavatrice sonora di Murcof e soci. Un tocco di autobiografia segna la messa in scena di Florence Be Kind of Me, rilassante bagno malinconico nelle acque della electro pacata, con attitudine pari alla troppo spesso dimenticata Francesca Lago. Sleep è la sperimentazione in cui UnePassante maschera la voce per abbattere staccionate e farsi accompagnare da un organo di
sottofondo, come in sogno più mimetico di Anna Von Hausswolff. Il coraggio finale mette in mostra The Discipline, maiuscola interpretazione che da ancora più internazionalità ad un progetto che non può assolutamente restare nell’angolo ad
aspettare.

Testo a cura di Andrea Alesse

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