The Splitheads è il fuoco sacro del rock

Autore: The Splitheads
Album: New era may be obsessive
Label: N.E.M.B.O. Records/Rock my lyfe

Never mind the bollocks, here’s The Splitheads.

Tra stoner e bordate di post grunge deciso e mai domo ecco i The Splitheads, terzetto basso/batteria e chitarra dall’anima e dall’artwork punk che decide di proliferare nei campi dell’animosità Rock and roll come se non ci fosse un domani. La Grosseto rock si muove e decide di suonarcele a suon di un crudo e onesto sound che ama Nick Olivieri e le aggressioni di certo rock del deserto, che anche nel nostro paese ha mietuto diverse vittime (Killer Sanchez ad esempio).

The Splitheads è così attacco all’era dell’ossessività e dell’algoritmo facile, con carisma e caparbietà sin dall’iniziale 1984, canzone che ci riporta indietro ai reef avventurosi e mai domi di un certo viscerale e sano alfabeto delle emozioni stoner. “New era may be obsessive”, disco registrato in uno studio curiosamente denominato “Quartiere Seattle”, si fa poi più intense con pezzi come You and me (ci sono dentro I matematici nervi dei Boris) e la tenacia alla Queens of stone age (paragone ultra calzante) di andirivieni psico-desert  in Uh! Uh!.

I The Splitheads si divertono e macinano potenza e distorsioni facili, in una via d’uscita (Way out) che si affaccia anche sullo street rock e sui controcori, per dimostrare sofferenza e fatica in Nails and Pain con un atteggiamento più hard rock. Linee di basso diritte e un camion di melodia grunge, per cadere sul pavimento e rialzarsi (Flow), per affacciarsi in qualche accordo più complesso e Articolato in I Wanna.

Giudicare dalle apparenze di un disco non è mai facile, ma l’impressione è che i ragazzi abbiano le idee chiare e vogliano gustarsi  il lor plafond di note stoner sino in fondo, con lode e gloria dello spirito rockers che li possiede.

Testo a cura di Andrea Alesse
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