L’angolo di Fleisch ufficio stampa: When Due e Usual

Una nuova carrellata di novità, stavolta targate Fleisch Ufficio Stampa.

Artista: When Due
Titolo: Pendolo
Etichetta: Almendra Music

I When Due aprono le porte ad un secondo lavoro in studio, tra elettronica e trance. Producono Pendolo, un album di 5 tracce per affacciarsi verso l’ignoto della danza primordiale, con loop che diviene forma di espressione e misure il battito della nostra oscillazione. Dalla gabbia esistenziale sino alle divagazioni elettroniche, messe in circolo per segnare le tappe della melodia elettronica. Tra vocals di sottofondo e spigolose invenzioni vicine a gli Aucan (Dvau), i When Due picchiano giù duro con strumentazione e battiti electro, come in un’unica grande traccia che sposta emozioni anche più ipnotiche, sino alla carica di batteria di Trayas che ispira i ricordi degli Zu senza i fiati. Misticismi ed effetti cospirano poi in Catvàras, sino alla esoterica prova di Panca. Strumentali e corposi, meritano attenzione e ascolto.

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Artista: Usual
Titolo: Just Feel Alright
Etichetta: Primal Box

Quattro componenti e un’attrazione per la scelta di essere bleatesiani nell’animo, nonostante gli anni di distanza dagli scarafaggi. Gli Usual vanno al sodo già dalla titletrack, una canzone manifesto con coro che alza la pressione dopo un midtempo di batteria condito da synth e promozioni verso la necessità di sentirsi a posto con se stessi e il mondo. I Los Campesinos sguazzano intorno al loro ritmo, manovrato su una credenziale pop cantata in inglese e sugli effetti di chitarra. Dog porta in dote delle percussioni anche afro, dopo, mirate a farci capire la solidità degliUsual, a loro agio anche con ritmi eighties. In Blueberries and wine si materializza un brIt pop che abbraccia Paolo Nutini, per la migliore canzone del mazzo. Amanti dei cori e delle battute acustiche, gli Usual chiudono con una filastrocca che parla dell’amore, con la tromba finale che sprizza animosità buskers e musicalità tipo Calibro 35. Dai, sentiamoci tutti meglio con gli Usual.

Testo a cura di Andrea Alesse

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