La Recensione di T.R.E. (Terza Repubblica Elettrica) – NoAlter

La Recensione di T.R.E. (Terza Repubblica Elettrica) – NoAlter

noalter

Titolo: T.R.E. (Terza Repubblica Elettrica)
Uscita: 15 Settembre 2016
Etichetta: Maika Sound
Distribuzione: Self

Nicholas Balteo (voce, chitarre elettriche, bouzouki e saz) e Alice Pondrelli (basso, sinth, cori), ossia i NoAlter da Brescia, sono compagni nella vita, oltre che sul palco e in sala registrazione. E il loro affiatamento è percepibile e quanto mai vero lungo il viaggio di T.R.E. (Terza Repubblica Elettrica), 13 tracce di pura determinazione e poesia di strada per un gruppo in giro dal 2007 tra circoli Anci e locali che sanno di antagonismo e viva passione per la musica.

Dopo il precedente disco, Demodè, il duo bresciano alza il tiro facendosi addirittura accompagnare da un drone elettromeccanico alla batteria dal nome eloquente, Sam Punkrazio, e servendo sul piatto della musica underground italiana un lavoro che nasce dall’urgenza di denunciare il presente e le sue assurdità. Un tempo lo avremmo chiamato capitalismo, ora sono cyber uomini autoritari e mezzi di informazione deviati che lasciano spazio a futuri incerti e disperati. Ma attenzione, perché la luce in fondo al tunnel è quanto mai viva e corre lungo il gregge delle piccole pecore nere, metafora con cui i nostri NoAlter portano avanti la sfida di chi non si allinea e ha ancora voglia di gridare.

Ed è così, dopo la claustrofobica introduzione recitata da Vania Grillo, ci si imbatte immediatamente nella crudezza realista di Tante piccole pecore nere, inno musicale che ambisce alla distruzione della torre di controllo a colpi di ruvidità punk rock old school con tanto di coro finale (partecipa Giorgio Monelli, impegnato anche con l’ocean drum), agganciato però ad una melodia contagiosa adagiata su chitarre lo-fi.
Con il Valzer dell’assassina giriamo invece pagina per aprirci a poesia e rabbia espressa lungo delicati sospiri musicali, arricchiti dalla voce di Claudia Favalli e da un testo fatto per pensare seduti sul ciglio del precipizio. La vena combat folk del gruppo riecheggia poi in Minnie, canzone tributo ad un ipotetica giovane donna testimonial, suo malgrado, della disperazione dei trentenni girovaghi e senza futuro. Il vagone arrabbiato dei NoAlter viaggia poi su accordi ripetuti in stile seventies, con un invito alla presa di posizione (Salta) e un brano strumentale degno di nota (The Mella River) in cui il vortice sonoro echeggia tra contagiose spirali psycho sound. E allora tutti a combattere contro monotonia e vigliaccheria nella danza rock di Amanti e amori, mentre Easy drinking song ci riporta nel 1977, puro clash sound con accenno di armonica cantato in inglese che ricorda vecchie tradizioni underground italiche come i dimenticati Merry Go round, anche grazie alle performance di Federico Bertoletti alle batteria e percussioni.
Chiude il tutto la vibrante Elettrica, ballad rock in chiave Lombroso, dove la partenza omerica dei migranti, e in generale di tutti i naufraghi della nostra era, evidenzia il peso delle incomprensioni dei tempi moderni. Un disco per illuminatori di tempi bui, per combattere una terza repubblica affrontata musicalmente con l’attitudine dei nostrani Gang e l’indipendenza di chi si mette in gioco fuori dai canali tradizionali.

Tracklist:
1- Intro
2- Tante piccole pecore nere
3- Il valzer dell’assassina
4- Gli anni di Minnie
5- Sparami
6- Maika
7-Salta
8- The Mella river
9- Amanti e amori
10- Easy drinking song
11- Talent show
12- Versante est
13- Elettrica

Testo a cura di Andrea Alesse

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