Zenzero indie pop. Black Tail presentano One Day We Drive Out of Town

Zenzero indie pop. Black Tail presentano One Day We Drive Out of Town

Autori: Black Tail
Album: One day we drive out of town
Label: Miacameretta Records

Un tempo mi affacciavo alla maturità e guardavo i gruppi di Coppola e della sua creatura Brand new come un punto di arrivo.
Mi domandavo: la senilità sarà così dolce? Provo a rispondere con le note dei Black Tail e del loro One day we drive out of town, album che dopo Springtime mette in prima linea quel gusto indie pop che gli anni di cui parlavo prima celebravamo in pompa magna.
Cristiano Pizzuti (voce, chitarra, tastiere) e Roberto Bonfanti (batteria), vengono da Latina, ma non soffrono di alcuna sindrome da provincia depressa. Anzi, in 43 minuti o giù di li ci traghettando negli spazi fisici di un album che esprime solarità al gusto di un jangle pop che i The Shins amano ancora oggi propagandare. Fin dalla iniziale Sleepy Volcano è sin troppo facile l’accostamento con gli Yuppie Flu e l’indie rock anni zero, che oggi molti tentano peraltro di far loro (vedi gli Olla e il loro nuovo A day of thousand Years). In realtà i Black Tail vogliono di più, spingendosi verso l’alt folk e le virate cantautorali, ora disincantate (Text walking lane), ora piene di spirito sub pop (Spider- galaxy e la sua ripresa un po’ psichedelica del finale).
Pezzi che uniscono, questo suscitano in me le vibranti note di brani che vedono anche la partecipazione di ospiti che impreziosiscono le scenografie rilassate di un album che vede ad un certo punto materializzarsi i Wilco nelle praterie e negli accordi di A fox.
Niente elettropop di cattivo gusto, ma sostanza e linee di piano in Slippery Slope, sempre con la forma canzone e le montagne al lato della carreggiata.
Forti anche di esperienze personali all’estero (Boston), i due Black Tail regalano attimi di maggiore velocità con Wild Creatures, facendoci godere di tempi di maturo pop rock e di beatitudine vocale.
Chiude una sorta di ballad (Sycamore), più riflessiva, ma mai triste e malinconica.
Lontano da istinti sad core e da new acoustic, i Black Tail ci sanno dunque fare.
Provare per credere.

Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it

 

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