PLASTIC PALMS: terzo album 17 maggio via WWNBB per la band italo-americana

PLASTIC PALMS, uscito venerdì 17 maggio il loro terzo album. 

BIO:
Sono un gruppo italo-americano di base a Torino capitanato dalla cantante e chitarrista di doppia nazionalità Clarissa Ghelli, giunti al loro terzo lavoro discografico, che riconferma il quartetto quale uno dei nomi più interessanti della scena alternative. Il disco è stato anticipato dal singolo HK uscito ad aprile insieme ad un videoclip ufficiale girato durante il loro recente viaggio negli Stati Uniti, seconda casa della band, da cui sono da poco tornati dopo aver partecipato al leggendario SXSW Festival di Austin, Texas. Irriverenti, sfrontati e anticonformisti, i Plastic Palms abbracciano gli stilemi ruvidi del garage punk strizzando l’occhio al noise e all’estetica lo-fi anni ’90, con un approccio leggero orientato al puro divertimento che colora il tutto di tonalità bubble pop e slacker rock, rendendo il loro sound estremamente fresco, con la marcia in più di una scrittura e voce al femminile dalla personalità dirompente come quella di Clarissa, che sussurra, urla, ammicca e seduce.

 

Ecco l’intervista che ci hanno rilasciato.

 

1. Ciao ragazzi e benvenuti su the front row. Come prima cosa presentateci la formazione della band e da dove venite.
Ciao, noi siamo i Plastic Palms. Siamo una band di 4 elementi con base a Torino, Italia, ma veniamo da un po da ovunque! Io, Clarissa Ghelli (cantante, chitarra ritmica, autrice) sono italo-americana. Sono nata in Casentino (AR) ma mi sono trasferita a NYC quando avevo 4 anni e sono cresciuta lì. Daniel Rineer (basso) è americano ed è mio marito. Sam Vickers (batteria) è di Leeds, Regno Unito, e Marcello Enea Newman (chitarra solista) è italiano e anche un po americano! ma di Roma. 
 
2. Raccontateci un po’ di storia della band: chi sono i fondatori ufficiali, quando è nata la band e com’è nata l’idea?
La band è stata formata da me e Daniel, mio marito, nel 2020 a Torino, in Italia. Insieme, abbiamo scritto e registrato il nostro primo LP, Yellow Panda, a casa, durante l’apice del Covid.
 
3. Parlateci un po’ del nome della vostra band: come nasce e che significato ha per voi?
Il nome è stato scelto come titolo astratto con due potenziali rappresentazioni visive. Plastic Palms può rappresentare una mano, un albero, o un materiale.
 
4. Presentatevi a chi non vi conosce: descriveteci il vostro sound e a quali gruppi e generi vi ispirate maggiormente. Tralasciando il solito discorso “non ci piace essere catalogati in un genere preciso”, in quale movimento/genere vi collochereste?
Siamo una band con molte influenze: gruppi che ci piacciono: The Meat Puppets, Richard Hell, The Amps, Johnny Thunders, Royal Trux, The Shangri-Las, Frank Sinatra, the Dixie Cups… Ci collochiamo in un genere garage/punk rock. 
 
5. Siete al lavoro su un nuovo album o lo state per pubblicare? Se sì, parlatecene un po’ altrimenti come descrivereste l’ultimo lavoro che avete realizzato e cosa possono aspettarsi gli ascoltatori dalle vostre canzoni?
Abbiamo appena pubblicato il nostro nuovo EP, Flip Haus, uscito lo scorso 17 maggio su WWNBB. Siamo molto entusiasti di questo piccolo gioiello. Gli ascoltatori possono aspettarsi di essere turbati, abbagliati e cantare insieme a noi agli alti e bassi di questa montagna russa musicale.
 
6. Ora parliamo della vostra discografia e carriera: qual è stata la prima cosa in assoluto che avete mai registrato, cosa avete inciso fino ad oggi e quante esperienze dal vivo avete avuto?
La prima cosa che Daniel e io abbiamo registrato sono stati i brani che ora sono su Yellow Panda. Abbiamo anche realizzato un video musicale per AsWeGo, che abbiamo girato ai Musei Reali, qui a Torino. Poi abbiamo fatto un album che mi piace definire un album fantasma, che non abbiamo mai pubblicato, forse lo faremo in futuro, forse no. L’abbiamo realizzato con il nostro amico e compagno di band Marcello, e suppongo che questa sia stata la sua iniziazione ai Plastic Palms. Nel frattempo abbiamo fatto amicizia con Sam e come una formazione da quattro abbiamo iniziato a provare insieme. Questo ci ha portato al nostro secondo disco ufficiale, This Is Fun, uscito nel 2023. E poi abbiamo il nostro ultimo EP, Flip Haus, ma sto costantemente scrivendo nuovo materiale e creo cose man mano. Abbiamo avuto diverse esperienze dal vivo, soprattutto in Europa ma anche negli Stati Uniti. L’estate scorsa abbiamo suonato a New York, con il nostro amico Sam Seeger e di recente siamo stati ad Austin, dove abbiamo suonato in spettacoli ufficiali del SXSW e in alcuni showcase non ufficiali OFF SXSW davvero molto divertenti.
 
7. Quale vostra canzone consigliereste a chi non vi ha mai sentiti?
Direi Heat o Satisfied, dal nostro secondo album This Is Fun. In realtà, questa è una domanda curiosa perché la registrazione è molto diversa da come la eseguiamo ora nei live, considerando il modo in cui canto e la delivery in generale. Direi che la nostra musica si evolve continuamente, quindi anche se ascoltate le registrazioni e poi ci ascoltate dal vivo, sarete in grado di fare dei collegamenti, ma le cose devono sempre essere fresche ed eccitanti, quindi siate aperti alle trasformazioni e fate in modo che questo sia un motivo per venire a vederci dal vivo, dannazione!
 
8. Qual è finora il momento più bello e/o importante da quando siete una band? 
In tour. Ci piace andare in tour. Ci divertiamo molto insieme, ci intralciamo a vicenda, bisticciamo, scherziamo e mangiamo cibo di merda. È uno spasso. Ci siamo goduti il nostro tour ad Austin. È stato fantastico.
 
9. Chi è il principale compositore del gruppo? Usate qualche metodo per assemblare tutte le idee che vi passano per la testa?
Io, Clarissa, sono l’autrice principale dei Plastic Palms. La musica a volte precede le parole, altre volte viene dopo. Di solito parto da una melodia che ho canticchiato tra me e me, la registro sul telefono se sono fuori, e poi la rivisito a casa con la chitarra. Ricreo quella melodia, e a volte si tratta letteralmente solo di tre o quattro accordi, e poi esploro altre possibilità di arrangiamenti e inserisco ciò che mi fa stare bene e che rende la canzone giusta.  È tutto guidato dall’impulso e dall’emozione. Di solito lascio i bridge per ultimi. Spesso i bridge diventano degli outro. 
 
10. Parlateci un po’ dei vostri testi: chi è il songwriter principale e quali sono gli argomenti che preferite trattare? E poi, meglio la lingua inglese o italiana?
Come già detto, scrivo musica e parole. Per quanto riguarda le parole, derivano da esperienze personali, ricordi e cose quotidiane e banali. Mi piace scrivere quello che mi viene a caso, una specie di flusso di coscienza, ma anche fare collegamenti tra casualità e realtà. Scrivo in inglese. Mi esprimo meglio in inglese, pur essendo bilingue. Queste risposte le ho tutte scritte prima in inglese 🙂
 
11. Quant’è importante per voi l’attività live di una band e quant’è determinante secondo voi la presenza scenica e perchè?
Ti riferisci a come ci comportiamo sul palco mentre ci esibiamo? Penso che suonare dal vivo sia importantissimo ed estremamente divertente, e credo che ogni membro del nostro gruppo abbia una propria personalità/disposizione in cui si cala quando iniziamo a suonare dal vivo insieme. Penso che questi ruoli diventino più riconosciuti quanto più un gruppo suona e viene visto dal pubblico, tanto che il pubblico può iniziare ad aspettarsi alcuni comportamenti divertenti e altrimenti inaspettati. Io, per esempio, mi faccio notare quando suono, sono molto energetica e mi faccio trasportare, ma sono piuttosto pudica e timida tra una canzone e l’altra. Sarò sincera,  non sono il massimo per le chiacchiere fra una canzone e l’altra. In realtà ho la tendenza a parlare troppo in generale, quindi temo che potrei fare uno sproloquio su cose a caso, a volte preferisco stare in silenzio e lasciare che siano i ragazzi a parlare 🙂
 
12. Quanto conta secondo voi il look di una band al giorno d’oggi? Voi avete un vostro “dress code” oppure salite sul palco come capita?
Non abbiamo assolutamente un dress code, o meglio, il nostro dress code è indossare ciò che si vuole. Penso che le persone possono esprimersi attraverso l’abbigliamento, riflettendo così una parte della loro personalità. Mi piace quando siamo vestiti tutti diversi l’uno dall’altro, perché siamo molto diversi l’uno dall’altro! Allo stesso tempo, ognuno di noi ha dei capi che indossa per ogni concerto o per la maggior parte di essi. A Sam, per esempio, a volte piace immergersi nelle sue camicie anni ’60 in velluto o paisley, a me piacciono i jeans cut off e le t-shirt, spesso le magliette a righe, a Dan piace la sua giacca color verde militare e Marcello opta per le sue camicie 3XL button-down e i pantaloni a coste. Oh, aspettate, tre di noi indossano quasi sempre scarpe Superga, tutti tranne il nostro batterista. Superga, se stai leggendo, SPONSORIZZACI!
 
13. Cosa possono aspettarsi i ragazzi che vengono ad assistere ad un vostro show?
Di muoversi. Vorrei che la gente ballasse di più agli spettacoli e fosse meno cosciente di sé davanti agli occhi degli altri.  C’è qualcosa di così liberatorio nel muoversi in un piccolo spazio, sbattere contro una persona a caso, lanciarsi contro. Fate casino e basta.
 
14. Un vostro parere sulla scena italiana e suggerimenti per accrescere il movimento underground sempre più affollato; inoltre vorremmo che ci indicaste quali sono secondo voi i migliori gruppi italiani del momento.
Penso che più siamo meglio è! Purtroppo non conosco molte band italiane contemporanee, forse sono un po’ solitaria. Dovrei uscire di più. Di recente ho scoperto gli Ada Oda, una band super cool. Provengono dal Belgio ma la cantante è anche un po’ italiana, dai. La loro energia è davvero incredibile e ti fanno ballare!
 
15. Meglio uscire per un’etichetta discografica (che sìa major o indie) o lasciare l’intera gestione della band in stile D.I.Y. e perchè?
Il D.I.Y rende tutto più divertente, eccitante e hardcore. Organizzare booking da soli è una sfida, ma ho scoperto che le persone nella scena DIY si aiutano a vicenda, sia che si tratti del collettivo della nostra etichetta WWNBB, sia che si tratti di altre band che abbiamo incontrato e che ci hanno aiutato a organizzare spettacoli, a condividere le attrezzature, ecc. C’è una sensazione generale di prendersi cura l’uno dell’altro che apprezzo.
 
16. Quanto vi hanno aiutato i social network come Myspace, Facebook, Twitter a farvi conoscere e quanto in generale questi strumenti possono aiutare un gruppo a farsi conoscere rischiando però di cadere nella marea di band emergenti che forse abusano di questi mezzi? A tal proposito, quali sono i vostri contatti sui social network?
Direi che i social media sono un ottimo strumento per tenersi in contatto con il pubblico potenziale e per comunicare annunci di concerti, uscite, ecc. Di sicuro non è quello che ci spinge a fare quello che facciamo. Utilizziamo principalmente Instagram, il mio Instagram personale: @plastic_palms. Di conseguenza, si vede molto Aria, il nostro cane, e cose random della mia vita. Mi piace usare i social media per condividere cose legate alla musica, ma non è il loro unico scopo.
 
17. Se, fantasticando, poteste scegliere un producer con il quale lavorare, chi scegliereste?
Brian Eno potrebbe essere un’idea!
 
18. E con quale musicista/gruppo realizzereste invece una canzone (o un remix) assieme?
Mi piacerebbe fare una canzone con R. Stevie Moore.
 
19. Prima abbiamo parlato dei gruppi ai quali vi ispirate di più per il genere che fate. Ora invece vorrei parlare dei gruppi che vi hanno cambiato la vita, anche di tutt’altro genere. Quali sono i vostri gruppi o cantanti preferiti e quali vi hanno spinto a voler diventare musicisti? 
Da adolescente ero ossessionata dallo skate culture degli anni 70 proveniente dal surf Californiano. Ascoltavo di tutto. Mio padre è super fan di Bob Dylan, Neil Young, etc. Mi ha trasmesso molto questi suoni. Ho odiato essere teenager nei primi anni 2000 e piangevo a letto la notte pensando a quanto fosse ingiusto che non avrei mai potuto vivere gli anni ’70 a New York.
 
20. A livello di musicisti, qual è il vostro sogno nel cassetto?
Fare da spalla ai miei gruppi preferiti americani in tour in Europa. Fare un tour bello lungo in USA.
 
21. Album (o gruppo) straniero da consigliare ad un amico
Hermit on Holiday dei DRINKS.
 
22. Album (o gruppo) italiano da consigliare ad un amico
Early Rita Pavone.
 
23. Album (o gruppo) in cui quale avresti voluto suonare
Coney Island Baby di Lou Reed.
 
24. Ultimo album (o gruppo) ascoltato
La colonna sonora di The Last Dance (Michael Jordan, baby!).
 
25. Ultima cosa: lasciate un breve messaggio di saluto che possa anche convincere le persone ad ascoltarvi.
Guardati dentro, guardati fuori. Il sole splende? Sentite il calore! 
 
PLASTIC PALM contatti
 
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