PITONATIO, elettronica e trance ipnotica con Noirêve

PITONATIO, elettronica e trance ipnotica con Noirêve

Autori: Noirêve

Album: PITONATIO

Label: INRI

Noirêve è una paladina della musica elettronica ad alta intensità. In lei, le traiettorie mutanti che potresti trovare ad un festival unico come Terraforma, si uniscono a vibrazioni esotiche dai modi gentili, in un debut album, PITONATIO (fuori il 22 giugno), frastagliato tra un senso di tradizione e una ricerca della modernità electro.

Cominciamo col presentarla. Noirêve, già attiva in Italia e all’estero, ha condiviso il palco con artisti come Holly Herndon, Yakamoto Kotzuga, Arms And Sleepers e KVB, ed è stata scelta da SoundReef per rappresentare la nuova scena elettronica italiana al Sónar Festival 2016 di Barcellona.

Non una debuttante, quindi, che si muove in sette brani introspettivi capitanati dall’iniziale Embers, una traccia che piace ai fan di Paquita Gordon e si mischia con spigolature elettroniche interessanti. Jungle beat e atmosfere calde di tipo africano, in un suono collegato alla successiva Bradipeia, brano che segue le orme dei grandi Israel Vibration, con la su carica di oriente e la pacatezza di una storia che viene da paesi lontani, ma che ritorna a casa base alla fine del viaggio. E di viaggi psichedelici possiamo parlare anche ascoltando Holy Guacamole, pezzo già lanciato da un titolo eloquente e in linea con la sperimentazione di una base elettronica che lo fa apparire come uno die più interessanti del disco. Noirêve qui suona tra le pietre di un vulcano, puntellando voci di field recording a beat minimali e ripetitivi.

Il legame con la tradizione e col dialetto è la favola di Lu rusciu de nonno Osvaldo, una intima canzone dove il folk popolare dei racconti si unisce alla elettronica della nostra artista, un po’ come nelle ricette della nonna di Durmast. Si chiude con Musica per grattini, un brano che evoca anch’esso una danza tribale rallentata, con una musica ambientale degna di Mai Mai Mai e una trance ipnotica meno ballabile, proprio per farsi i grattini, magari dopo aver masticato foglie di una qualche pianta esotica di dubbia legalità.

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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