Masayoshi Fujita, oltre il vibrafono la magia di “Book of life”

Masayoshi Fujita, oltre il vibrafono la magia di “Book of life”

Autore: Masayoshi Fujita

Album: Book of Life

Label: Erased Tapes Records

 

Si può ancora fare musica d’autore con la velocità del mondo che ci stringe intorno un cappio spesso troppo stringente? Masayoshi Fujita è la risposta adatta a questa mia domanda, contro il logorio della banalità del frastuono e per un approccio decisamente riconciliante con la nostra anima interiore (sempreché ce ne sia una dentro di noi). Seguiamo allora il maestro del vibrafono, che completa la sua trilogia con il nuovo album uscito a luglio dal titolo “Book of Life”, un disco che apre il libro dei ricordi della nostra vita con un approccio ambient delicato ed emozionante.

Pura poesia o musica delicata che sia, Masayoshi Fujita ci introduce in un viaggio nell’animosità spirituale orientale, professandosi amante delle scorribande di Midori Takada, senza alcuna percussione però, oltreché sostenitore di un approccio cinematografico che va dritto  al senso della musica. Tra archi e magia sin dall’iniziale Snowy Night Tale, l’artista con base a Berlino fa confluire il suo gusto sonoro in tracce che evocano paesaggi ed emozioni (e la traccia Fog ne è una testimonianza viva), con un ipnotismo medievale che si fa largo tra la classicità di It’s Magical e una vena malinconia che percuote le basi di Old Automation.

La sua è musica strumentale anti-didattica, nonostante una maestria incredibile con quello strumento particolare che lo ha fatto conoscere sin dal 2012 sulle scene mondiali, per far convogliare in Masayoshi Fujita le armonie silenziose di un frutto sonoro dalla speciale consistenza, pronto a scalare la vetta in Mountain Deer, in cui si apre un tappeto di archi orchestrale e bucolico sotto il plumbeo cielo di Osaka o di altre megalopoli lontane.

Sensazioni riconcilianti e mistiche (Misty Avalanche) portano dunque lontano, per farci riabbracciare con questo “Book of life” un maestro vero dello spirito, oltre che del vibrafono e dalla sua aritmia magica.

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it

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