Big Wild, la recensione di Superdream

Big Wild

Superdream

Counter Records

 

Big Wild è Jackson Stell, produttore americano che lo scorso febbraio ha fatto uscire il suo primo disco. Riverberi anni’80, disco elettronica e solarità in piena regola, per un lavoro multicolore che vi farà ballare ma anche divertire.

Dopo aver collaborato Hundred Waters, TroyBoi, and Khary Durgans among others, e aver remixato artisti come  CHVRCHES e ZHU, ecco il grande passo verso una meta musicale matura e ben congeniata. Loop nostalgici e elettronica ricca di spunti alla Justice (Joypunks), ma anche storie personali di rivincita e nuova vita (Maker). Un disco per amanti del sistema di revivalismo, ma anche per chi, come lui, si è da sempre cibato di hip hop, un amatrice che Big Dream non dimentica portando in scena in Pale Blue Dot un bel panorama urbano con beat marcato e testa alle pulsazioni elettroniche.

Un disco di buone prassi e suoni freschi, soprattutto in Purple Sand (My Home), che ama staccarsi dal minimalismo per osare con una buona presenza club. e si, perché Big Dream dal vivo è una sicurezza che ha già suonato nel  2018 al leggendario Roacks Amphitheatre in Denver, ma anche al Lollapalooza,  aBonnaroo,  all’EDC Las Vegas e al San Diego’s CRSSD Festival.

Insomma, una sicurezza pronta a spingersi oltre col suo sound, da ascoltare prima con il suo nuovo album.

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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