Live show e passione: Julie’s Haircut (più Cazzurillo) in una serata di grazia al circolo Arci Biko di Milano

Live show e passione: Julie’s Haircut (più Cazzurillo) in una serata di grazia al circolo Arci Biko di Milano

Il più bel live del 2017 visto dal sottoscritto. Punto e a capo.

Julie’s Haircut live al circolo Arci Biko di Milano. Il ritorno, dopo che lo scorso febbraio le nuove scosse telluriche dell’album Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin, che segna peraltro il passaggio all’etichetta britannica Rocket Recordings, hanno segnato il ritorno della band italiana. Originariamente provenienti da Sassuolo, già dal lontanissimo 1994, ora i Julie’s Haircut non hanno nulla da invidiare ad acclamati e venerati gruppi che si annodano nello Spotify alternativo di tanti giovani, magari nati anche dopo il 1994. E ce lo hanno dimostrato proprio nel live milanese, dopo il sold out del Covo di Bologna e la strada percorsa verso il nord col loro bus giallo molto anni ’90, segno che la concretezza non ha bisogno della tecnologia a tutti i costi.
Macinano chilometri musicali, i Julie’s Haircut, e si fanno accompagnare dalla tempesta sonora messa in atto da Cazzurillo, one mess girl (così si autodefinisce) che ama la teatralità di esibizioni macabre ed elettroniche, sollevando una curiosità abnorme nel pubblico che man mano affolla il circolo. La scena, per intenderci, è la seguente: lei seduta vestita con un sacco dei rifiuti e dei pezzi di giornale attaccati con un nastro, lanciati al pubblico tra lancinanti preghiere techno industrial e voce alterata. Dietro a lei, le immagini claustrofobiche in super 8 riprese con l’ansia di un sound che ricorda le urla della suicide girl Violetta Bauregarde, non fosse altro per il groviglio dei fili raccolti sul tavolo della performer. Percussioni funeree e metriche pazze di kazoo fanno il resto.
Dopo le giuste dosi di incubo quotidiano, largo alle schitarrate sognanti e alle atmosfere lisergiche degli Julie’s Haircut. Zero fronzoli e nessuna pratica autoreferenziale, per un sestetto tutto pragmatismo e leggiadrie psycho rock. Quasi tutti in divisa d’ordinanza, una camicia molto elegante come la loro musica, hanno l’atteggiamento di chi ritorna per farti una sorpresa, con il veterano Nicola Caleffi che cerca lo sguardo di chi è intervenuto e si gode la situazione a pochi centimetri di distanza. Luca Giovanardi, altro veterano, è la voce che arriva da un disegno di Haring, enigmatica e potente a suo piacimento, oltre ch e intrisa della voglia di prendere parte ad un nuovo gioco che con l’ultimo disco cede il passo all’improvvisazione e all’articolata sperimentazione. Mentre scorrono le nuove Gathering Light e Salting Traces, il sassofono rende ancora più poliedrica la serata, in cui non si misura nessuna hit e non si celebra alcun brano da copertina, ma solo il sacro fuoco acceso dalla band emiliana. Qualche tratto della loro vecchia esperienza all’etichetta culto Homesleep record è comunque rimasto, condito dalla capacità di essere polistrumentisti, proprio come i Tortoise, gruppo a cui si rifanno certe architetture fatte anche di doppie percussioni e realtà lynchiane. Si smuovono speso le ondate di una forma canzone mai doma e psichedelica sino al midollo, con distanze accorciate grazie ad un basso elettrico new wave.
Dietro di loro, la sempre gradevole atmosfera video, in cui scorgiamo passionarie figure femminili in vena di passione. Perché la musica dei Julie’s Haircut è così, liberatoria e appassionata, pronta a cambiare l’ordine degli addendi.
Grazie a Via Audio e Prom O Rama per l’ospitalità.

Testo a cura di Andrea Alesse

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