Luca Masperone: vi racconto le storie in Giochi di Maschera

Classe 1983, il cantautore e chitarrista ligure Luca Masperone alterna l’attività musicale e artistica con quella di giornalista per la rivista Strumenti Musicali, di autore per diverse case editrici e di professionista nel campo della comunicazione d’impresa.

Luca, autore a 360 gradi, spazia dalla musica alla radio, dalla poesia alla prosa. È inoltre il chitarrista solista del trio Clark Kent Phone Booth, già due volte nelle Top Ten di vendita su iTunes. È uno dei più stretti collaboratori artistici del maestro milanese della chitarra acustica Pietro Nobile: dal 2012 si esibisce con lui sul palco della manifestazione Riva Acustica ed è autore del libro Carisch “Grandi musicisti italiani: Pietro Nobile”, primo di un’ampia serie di lavori su questo tema. Luca si è esibito in alcuni dei principali festival musicali italiani, ha collaborato come docente di chitarra e armonia in diverse scuole di musica, ruolo che ora ricopre presso lo studio Jailbreak Recording&Production di Genova.

Infine, oltre ad essere giurato del PIVI, il Premio Italiano Videoclip Indipendente, organizzato ogni anno dal MEI, Luca è anche endorser MAMA pickups, Martino Guitars, F-pedals Eddie Kramer Series.

Un paio di mesi fa è uscito il suo album Giochi di Maschera e abbiamo deciso di farcelo raccontare direttamente da lui.

Luca, sei un musicista navigato, ma forse un po’ sconosciuto a livello mainstream. Ci racconti qualcosa di te?

«Giochi di maschera è il primo album che realizzo, almeno come cantautore solista. Ho iniziato a suonare sin da bambino, quando avevo dieci anni. Sono partito con la chitarra classica, per poi passare a quella acustica prima di approdare a quella elettrica. Inizialmente ho suonato insieme ad altri, esibendomi dal vivo. Ho iniziato a scrivere brani e ho potuto esibirmi anche all’estero. Insomma ho fatto molta esperienza sul campo, fino a quanto mi sono reso conto che i tempi erano maturi per iniziare la carriera da solista. E così è arrivato questo album, pubblicato nella scorsa primavera».

Tu ragazzo genovese, non potevi che scegliere la via cantautorale quando hai deciso di fare il musicista…

«Genova è sicuramente la culla della musica italiana cantautorale: da Lauzi a Bindi, senza dimenticare Tenco e De Andrè. Da loro sicuramente ho tratto ispirazione, anche se amo da sempre Giorgio Gaber, che sebbene non sia genovese incarna perfettamente il mio modo di intendere la musica, quella del teatro – canzone».

A proposito di Tenco, uno dei brani della tracklist è dedicato proprio a lui…

«Luigi è stato fonte di ispirazione per il suo modo di essere artista libero, che univa la musica alla forza delle idee. Proprio da Tenco è partito tutto il progetto “Giochi di Maschera”. Il brano è particolarmente toccante, perché ho provato ad entrare nella sua testa proprio nel giorno in cui si è tolto la vita. Ho cercato di interpretare i suoi pensieri, le amarezze e i desideri. Non so se veramente le cose siano andate in quel modo, probabilmente io avrei ragionato così. Quella che ho raccontato è una storia, come tante altre racchiuse in questo album».

Tra i titoli uno ci ha incuriosito. Parliamo di Il Stronzo. Che cosa racconta e perché questo articolo sbagliato?

«Quello è un brano estremamente ironico, che ha come filo conduttore le raccomandazioni, tanto diffuse in Italia. E’ la storia di uno stronzo che si afferma proprio grazie alle spinte degli altri. La scelta dell’articolo Il è stato proprio per sottolineare l’ironia del pezzo e porre l’accento su una situazione non volgare. Intitolarlo Lo Stronzo avrebbe dato un tono eccessivamente serio, che non avrebbe reso giustizia al testo».

Giochi di Maschera vede al tuo fianco una scuderia di “pezzi grossi” della musica. Come sei arrivato ad arruolare queste persone?

«Diciamo che oltre a fare il musicista svolgo varie attività, tra le quali quelle per la rivista Strumenti Musicali, quindi mi trovo spesso a contatto con musicisti e artisti di tutti i tipi e capita che scattino collaborazioni basate sulla stima reciproca. Ma anche la mia attività di chitarrista mi ha portato ad incontrare e conoscere moltissime persone. Anche il mio impegno da endorser (testatore di strumenti ndr) mi ha consentito di poter avvicinare molti musicisti, che oggi mi hanno affiancato nella produzione del disco. Io ho scritto i testi e la musica e ho curato gli arrangiamenti assieme a Bob Callero, che per intenderci è stato il bassista di Lucio Battisti, Eugenio Finardi, Franco Battiato e Anna Oxa. Della produzione se n’è occupato Marco Canepa che è un altro grande personaggio della musica, visto che si è occupato dei dischi di  Paolo Conte, Angelo Branduardi, Roger Hodgson, Mina, Giorgio Gaber, Adriano Celentano, Zucchero, Mia Martini, New Trolls, Max Manfredi, Bruno Lauzi. Per concludere il disco è stato masterizzato in Germania e per la precisione a Berlino, dove lavora un certo Stefan Noltemeyer, che è sicuramente uno dei migliori sulla piazza».

Come procederà ora la tua carriera? Punterai alla promozione, magari partecipando a qualche festival?

«Da quando l’album è uscito ho partecipato a moltissime manifestazioni con l’obiettivo di promuovere il lavoro. Tra gli ultimi impegni l’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, Le Vie del Suono a Modena, POPistoia, il MEI di Faenza, l’Alemante Festival a Genova, Riva Acustica sul Lago di Como, il PercFest a Laigueglia, Musicomedians a Milano. Sicuramente in agosto sono previsti dei concerti in cui suonerò l’album e mi farò conoscere dal grande pubblico».

L’intervista è stata realizzata grazie al supporto di Parole e Dintorni. Il testo è di Vincenzo Nicolello.

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