I-Days parte 3: la giornata dei Blinkin Park

E’ finalmente arrivata la tanto attesa data che vede calcare sullo stesso palco dell’I-Days nel cuore parco di Monza i Linkin Park e i punkettari Blink 182. A mettere la ciliegina sulla torta dei trenta è stato anche l’inserimento dei Sum 41.
Che siano previste molte persone per questa data (circa 80000) lo si può capire da tutti i parcheggi pieni nell’area attorno all’autodromo e alla fiumana di gente che, verso le 17:00, si appresta ad affrontare quel paio di km per aggiungere gli ingressi. 

Passati i normalissimi varchi di sicurezza (che secondo il sottoscritto, a prescindere dal periodo andrebbero fatti in ogni evento) finalmente ci si presenta davanti agli occhi la maestosa distesa di persone che muove la testa a tempo con i canadesi Sum 41. Sullo sfondo un enorme scheletro che alza un dito medio e poco più avanti un biondissimo Deryck Whibley suda e si scatena cantando le proprie hits quali In Too Deep, Fat Lip e Still Wating. 
Come sempre è bello ascoltare le canzoni della propria adolescenza, un pò meno è stato ascoltarli rovinare We Will Rock You dei Queen. Ma pazienza.

Palco spoglissimo se non fosse per un mega schermo che proietta le immagini del concerto, e i californiani Blink 182 + Matt Skiba degli Alkaline Trio danno il via alla loro esibizione sull’enorme palco dell’I-Days con Felling This seguita a ruota da un’incomprensibile The Rock Show.
Travis Baker si dimostra una macchina da guerra degna di un gruppo trash metal che sovrasta completamente gli altri due componenti sin dall’inizio. Tralasciando le canzoni tratte dal loro ultimo album California (Los Angeles, Bored To Death, Cynical) e un altra manciata di canzoni quali Down, I Miss You che vengono suonate con senso, discorso a parte deve essere fatto per il resto della setlist. Passi il fatto che non hanno più 20 anni e che i tempi sono cambiati, ma non posso far passare lo sbiascicamento continuo del signor Skiba che, vestito di tutto punto per il Mugello, canta la maggior parte delle canzoni e strimpella la chitarra.
Immancabili i brani storici per il quale almeno la metà dei presenti ha pagato il biglietto, per cui via con poghi selvaggi su First Date, Anthem Part Two, Dumpweed e i super classici senza tempo All The Small Things e  What’s My Age Again?

Bè, soddisfatti o no, tra i Blink e i Linkin Park ci sono 45 minuti per riposare, prendere posto o rifocillarsi, ma quest’ultima parte viene meno perchè nonostante ci siano diverse aree di ristoro, la massa di persone si riversa su di esse rendendo impossibile anche solo prendere una bottiglietta d’acqua in un tempo accettabile.

Alle 21:45 spaccate, quando il sole fà ancora capolino da dietro gli alberi, ecco arrivare i Linkin Park che tra un gioco di luci e l’altro si impossessano del pubblico e del stregano tutta Monza.
E’ un piacere vedere come una band che veniva etichettata come Nu Metal, si sia tolta quel fardello di dosso e sia riuscita a farsi numerosi fan che cantano le loro canzoni parola per parola, come se fossero loro a doverle cantare ad una folla: Burn It Down, The Catalyst, Faint per fare qualche nome, senza parlare di quelle estratte da Hybrid Theory, che fanno letteralmente perdere la testa.
Nonostante tutti questi anni passati assieme la band si dimostra più unita che mai con Chester e Mike che si alternano al microfono per fare in modo che l’altro non rimanga senza fiato.
è un live intenso e ricco di emozioni che da spazio anche ai brani del nuovo album One More Light di recente uscita dal quale vengono estratte Good Goodbye, Heavy, Invisible. 
Nella grande produzione quale è uno show dei Linkin Park, la band non si è dimenticata dei propri fans che da ore calcano la prima fila, ed è un grandissimo Chester quello che ad ogni momento si allunga verso la folla per battere un 5 o che addirittura canta One More Light e Crawling completamente in acustico, immerso nella folla.
Insomma, nonostante la lunga giornata passato sotto un sole cuocente, sarà certamente un concerto da ricordare quello dei Linkin Park per ogni singolo presente al terzo giorno dell’I-Days Festival che raggiunge il suo apice quando viene proposta In The End, il cui canto della folla viene addirittura sovrastato da quello della band.

Testo a cura di Stefano Cremaschi, fotografie a cura di Romano Nunziato.

Si ringrazia Indipendente per il gentile invito

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