Explosions In The Sky a Milano, venti anni di sonorità e allucinazioni

Venti anni fa eravamo diversi, venti anni fa speravamo ancora e non avevamo sulla testa la spada di Damocle del Global Warming. Venti anni fa, ci bastava poco per essere dei sognatori, e il 4 luglio 1999 dei sognatori fondarono gli Explosion in The Sky. Esplosioni sonore, oggi suadenti parole in musica che ci aiutano a tornare sognatori e ci fanno riflettere sul mondo, mentre le nostre facce sono sempre sullo smartphone.

Ecco allora che il live dei nostri texani dal cuore sonoro incabdescente può esserci di aiutom in una seconda tappa italiana che arriva dopo il concerto di Bologna andato sold out. Pochi fronzoli, tanto amore per tre chiarre all’unisono e rullanti primordiali, con effetti chirurgici e musica suonata per saltare in aria.

Il Fabrique di Milano è colmo, e in un ora e mezza di groove anestetico il paesaggio sonoro degli Explosion in The Sky è mantra sonoro tra liturgie alla Jambinai, ma meno orientaleggianti, e amore per i padini del post rock, gli ormai ex-europei Mogwai. Tutto inizia con poche parole in un italiano da little Italy in cui il saggio del gruppo, Munaf Raayani, introduce il loro credo di immortalità strumentale, in un rock che segna la strada.

Esploderemo tutti nel prossimo fututo, probabilmente, e lo faremo con sopra ogni riga delle sonorità di un concerto che si catalizza verso una poetica dissordante, catastrofica quando gli echi delle rullate lasciano spazio a vuoti umani e chitarrirmi raffinati di satriana memoria. Anarchia strumentale con gusto, amore per un eleganza e per un credo. Ecco come ieri sera ho visto gli Explosion in The Sky, che sempre saranno così. Dopo venti anni, colonne sonore, e tanti live, eccoli ancora doloranti al punto giusto, vestiti di nero e comunicativi quanto basta, più compassati rispetto al passato ma sempre magici.

Una bella serata di iridescenti accordi, tra romanticismo e tragedia dei nostri tempi, con la sicurezza che tra venti anni sarà ancora il momento degli Explosion in The Sky.

Grazie a Comcerto Musica.

Andrea Alesse

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