Milano si ferma e respira. Il live report dei Balmorhea al Circolo Magnolia il 27 marzo.

Il fruscio della buona musica lo riconosci da lontano. Non hai bisogno di alzare la voce o di gridare qualcosa in modo scomposto. A portarci dentro questo credo, lo scorso 27 marzo, ci hanno pensato i Balmorhea, protagonisti di un elegante concerto nel tempio del Circolo Magnolia, gremito di appassionati musi/cultori.

 I Balmorhea, da Austin, Texas, tornano dopo il live al Circolo Scighera, scegliendo di riconnettersi col mondo dopo cinque anni di silenzio. Un silenzio assordante, in cui la pratica della lavorazione con lentezza delle loro pratiche musicali ha partorito un’altra gemma, dal titolo Clear Language. L’intellettualismo delle pratiche del gruppo amaricano è di nuovo in città, dunque, per un live che è aperto dalle schitarrate lisergiche e sognanti di

Il fruscio della buona musica lo riconosci da lontano. Non hai bisogno di alzare la voce o di gridare qualcosa in modo scomposto. A portarci dentro questo credo, lo scorso 27 marzo, ci hanno pensato i Balmorhea, protagonisti di un elegante concerto nel tempio del Circolo Magnolia, gremito di appassionati musi/cultori.

 I Balmorhea, da Austin, Texas, tornano dopo il live al Circolo Scighera, scegliendo di riconnettersi col mondo dopo cinque anni di silenzio. Un silenzio assordante, in cui la pratica della lavorazione con lentezza delle loro pratiche musicali ha partorito un’altra gemma, dal titolo Clear Language. L’intellettualismo delle pratiche del gruppo amaricano è di nuovo in città, dunque, per un live che è aperto dalle schitarrate lisergiche e sognanti di Martyn Heyne. Paliamo di un ottimo chitarrista, profondo e pieno di verve elettrica, che costruisce un tappeto di suoni fatto di intervalli sapienti e canzoni durevoli.

 Un antipasto in linea con il set dei texani, aperto subito dalla titletrack del loro ultimo lavoro. Canzoni come poesie notturne, per un sestetto che più che una band assomiglia ad un collettivo vero e proprio, in cui il direttore d’orchestra, lo storico componente Rob Lowe, dispensa attimi di piano solo e rimembranze di ricordi post-atomici, trasformati in note surreali. In un piccolo palco, i Balmorhea ci stanno a malapena, anche se la vicinanza li rende ancora più comunitari, coniugando i tre archi di cui dispongono alle attenzioni del chitarrista, quel Michael Muller che sembra un universitario capitato per caso, ma che è sempre pronto a far decollare il soffice tessuto del sound dei texani.

Non ci sono voci, tranne qualche vocalismo gregoriano che la bella Aisha Burns regala mentre Clear Language svanisce sotto i colpi di vecchi album, tra cui non si può non ricordare la bella Truth, uno dei brani manifesto di All is Wild, All is Silent del 2009. Banalmente definiti post rockers, i Balmorhea in realtà sono molto di più, e sacrificano dal vivo le tensioni più dinamiche in nome di una passione serafica, che si sposa con la gentilezza indie di cui si nutrono.

Polistrumentisti e democratici nelle posizioni sul palco, i Balmorhea non amano perdersi in parole, costruendo invece un suono disteso che ti fa respirare, come in Jubi e Shore, canzoni intense come loro. Un live che non ha molti precedenti, in una programmazione sempre ricca e corposa come quella del Circolo Magnolia.

Grazie, per l’appunto, al Circolo Magnolia.

Andrea Alesse

 

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