Negli ultimi giorni si è parlato molto di musica, impegno sociale e libertà di espressione.
Da sempre gli artisti utilizzano le loro canzoni per mandare messaggi, che si tratti di tematiche sociali o sentimentali, attuali o passate. Tuttavia, c’è ancora chi storce il naso quando sul palco vengono portate tematiche discusse e spinose, temendo reazioni negative del pubblico e perdendo quella che dovrebbe essere la finalità della musica: far riflettere, mettere le persone davanti a uno specchio.
Se da un lato andare a un concerto è divertente e catartico, dall’altro chi è avvezzo agli eventi live sa anche che un grande concerto è quello che ti lascia qualcosa, quello che instilla dentro di te una riflessione, a prescindere dal tema.
Rubiamo una frase che probabilmente Ed Sheeran non condivide: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.
Un artista internazionale che sale su un palco davanti a migliaia di persone ha un grande potere e da questo deriva una grande responsabilità. Un messaggio inviato da un palco può avere la stessa risonanza, se non maggiore, di un dibattito tv su scala nazionale. Ma capiamo meglio cosa è successo tra Ed Sheeran e Macklemore il 4 settembre, quali sono state le conseguenze e il botta e risposta tra i due.
“Non ci siamo dimenticati di loro”
Il 4 settembre 2026, sul palco del MetLife Stadium in New Jersey, Macklemore ha espresso il proprio sostegno alla “Palestina libera”. Nel corso del suo discorso, si è rivolto alla popolazione di Gaza e della “Cisgiordania occupata”, affermando: “Non ci siamo dimenticati di loro”.

Macklemore ha poi eseguito Hind’s Hall, brano che critica le azioni militari israeliane e trae ispirazione dalla vicenda di Hind Rajab, la bambina di cinque anni uccisa a Gaza nel gennaio 2024, e dalle proteste degli studenti della Columbia University, che avevano ribattezzato la Hamilton Hall in suo nome.
Il 5 settembre, durante la sua seconda esibizione, il rapper ha nuovamente ribadito il proprio sostegno alla Palestina, rivolgendosi anche ai membri ebrei del pubblico:
“Criticare Israele, criticare l’apartheid, essere contro il genocidio non è in alcun modo una critica nei vostri confronti. Il mio messaggio è di pace, di amore, affinché tutti gli esseri umani siano trattati con dignità, rispetto e uguaglianza”.
Non è il primo artista a parlare apertamente di ciò che sta succedendo in Palestina, tuttavia, a seguito di questo messaggio di pace, il rapper è stato eliminato da ogni successiva data del tour. Una decisione resa pubblica da Messina Touring Group, promoter del Loop Tour di Sheeran, che ha giustificato la scelta in questo modo:
“Gli impianti dove si svolgeranno i concerti hanno fatto sapere che non avrebbero accettato l’inclusione di Macklemore. Questo avrebbe portato alla cancellazione della tournée, il cui impatto sarebbe stato subito da centinaia di migliaia di fan”.
La risposta di Macklemore è arrivata forte e chiara e non è stata un dietrofront:
“Abbiamo carriere, soldi, opportunità, sicurezza e un pubblico in tutto il mondo. Qualunque siano le conseguenze di quello che diciamo, possiamo tornare a casa dalle nostre famiglie. Le vittime sono i palestinesi, gli uomini, le donne, i bambini che muoiono di fame, che hanno perso tutto, che sono stati obbligati a vivere tra violenze inimmaginabili o uccisi.”
Tutto questo ha provocato una forte reazione anche da parte dei musicisti che costituivano la band di Ed Sheeran, che hanno deciso di lasciare il tour, così come diverse band di apertura che dovevano fargli da spalla. Ed Sheeran si è trovato solo.
Le lacrime e la presa di posizione di Ed Sheeran
Inizialmente Ed Sheeran aveva provato a prendere le distanze dalla decisione presa dal promoter nei confronti di Macklemore che, oltre ad essere un artista acclamato, è un amico di vecchia data del cantante.
“La decisione di Macklemore di interrompere il tour è stata del promoter, non mia. Non deluderei mai i fan che avevano fatto programmi, né abbandonerei la troupe del tour e gli altri artisti e musicisti che contano su di me per lavorare e guadagnarsi da vivere”
“Ho sempre usato la mia notorietà e la mia musica per unire persone di ogni estrazione sociale e culturale, e questo non cambierà mai. Scelgo di usare la mia fama e la mia piattaforma per essere un luogo sicuro e un rifugio, per mantenere la diplomazia e tenere aperti i dialoghi, non per chiuderli. Non sono complice. Ho le mie opinioni personali su questo devastante conflitto. Il fatto che io scelga di non parlarne pubblicamente non significa che non le abbia, né che non mi importi. Né significa che non sostenga determinate cause a modo mio. Ho passato questa settimana cercando di costruire ponti, di trovare una soluzione e, purtroppo, non ci sono riuscito. So chi sono, sia come persona che come artista, e chi conosce il mio cuore conosce anche i miei valori”.
Ma ieri sera, durante il primo concerto senza Macklemore, quando si è trovato da solo sul palco senza sapere quale potesse essere la reazione del pubblico a tutto questo trambusto, ha scelto di parlare, a tratti commosso e con la voce rotta:
“Di solito non aprirei così il concerto. Ho dovuto prendere decisioni difficili, e sto commettendo degli errori, e mi dispiace davvero tanto. Non voglio deludere i fan. Quello che è accaduto in Israele e al festival musicale Nova il 7 ottobre è stato orribile, e si è sommato a secoli di sofferenza ebraica. Ciò che sta accadendo a Gaza è catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato. Ho il cuore spezzato per la portata della devastazione e per le vite civili perdute, le vite dei bambini, e l’ingiustizia sistemica che vediamo consumarsi in Cisgiordania non può essere ignorata. Sono davvero grato che siate con me qui stasera. Questo concerto rimane un luogo in cui tutti sono i benvenuti e dove chiunque può stare accanto a persone con opinioni opposte”.
Molti hanno visto in questa presa di posizione tardiva un gesto poco spontaneo e in qualche modo obbligato dalla situazione mediatica. Altri continuano a sostenere Ed Sheeran, sottolineando come non prendere posizione apertamente non significhi non avere una propria idea.
Ciò che è importante sottolineare, però, è che la libertà di pensiero, di opinione e di parola non dovrebbe mai essere messe in discussione. Non solo perché è proprio su questi principi che si fonda la musica, ma perché sono gli stessi principi su cui dovrebbe fondarsi uno Stato civile.
Articolo a cura di Alessia Barra
