Una domenica al Terraforma festival. Bellezza!

Ieri mi sono convinto, definitivamente. Se a formare il nostro o qualsiasi governo fossero gli organizzatori del festival e i partecipanti, vivremmo in uno dei migliori dei mondi possibili.  È la bellezza di un festival alla sua sesta edizione, costruito e calibrato con cura e voglia di stupire. È la forza di un collettivo di trentenni che si ritrova sotto la sigle Threes, è un festival unico, dal nome Terraforma.

In occasione dell’ultima delle tre giornate, sono andato a curiosare e ballare in un posto magico come Villa Arconati, cercando un riparo sicuro dalle angherie del tempo che viviamo (parlo di attualità e non meteorologia), in mezzo alla danza paradisiaca e al suo muoversi dinamico scandito dalla perfezione logistica.

Non solo danza, però, perché Terraforma ci ha accolto con un progetto di sostenibilità e amore per l’ambiente. Dopo la riqualificazione degli spazi, ecco allora l’impatto zero testato con mano dal sottoscritto, con interventi mirati e molteplici , come quello messo in atto per realizzare un sistema di illuminazione con oltre 50 lampioni interamente alimentati a energia solare.

L’energia e la creatività, in mezzo ad un folto pubblico di partecipanti realmente internazionale, con presenze che crescono di anno in anno e la certezza che ogni anno sarà diverso e sempre più intrigante del precedente.

Domenica mi sono quindi tuffato nella programmazione di una terza giornata che dopo le tante performance dei giorni precedenti (tra cui Laurie Anderson e Lorenzo Senni), ha iniziato le danze con le percussioni oniriche di Marylou e il visionario dj losangeliano Kelman Duran, prima di un pomeriggio con qualche goccia d pioggia mitologica, tanto sudore, ventagli all’aria e amore per la bellezza.

Due location per la musica, una per le letture e gli ascolti ricercati, con un focus sulla sesta edizione che ha visto le lettere di Nathalie Du Pasquier ricordarci di come il linguaggio sia essenziale e non debba essere propaganda (bellissime le cascate alfabetiche). E tra le lettere giganti, si è continuato a danzare sino a notte fonda, con un Donato Dozzy che ha lavorato con soggettività e precisione un suono ipnotico e trasversale, facendoci ondulare mai a caso. Dopo di lui, è forte e coinciso il richiamo di RP BOO e del suo footwork. Musica che ti fa muovere tra richiami black e coriacee espressioni di BPM letali, con il dj di Chicago che non h amai mollato la presa e si è dedicato alla celebrazione del ritmo elettronico. Una performance piena e suggestiva, prima del progetto Still. Simone Trabucchi e la sua crew che cerca ispirazione in tradizioni africane, spigolose creature magico-elettroniche, diversi vocalist che a turno o da soli suonano con lui, in un crescendo di word music e speranza.

Si chiude con la sicurezza di Paquita Gordon, habitué della Villa e ambasciatrice dello spirito tribal-house , che fa ballare chi ancora ha forza e voglia di esserci.

 Grazie e Terraforma e Threes  per l’ospitalità.

Quando arriva luglio 2020?

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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