Underground italiano vol. 7: The Big South Market e Okland

Underground italiano vol. 7: The Big South Market e Okland

Autore: The Big South Market
Album: Muzak
Etichetta Red Cat

Duo di passione sonora, e che passione. Si tratta di hard rock impastato da crossover e motivazioni di divagazione trash core, condensati in cinque tracce che mettono a nudo la potenza di batteria e voce con lyrics in inglese. I The Big South Market suonano duri e motivati, rinforzati dal buon appeal che hanno avuto in terra straniera, anche grazie a questo disco uscito nel 2016 ma arrivato ora a alzare il livello dei decibel. Attacco subito diretto e Head Pe che sono dietro una batteria potente e un giro di guitar che mostra i muscoli sino ad un arpeggio quasi blues rock. Si parla di bugie e di agonia in Big Deal, mentre lo stoner deviato entra in casa dei due in Before (you make it deeper), tra sbalzi di umore e overdose di suoni molto hard. Più vicini ai Picturebooks che ai White Stripes, mostrano in Red Carpet il loro gioco di pulsazioni da amanti del genere, sino al deserto di ghiaccio con riff caldi e mutevoli che chiude il loro lavoro con Desert Motel. Tra il metal e il crossover ci sono loro, non lasciateli indietro.

****

Autore: Okland
Ep: Okland
Autoprodotto
Press. Fleisch Ufficio Stampa

Una via italiana all’elettronica berlinese? Niente paura, nel bel paese abbiamo appreso bene il lavoro e lo abbiamo fatto nostro con il talento di tanti emergenti italiani. Tra questi, gli Okland da Torino, fautori di un Ep nuovo e affascinante, manovrato da basi electro ambient e da una voglia di ballarci sora sin dall’ouverture di Celeno. Il bambino che si lancia nel vuoto e dietro un pianeta sconosciuto, sono i due significati che dalla copertina straripano verso il kraut electro (il pianeta) e il bambino (gli Okland che si imbattono con coraggio nella scena musicale). Impossibile non trovare un amore per i Moderat, resi fluidi in Màni con voce femminile e bass sound che lascia atterriti come in un perdersi dietro note da nottata deturpata giunta al termine. In Indra il Jingle ipnotico ispira poi nuovi viaggi mentali e porta le sfumature accanto al lounge tropical riportato in auge anche grazie ai toni di chitarra dietro il pulsare elettronico.
Un buon lavoro per gli Okland, dunque, che termina con il featuring finale con Deb, tatuatrice di note che in Dive portano verso un soul electro che parla di redenzione e tempi slow, come dentro un ambiente leggero e articolato di beat colorati e futuristici. Non è più solo a Berlino.

Testo a cura di Andrea Alesse

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