Il jazz leggendario di Pat Metheny torna al Vittoriale

Il jazz leggendario di Pat Metheny torna al Vittoriale

Silenzio. Buio.
Non fate foto, non registrate video, non usate whatsapp. Anzi, spegnete i cellulari.
Staccatevi dalla vostra vita quotidiana, dagli amici, da facebook, dagli impegni, solo per un paio di ore.
Ordini diretti dell’artista.
Mercoledì 18 luglio, ore 21 circa, Vittoriale, Gardone Riviera.
Sta per iniziare il concerto, e una voce al microfono ci informa delle richieste del leggendario chitarrista.
È un caldo crepuscolo che conclude una caldissima giornata di luglio.
Dopo la piacevole variazione di sabato 14, che ha visto protagonista la poesia con la gara di declamazione poetica Più Luce (complimenti alla vincitrice Francesca Garioni), Tener-a-mente torna alla sua vera vocazione: la musica.
Stasera sul palco dell’anfiteatro salirà quasi un habitué del Vittoriale, una leggenda del jazz, uno dei migliori chitarristi viventi: Pat Metheny, per la quarta volta alla dimora di Gabriele d’Annunzio.

Ed ecco una voce lo annuncia, provocando nel pubblico applausi e urla da tifo di stadio. La platea e le gradinate traboccano di gente, stasera per molti estimatori del jazz sarà l’occasione per ascoltare dal vivo il proprio idolo.

Pat Metheny attacca subito con un pezzo da solista di grande intensità emotiva, colpiscono subito la melodia sognante e la purezza del sound.
Lunghi capelli grigi, abbigliamento semplice, palco sobrio: Pat sa che per incantare il pubblico occorrono solo le sue mani. Le sue dita risvegliano la chitarra, ottenendo un suono puro e cristallino, un jazz intenso che va aumentando di ritmo e volume.
Dopo gli scroscianti applausi, Metheny viene raggiunto sul palco dai colleghi. La sua splendida chitarra si intreccia con il suono del basso, del pianoforte e della batteria, creando una sinfonia di puro jazz. Il silenzio completo della platea è la prova della grande attenzione del pubblico: tutti sono immersi nell’ascolto di questa musica intensa e meravigliosa, quasi magica nella sua capacità di incantare gli spettatori.

Non si notano bagliori fra le fila: la stragrande maggioranza sta rispettando la richiesta del suo idolo sui cellulari spenti.
È ormai buio, le stelle tremolano, lo spicchio di luna scintilla, il lago offre il solito spettacolo, l’atmosfera è perfetta per ascoltare splendide melodie jazz.
La serata continua fra pezzi da solista e brani di gruppo, fra note intime e malinconiche e ritmi travolgenti e frenetici. Pat Metheny è un vero maestro del jazz, fra le sue mani la chitarra canta, seduce, prende vita. L’attenzione del pubblico è massima, è un concerto solo strumentale e fra le fila nessuno fiata, troppo immersi in questa musica che ha del magico, leggendario.

Di tanto in tanto la folla non riesce a trattenere l’entusiasmo, e quindi applaude, urla, grida durante i brani, contribuendo all’atmosfera jazz. Non possono non tornare alla mente i locali dei film noir in bianco e nero: silenzio, buio, vite alle deriva e tanto jazz nell’aria invasa dal fumo.
Sul palco i musicisti dimostrano la loro indiscussa bravura, ma Pat, di chitarra in chitarra, domina saldamente il palco. La sua è poesia in musica, bellezza in suono, che di volta in volta guadagna un tifo da stadio da parte della platea sempre più coinvolta.
Dopo essersi esibito in grandi successi come Have You Heard e Tell Her You Saw Me, Pat si inchina, presenta i nomi degli altri artisti (Antonio Sanchez alla batteria, Linda May Han Oh al basso, Gwilym Simcock al piano) e ringrazia il pubblico della sua presenza.
Quindi si esibisce in tre duetti, uno con ciascuno dei colleghi, che dimostrano ancora una volta la loro eccellenza.

Pat Metheny saluta il pubblico e scende dal palco, ma subito rientra, richiamato dagli applausi scroscianti e dalle urla in estasi della platea. La leggenda della chitarra jazz si esibisce prima con un brano da singolo, poi con un pezzo con tutta la band, prima di salutare in modo definitivo il pubblico, ormai tutto in piedi.
Grazie Pat per questa splendida serata di meraviglioso jazz, grazie per la tua chitarra versatile dalle mille voci, grazie per la tua musica sognante, ritmata, frenetica, intima.
Il pubblico del Vittoriale già ti aspetta per la prossima volta. Per ora buon tour italiano.

Testo a cura di Anna Travagliati, fotografie a cura di Sandro Niboli, si ringrazia Ja-La Media Activities.

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