I mille volti dei King Crimson incantano i fan dell’Arena di Verona

Non sentirete mai la stessa scaletta! Potreste seguire un intero tour e non ci sarebbe mai da annoiarsi, perché ogni sera le emozioni suscitate sarebbero sempre diverse. Del resto questo è anche il percorso musicale della band di Rober Fripp, mai ferma sulle stesse posizioni, ma pronta a rinnovarsi sia musicalmente ma anche negli elementi che la compongono.

In questo senso i King Crimson rimangono la band che meglio incarna la parola “progressive”. E se questo termine ultimamente è stato usato in un’accezione negativa per definire un suono stantio, classicheggiante, ancorato ancora agli stilemi di fine anni ’60, le sue origini erano sinonimo di avanguardia e voglia di sperimentazione, qualità di cui la band inglese certo non difetta.

Dopo l’esordio sfortunato del tour a Palmanova dove i King Crimson hanno dovuto accorciare la scaletta a causa delle condizioni meteorologiche avverse, lunedì 8 luglio a Verona possiamo dire che abbiamo assistito ad un concerto in cui tutto è filato perfettamente liscio.

Già all’ingresso in Arena il pubblico tributa una standing ovation all’entrata della band sul palco. E’ un “atto di fiducia” che la band saprà ricambiare con gli interessi.

L’attacco è con Hell Hounds of Krim dove già si rileva l’impostazione percussiva e ritmica della nuova formazione dei King Crimsom, che si avvale di ben 3 batteristi ed un bassista. Il brano aveva avuto il suo debutto in un contesto live, proprio per sottolineare la dimensione in cui la band ormai preferisce presentarsi.

I batteristi (Mastellotto, Harrison e Stacey) e Tony Levin tessono per tutto il concerto la trama sonora con complicatissimi ritmi che vengono arricchiti a turno, ora dall’uno ora dall’altro. A volte suonano all’unisono, a volta si incastrano con la precisione di un orologio. Su questa solida impalcatura si posano gli altri strumenti e la voce del chitarrista Jakko Jakszyk che sembra sempre più a suo agio nel ruolo di vocalist, considerando anche gli illustri predecessori. Ed è proprio su questa linea tra Greg Lake e John Wetton che si colloca la sua voce, ora suadente (in episodi come The court of Crimson King, Moonchild, Epithaph) ora acuta quasi dissonante e distorta (nel bis di 21st century schizoid man).  

L’unica logica percepibile nella scaletta è una sorta di alternanza tra episodi più recenti e i cosiddetti “classici del passato” (che ovviamente raccolgono ancora la maggioranza dei consensi tra il pubblico): l’oscillazione tra la sicurezza data dal “conosciuto” ed il brivido dell’imprevisto, delle improvvisazione. Ovviamente in questi brani del passato la ritmica rallenta lasciando il posto al’incedere sognante del suono del mellotron, suonato sempre dal polistrumentista Stacey, mentre il sax di Mel Collins (con la band dal 1070!) contrappunta ogni singolo episodio musicale.

Non può mancare una menzione speciale per il “maestro di cerimonie”, l’anima della band, Robert Fripp che con le sue chitarre non fa assoli ma vere e proprie sonorizzazioni, legando tutti gli strumenti in un corpo unico, in un un unico cuore pulsante. Ed è per questo, pur a volte nella difficoltà della proposta musicale offerta da questi splendidi musicisti, che il messaggio riesce comunque ad arrivare e ad emozionare ogni singolo spettatore.

La standing ovation si ripete ed i King Crimson sono pronti per offrire nuove emozioni in questo tour italiano (10 Luglio, Nichelino (TO) – Stupinigi Sonic Park; 18 Luglio, Perugia – Arena Santa Giuliana)

Nel ringraziare D’Alessandro e Galli per l’invito ricordiamo la setlist dello spettacolo

SETLIST:

First Set:

Hell Hounds of Krim

Pictures of a City

Suitable Grounds for the Blues

Epitaph

One More Red Nightmare

Radical Action III

Islands

Cat Food

Frame by Frame

Drumzilla

Radical Action II

Level Five

 

Second Set:

The Sheltering Sky

The ConstruKction of Light

Cirkus

Neurotica

Moonchild (with cadenzas)

The Court of the Crimson King (with coda)

Indiscipline

Starless

 

Encore:

21st Century Schizoid Man (with Gavin Harrison drum solo)

Testo di Aurelio Hyerace

 



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