“Essere” e non “fare”. Intervista a EDY

“Essere” e non “fare”. Intervista a EDY

Un bel disco, Variazioni, che abbiamo ascoltato e recensito (leggi sotto). EDY è un cantante che ama la sua vita con savoir faire e capacità. 

Lo abbiamo intervistato per farvelo conoscere meglio. 

1) Una vita per la musica, ma anche una seconda vita nel mondo vero, quello del lavoro. EDY è compositore di musica d’autore ma anche Ad di successo di un azienda? Chi è Edy?

Tocchi subito una questione centrale per me.

La mia vita vera, da un po’ di tempo, è quella da musicista, autore e compositore. È vero, più di 10 anni fa ho fondato MCA (www.mcagroup.biz) una Società di consulenza strategica e comunicazione. Non avevo certo velleità di fare l’imprenditore e non sono “figlio d’arte” in realtà l’ho fatto perché credevo che così avrei potuto avere più tempo per la mia musica (senza capi e regole fatte da altri) e nel frattempo avere il denaro da investire sulla mia musica e godermi la vita (perché i soldi servono e se sono tanti, per me, è meglio). La cosa mi è “un po’ sfuggita di mano” ed in poco la mia azienda è diventata una delle più importanti in Italia ed attualmente da lavoro a più di 30 persone.

Quando l’azienda si è avviata bene ho lasciato la Direzione Generale a mia moglie Alessandra (anche lei Top Manager e fondatrice) riservando per me un ruolo istituzionale che mi impegna poco ma non mi fa perdere il Grip con quella realtà. Intanto io ho tutto il tempo che serve (finalmente) per lavorare sulla mia musica, che oggi è il mio lavoro principale. Non è stato facile trovare il giusto equilibrio, ma ad un certo punto mi sono trovato davanti ad un bivio ed ho scelto di seguire il mio istinto, il cuore e “gestire il mio cervello”.

In sintesi direi che “sono” un Cantautore che ogni tanto “fa” l’AD di successo.

2) Come collochi la tua musica in un contesto dove i confini del cantautorato in Italia si sono allargati, ma anche abbastanza alleggeriti di profondità? 

Io non colloco la mia musica nel contesto attuale.

Quando ho scritto Variazioni e poi producendolo con Marco abbiamo pensato di voler fare un bel disco di musica italiana, che innanzi tutto doveva convincere noi e che fra 10 anni non mi sarei “imbarazzato” ad ascoltare… per questo ho deciso di non seguire “facili” trend attuali (vedi tutte le scopiazzature di Calcutta, che nonostante non sia proprio nei miei gusti, ritengo l’unico originale) o legarmi ad un “genere” (indie piuttosto che non so altro…). Nel mio disco “Variazioni” che io ritengo Pop c’è il cantautorato (es. Milano Pastis) della migliore tradizione italiana così come il Rock estremo che ha caratterizzato per molto tempo le mie produzioni (es. Drama). Non mi sono posto limiti, ho assaporato una libertà che non mi ero mai concesso così profondamente. In questo senso non credo di essere l’unico ad avere questo approccio. Per citarne alcuni: Cremonini, Alberto (Verdena), i miei amici conterranei Lorenzo (Colapesce), Antonio (Dimartino) e ancora Motta, Cosmo, Colombre e/o Iosonouncane credo che (nonostante i diversi risultati musicali) abbiamo un approccio cantautorale onesto e coerente a loro stessi (non sono gli unici ne lascio fuori altri ma è per intenderci).

3) “Variazioni” lascia aperte tante porte alla musica colta e di contenuto. Come sono nati i testi? E i suoi arrangiamenti? 

Variazioni racconta il mio cambiamento e credo che non sia solo la mia storia ma la storia di tanti che ad un certo punto, magari messi alla strette come nel mio caso, scelgano finalmente di “essere” piuttosto che continuare a “fare”. Nel maggio del 2016 ho rischiato di morire in un grave incidente motociclistico. Ricordo perfettamente il mio pensiero prima di entrare in sala operatoria (dove fra le altre cose mi hanno riattaccato l’anulare sx con il quale ho suonato il disco) mi ripetevo se ne esco vivo inizierò a fare solo ciò che per me conta davvero. Così quando sono uscito dalla convalescenza mi sono ritrovato in mano tante canzoni che parlavano di cambiamento, lotta, amore, passioni e riscatto. I miei testi parlano di questo. Per gli arrangiamenti e la produzione ho lavorato a quattro mani con il mio fraterno amico Marco Fasolo ed un super team fatto da Carmelo Di Paola (UltraviXen), John Lui (Roy Pace, Corleone, Axos, ecc..), Matilde Davoli (che ritengo la più importante artista italiana dal profilo internazionale attualmente in circolazione) e la Direttrice d’orchestra e cantante Carolina Bubbico. Abbiamo lavorato in tre fasi prima da soli io Marco da lui in studio, poi da me sull’Etna per la pre-produzione e poi registrato e mixato nello studio in Salento di un’altro fratellone Roy Paci con il prezioso supporto di Peppe Petrelli (iNude, Ninos du Brazil, ecc..). Alla fine eravamo tutti molto, molto soddisfatti. Giovanni Versari ha completato l’opera con uno splendido mastering.

 

4) Sappiamo che vivi a Roma, da buon siciliano ora trapiantato nella penisola. Hai contatti con la scena romana? E con quella catanese? 

Si certo che ho contatti con artisti romani e siciliani. Non sono convinto però si possa parlare veramente di una “scena” romana o catanese. Parlerei di gruppi di interesse, molto chiusi e parecchio autoreferenziali, poco inclini allo scambio ed alle contaminazioni. A Roma mediamente vige l’approccio “amici, amici e poi chi te se n’cula” vedo grandi sorrisi e pacche sulle spalle ma poche vere collaborazione fra gruppi di artisti e poca voglia di capire cosa sta facendo l’altro… c’è la crew di Bob Angelini (quelli del Lanificio o che puoi vedere in TV su Propaganda, ad esempio), c’è il giro di Spaghetti Unplugged a cavallo fra le “neo star” del pop romano e le nuove leve che ci provano. Forse una delle poche vere scene a Roma è quella Rap/Trap trasteverina dalla quale provengono Carl Brave e Franco 126. Non vuol dire che non credo esistano buoni rapporti ed in alcuni casi sincere collaborazioni, ma c’è poco scambio reale, poca apertura, poca disponibilità. Non parlo tanto di esperienze personali è più un feel che ho. A Roma conosco Leo Pari, Adriano e Cesare dei BSBE, gli amici di scuderia (Russo Management) La Scala Shepard, Jesse dei John Canoe, Levriero, il rapper AKU. Mi piacerebbe molto collaborare con Riccardo Sinigallia, Niccolò Fabi e Giorgio Poi. Ovviamente sono rimasto legato anche agli amici catanesi, dove se vogliamo la situazione è ancora peggiore secondo me. C’è chi ancora è convinto di stare negli ’90 (che io ho vissuto da protagonista a Catania) c’è chi invece dice che gli anni ’90 non siano mai esistiti (generalmente musicisti che stavano sotto al palco)… il risultato è che in un modo o in un altro se suoni a Catania o sei un nostalgico di quel periodo o sei un detrattore dello stesso periodo. Ma nei fatti stanno ancora a parlare di “Catania come Seattle” si o no e poco si è mosso dal 2004 in poi. Per un periodo con Cesare Basile ed altri artisti sensibili abbiamo provato a far rinascere qualcosa a creare fermento ma poi come spesso accade il “piccolo io” ha prevalso sulle ragioni di gruppo e puff! Tutto è finito sul nascere. Da poco faccio anche parte di una nuova comunità di musicisti che sta sotto l’etichetta di EMCODE composta da artisti provenienti da tutta Italia. Come vedi il network non mi manca! 😉 Di scene però non parlerei proprio.

 

5) Regalaci qualche nuova sorpresa. Quali saranno le tue prossime mosse musicali? 

Volentieri Andrea. A brevissimo uscirà il video di “Immobile” secondo singolo estratto dal mio album “Variazioni”. Da fine marzo inizierò con i concerti che mi porteranno in giro per tutto il 2019. Prima dell’estate usciranno due nuovi singoli, uno dei due con il rapper AKU e con Matteo Scannicchio (con il quale stiamo scrivendo tanto insieme). Poi in realtà non ho mai smesso di scrivere ed a fine anno entrerò di nuovo in studio perché ho tante canzoni nuove che non vedo l’ora di far girare su bobina, credo ancora che chi suona davvero scelga la qualità durante la produzione piuttosto che le vie facili del “copia ed incola” e l’autotune sui ritornelli.

 

Andrea Alesse 

Recensioni@thefrontrow.it 

 

 

EDY, la recensione di “VARIAZIONI”

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