La foresta nera di Melbourne fa tappa a Milano: Carla Dal Forno riempie Standards

La foresta nera di Melbourne fa tappa a Milano: Carla Dal Forno riempie Standards

Arriva la notte e Carla Dal Forno si materializza presso lo spazio Standards. A questo punto, mi balena nella testa la considerazione che Milano, per il suo continuo fervore di energia, sia difficilmente in linea con le linee dark electro pop della cantante australiana. Nonostante ciò, la simbiosi con l’artista ora a Berlino si realizza, in uno degli spazi espositivi più interessanti del capoluogo lombardo. Parliamo di quello Standards dove l’arrivo della cantante porta persone in fila sin dall’apertura delle porte, sin dentro una sala costellata di tavole di design in legno.

100 selezionati adepti e due amplificatori minimal attendono Carla dal Forno, in un palco che non è un palco, come nella migliore tradizione delle serate mitteleuropee. Distanze accorciate, quindi, con doppio neon sui due lati dello spazio occupato dall’australiana e dal suo collega impegnato nella creazione del suono. Un impianto sonoro essenziale, come le canzoni di You know what it’s like, album portato in trionfo senza esaltazioni, ma con quella tristezza evocativa da generazione ormai depredata del suo essere, tra macchine che solo sulla carta si muovono veloci (Fast moving cars) e respiri di creature che ti lasciano insonne (Dragon breathe). I suoni elettronici riempiono la sala e la Del Forno predica presenza in 40 metri quadri circa di sguardi lanciati nel vuoto e delicatezze vocali, accarezzando il basso che sembra essere pizzicato sempre con lo stesso ritmo. Un ripetersi ossessivo come un rituale, tra vibrazioni noir ed effetti disperati. Chiedete a You know what it’s like del battito percussivo smarritosi in un tunnel e ve ne renderete conto. Il vestitino della cantante non nasconde la sua giovane età, mentre lei resta impassibile e concentrata a declamare il suo credo, a tratti mistico e spirituale. What You gonna do now dal vivo mette i brividi e ti lascia atterrito, con la sua litania ripetuta all’infinito, quasi un agonia spesa tra le stanze semideserte delle case abbandonate frequentate dalla dal Forno. Sarà anche per questo che dopo l’ultimo pezzo il pubblico chiede il bis, rimanendo beffato quando l’artista dice di non avere più canzoni. La sincerità che non ti aspetti, e che non scende a compromessi, dopo una serata romana di sold out at Unplugged in Monti (bella rassegna) e la condivisione con gli ascoltatori italiani degli occhi sbarrati fatti propri al suono di The same Reply.
Per chi ancora vuole sentirla e chi ancora non lo ha fatto, non rimane che andare a Udine (27 gennaio) o Bologna (28 gennaio) per le ultime due predicazioni elettroniche della sacerdotessa Carla dal Forno.

Grazie a Ja La Media Activities per la segnalazione

Testo a cura di Andrea Alesse

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