Vasco riparte dagli anni Ottanta e da sé stesso: a Rimini la data zero è un viaggio dentro il mito

RIMINI — Prima ancora che un concerto, è stata una dichiarazione d’intenti. Vasco Rossi ha acceso il suo Live 2026 tornando dove tutto sembra sempre ricominciare: in mezzo alla sua gente, davanti a uno stadio pieno di fedelissimi arrivati da tutta Italia per il tradizionale soundcheck del Blasco Fan Club.

La sensazione, già dalle prove generali di ieri sera al Romeo Neri, è che questo tour voglia raccontare una storia diversa. Meno celebrativa, meno costruita attorno ai grandi inni da stadio e più concentrata sulle radici. Vasco sembra aver deciso di scavare nel proprio repertorio come non faceva da anni, riportando in superficie canzoni che appartengono a un’altra epoca, a un altro Paese e forse anche a un altro Vasco.

L’apertura con “Vado al massimo” è il segnale più evidente. Un brano che mancava dal vivo da oltre quarant’anni e che arriva come un pugno nostalgico, ma senza l’effetto museo. Al contrario: suona vivo, urgente, quasi contemporaneo. È l’inizio di una prima parte di concerto fortemente ancorata alla produzione tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta, un periodo che il rocker di Zocca sembra voler rileggere senza filtri e senza retorica.

Da “Ormai è tardi” a “Fegato, fegato spappolato”, passando per la sorprendente riesumazione di “Una nuova canzone per lei”, la scaletta emersa dalle prove racconta un artista che non ha alcuna intenzione di trasformarsi nella caricatura di sé stesso. Anzi. Più che inseguire la nostalgia, Vasco sembra voler dimostrare che quelle canzoni possiedono ancora una forza capace di parlare al presente.

C’è anche spazio per i brani che negli ultimi anni hanno assunto un peso diverso all’interno dei suoi live. “Gli spari sopra”, “C’è chi dice no” e “Un mondo migliore” formano quasi una piccola traiettoria narrativa che guarda fuori dal palco e dentro la realtà. Senza proclami, senza bisogno di spiegazioni. Come spesso accade con Vasco, sono le canzoni a fare il lavoro sporco.

Il momento più emotivo delle prove è arrivato con la comparsa a sorpresa di Claudio Golinelli. Lo storico bassista è salito sul palco per “Siamo solo noi”, accolto da un boato che ha ricordato a tutti quanto la storia del Blasco sia fatta anche di volti, amicizie e fedeltà che resistono al tempo.

Poi arrivano loro, le canzoni che nessuna rivoluzione di scaletta può davvero mettere in discussione. “Sally”, “Vita spericolata”, “Canzone” e naturalmente “Albachiara”. Non sono semplicemente i classici. Sono il rituale collettivo che trasforma il concerto in qualcosa di più grande della musica stessa. Un passaggio generazionale che continua a rinnovarsi estate dopo estate.

Se le prove di Rimini sono un’indicazione attendibile, il Live 2026 sarà uno dei tour più personali degli ultimi anni. Meno prevedibile, più profondo, capace di guardare indietro senza restare intrappolato nel passato. Vasco non sembra interessato a celebrare la leggenda. Sembra piuttosto intenzionato a ricordare da dove è partita.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui, dopo quasi cinquant’anni di carriera, continua ancora a sembrare pericolosamente vivo

Si ringrazia Sofia di Live Nation e Marcella di Studios

Foto di Ivan Elmi

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