La musica può curare ferite invisibili. Sembra una frase fatta, ma è quella giusta per cominciare questo articolo.
Il concerto di ieri sera all’Unipol Forum di Milano, unica data italiana del tour di Tom Odell, è stato una prova di quanto la musica possa effettivamente guarire ferite che non sapevamo nemmeno di avere e parlare a quella parte vulnerabile di noi che il più delle volte cerchiamo di nascondere o confinare in un piccolo angolo al buio, temendo che, se gli altri riuscissero a vederla, potrebbero usarla contro di noi. Tom Odell ieri sera ci ha mostrato la sua, ci ha permesso di specchiarci in quella per ritrovare la nostra e abbracciarla, senza più reprimerla.
Ma cominciamo dall’inizio, ripercorrendo quelli che sono stati i migliori momenti dell’unica data italiana del cantautore inglese, in onore del nuovo album “Wonderful Life” uscito lo scorso 5 settembre.
David Kushner: spalla o headliner?
Il cantante classe 2000 che ieri sera è salito sul palco poco prima di Tom Odell è nientemeno che David Kushner. Molti di voi lo conosceranno per Daylight, singolo del 2024 che ha spopolato online superando 1,6 miliardi di ascolti.
Con la sua semplicità, un paio di pantaloni larghi e quel fare un po’ introverso un po’ ironico, David ha intrattenuto il pubblico esibendosi con alcuni dei suoi pezzi più famosi tra cui Mr. Forgettable, Burn e ovviamente Daylight.
Il cantautore ha ringraziato di cuore i fan per il calore e l’accoglienza, si è guadagnato un “sei bellissimo” a cui ha ribattuto con: “No, lo siete voi” e ci ha raccontato un aneddoto: da piccolo si trovava in auto con sua mamma, aveva appena 13 anni, e dalla radio è uscita Another Love di Tom Odell. Da quel momento ha avuto la sicurezza che nessun’altra canzone sarebbe mai stata in grado di arrivargli dentro come quella. Così Tom è diventato una delle sue più grandi fonti di ispirazione.
Dopo averci deliziato cantando il suo inedito Bittersweet Dreams, in uscita a dicembre, con umiltà e quel pizzico di impaccio che lo ha reso ancora più autentico agli occhi del pubblico, ci ha salutati promettendo di tornare presto e siamo sicuri che la prossima volta che verrà a trovarci lo farà come headliner, perché ne ha decisamente il talento e le capacità.
Tom Odell: la musica può davvero guarirci?
Ci sono cantanti o gruppi destinati a vivere nell’ombra di un loro grande successo. Per alcuni questa è una condanna – ne sono un esempio i Radiohead che sono arrivati ad odiare Creep e a non cantarla più dal vivo – ma Tom Odell non rinnega nulla e dimostra di essere molto più di un singolo ben riuscito.
Sappiamo che digitando “Tom Odell” nella vostra playlist, Another Love vi uscirà di sicuro, eppure per il suo talento meriterebbe di avere una playlist dedicata nella libreria musicale di tutti. Affermazione forte? Forse. Sarà l’emozione del concerto di ieri che non mi ha ancora abbandonata. Ma andiamo con ordine.
Tom è salito sul palco come un ragazzo elegante che prende posto al piano per il concerto di fine anno. Si è seduto con una luce puntata su di lui e un sipario chiuso alle sue spalle e ha iniziato a suonare le prime note di Strange House in un silenzio quasi religioso che è diventato un vero e proprio elemento distintivo del concerto di ieri. Ovviamente non sono mancati canti in coro, applausi e momenti più scatenati, ma le persone ieri hanno assorbito e accolto ciò che Tom regalava sul palco in modo quasi solenne, come se nessuno dei presenti – ahimè non così tanti e sicuramente non quanti meriterebbe per l’artista che è – volesse perdersi neanche una nota.
Non siamo abituati ad assistere ad uno show in cui il cantante si esibisce per due ore con il piano come fedele compagno, ma per Tom è come se il pianoforte fosse un’estensione di sé stesso e della sua voce, un compagno fedele che non tradisce con nessun altro strumento.
Durante Best Day of My Life qualcosa è cambiato. Il sipario, ancora chiuso, ha iniziato a mostrarci le immagini di una città che conosciamo bene, delle vie che abbiamo percorso tutti almeno una volta: Piazza Duomo, Castello Sforzesco, e molti altri luoghi emblematici di Milano scorrevano a tempo di musica dietro a Tom Odell intento a suonare il piano e ad accompagnarci in questo piccolo tour di Milano. Un omaggio alla città che lo stava ospitando.
Il video si è concluso con l’arrivo al Forum, fino al dietro le quinte e all’apertura del sipario per lasciare salire sul palco un’orchestra al completo, composta da sassofonista, trombettista, violinista, chitarrista, batterista, coristi… un gruppo coeso di artisti di talento pronti ad accompagnarlo per il resto della serata. Ed è in quel momento che possiamo dire che il concerto sia cominciato davvero.
Da Can’t Pretend a Black Friday
La scaletta è stata un crescendo: una canzone dopo l’altra l’energia, l’intensità e il senso di pienezza e guarigione di cui vi parlavo poco fa sono aumentati gradualmente.
Tutto è cominciato con Can’t Pretend, forse il brano più struggling e cinematic di tutta la serata, per proseguire con brani più energici e ballabili come Somebody Else, assoli, e piccoli scambi con il pubblico, come ad esempio il canonico “sei bellissimo” che sembra essere piaciuto particolarmente all’artista dal momento che ha iniziato a intonare le stesse parole del pubblico accompagnando il ritornello con il piano. La prima tranche di canzoni si è conclusa con Black Friday, brano del 2024 che ha dato il nome al sesto disco del cantante, nonché uno dei più attesi della scaletta.
Umile, autentico, emozionato ed emozionante, forse sono questi gli aggettivi giusti per descrivere Tom Odell. Nessun fare da rockstar né momenti di egocentrismo. Infatti, più di una volta ha messo in luce il resto della band piuttosto che sé stesso.
La percezione nell’ascoltarlo è quella di avere davanti una persona che ama la musica, che la nutre e la fa crescere con amore. Perché la musica non cura solo chi la ascolta, ma anche e soprattutto chi la crea.
Heal: un discorso che rimane nel cuore
Heal merita un paragrafo dedicato. È sempre stata una bella canzone, una di quelle potenti e delicate nello stesso tempo, che accarezzano il cuore in modo a tratti doloroso. Ma dopo il discorso con cui Tom Odell l’ha introdotta ieri sera, avrà per sempre un sapore diverso, ogni volta che la riascolteremo.
Grazie per aver dato così tanto amore, è un onore e un privilegio per me essere qui. Spero che abbiate provato emozioni stasera. Quando non sono sul palco molti pensieri irrompono nella mia testa, molti pensieri ansiosi, ma quando sono su questo palco le emozioni corrono come un fiume ed è bellissimo e spero che lo stesso valga anche per voi. Voglio cantarvi una canzone che ho scritto quando avevo 19 anni. Sapete, nei momenti più difficili e bui il segreto è avere fede e credere che possano migliorare. Questa canzone è per ricordarvi di non sottovalutare mai voi stessi e il vostro cuore, la vostra enorme forza e la vostra enorme capacità d’amare e aiutarvi a vicenda. Continuate ad avere speranza. Vi amo e grazie per essere qui.”
Questo discorso lo ha fatto con voce emozionata, pause per cercare le persole giuste e quel velo di impaccio che ci hanno fatto percepire ogni frase come sentita e reale. E poi è partita Heal.
Take my mind and take my pain
Like an empty bottle takes the rain
And heal, heal, heal, heal
And take my past and take my sins
Like an empty sail takes the wind
And heal, heal, heal, heal
And tell me some things last
Words, they always win, but I know I’ll lose
L’ultima canzone della scaletta è stata l’intramontabile e attesissima Another Love. Il punto più alto di quel crescendo di intensità e di sentimento della serata di cui parlavamo poco sopra.
Questa ballad malinconica che ha segnato il successo mondiale di Tom Odell nel 2012 è rimasta un simbolo di amore, pace e speranza e tutt’ora circola in molti remix slowed and reverb su TikTok.
La canzone è stata utilizzata di recente per alcune battaglie importanti: è stata scelta come inno di resistenza per i soldati ucraini e le donne iraniane ne hanno fatto una colonna sonora per il loro impegno contro il regime, specialmente dopo l’uccisione di Mahsa Amini per non aver indossato correttamente il velo.
Nel 2012 Tom Odell non poteva sapere che la sua canzone sarebbe diventata un inno di pace e resistenza, e ancora oggi non se ne capacita e in molte interviste assicura che non avrebbe mai immaginato tanta risonanza. Per lui era solo una bella canzone che parlava di chiudere con il passato e andare avanti.
Una cosa è certa: Tom Odell non è più “quello di Another Love”, in tutti questi anni anche lui è andato avanti, musicalmente e personalmente, è cresciuto e ha proseguito il suo percorso nella musica regalandoci molti altri brani in grado di toccare corde profonde dentro di noi. Ma, in fin dei conti, resteremo sempre tutti un po’ “quelli di Another Love”, avremo sempre bisogno di una canzone che ci ricordi che è giusto andare avanti, concedersi di provare qualcosa di nuovo, distaccarsi dal passato per non venire trascinati giù con lui, probabilmente è per questo che il brano non smette mai di parlare alle persone, neanche a distanza di anni.
Scaletta del concerto
Strange House
Ugly
Best Day of My Life
Grow Old With Me
Can’t Pretend
Spinning
Somebody Else
I Know
Don’t Let Me Go
Don’t Cry, Put Your Head on My Shoulder
The End
Black Friday
Encore:
Parties
Can We Just Go Home Now
Answer Phone
Heal
Wonderful Life
Another Love
Ieri il Forum non era pieno e questo ha contribuito a creare un’atmosfera quasi intima e privata, una connessione ancora più reale con il cantautore e la sua band. Ma non possiamo non sottolineare che per l’incredibile talento che ha, Tom non meriterebbe solo di riempire il Forum, ma stadi interi anche in Italia.
Ringraziamo Sofia Della Valle e Alice Degortes di Barley Arts per averci permesso di essere preseti allo show, e speriamo in cuor nostro che Tom Odell torni a guarirci ancora un po’ con la sua musica a breve.
Live Report a cura di Alessia Barra
Immagine copertina (Foto di repertorio): Stefanino Benni
