The Zen Circus live all’Atlantico di Roma: il Male che ci fa bene

Roma ha risposto con un tutto esaurito e un entusiasmo palpabile al ritorno dei The Zen Circus, che ieri sera hanno portato sul palco dell’Atlantico Live Il Male Tour 2025. La data romana ha confermato ancora una volta il legame profondo tra la band e un pubblico fedele e trasversale, capace di accompagnarli lungo un percorso artistico lungo e mai scontato.

Ad aprire la serata è stato Alessandro Fiori, cantautore raffinato e mai prevedibile, che ha scelto la nudità espressiva di voce e pianoforte. Il suo set è scivolato via intimo e misurato, conquistando lentamente la platea grazie a testi curati e a un’interpretazione intensa e confidenziale. È stata un’apertura coerente, che si è rivelata perfetta per preparare il terreno emotivo a ciò che sarebbe seguito.

Quando sono saliti sul palco Appino, Ufo e Karim, affiancati come ormai di consueto dal vivo dal Maestro Pellegrini, alla chitarra e da Fabrizio “geometra” Pagni alle tastiere gli Zen Circus sono apparsi in forma smagliante. La band è apparsa forse un po’ meno scanzonata rispetto agli esordi e più consapevole del proprio linguaggio, senza però rinunciare alla spontaneità e a quella ruvida autenticità che l’hanno resa una delle realtà più riconoscibili del rock italiano. La maturità artistica ha aggiunto profondità al loro suono, che è rimasto diretto, viscerale e mai artefatto.

Il concerto si è concentrato soprattutto sui brani de Il Male, l’ultimo album pubblicato il 26 settembre per Carosello Records. Dal vivo le nuove canzoni hanno confermato tutta la loro forza: asciutte, crude, senza concessioni. Il tema del dolore – personale e sociale – ha attraversato l’intera scaletta, trasformandosi in una tensione costante tra palco e platea. Nessuna retorica, pochi discorsi, solo la loro musica, capace come sempre di interrogare e colpire.

Dopo una scaletta che ha alternato tensione e cambi di registro, il concerto ha trovato nel finale la sua piena liberazione. L’anima non conta e Viva, i loro brani più  amati, hanno rimesso tutto in asse, trasformando l’Atlantico in un unico coro e chiudendo la serata nel segno dell’entusiasmo. È stato il punto di contatto tra ciò che gli Zen sono stati e ciò che continuano a essere: una band fedele a se stessa, allergica alle scorciatoie.

A stemperare la densità emotiva dell’esibizione, è arrivato anche il consueto tocco surreale: una sorta di omaggio ai Giochi senza frontiere, con un’improbabile gara di stage diving a bordo di due canotti, che ha visto protagonisti Appino e il Maestro Pellegrini. Un siparietto divertente e autoironico che ha strappato sorrisi e applausi, ricordando come il gioco e l’imprevedibilità siano rimasti elementi centrali dell’universo Zen Circus.

Con questa data romana – una delle tante già sold out del tour organizzato da Locusta Booking – gli Zen Circus hanno ribadito di essere ancora una presenza centrale nel rock italiano. Il Male, dal vivo, ha mostrato una band capace di mettersi in discussione senza perdere identità, trovando sul palco una forma di verità ruvida e necessaria.

Testo e foto di Ginevra Baldassari

Ringraziamo  Cristiana di Big Time

POSSONO INTERESSARTI...