Mumford & Sons, l’entusiasmante e luminoso show di Milano

Quasi 20 anni di carriera, 5 album pubblicati, milioni di ascolti: i Mumford & Sons sono a tutti gli effetti una delle band indie rock e folk più ascoltate e amate al mondo, e la serata di ieri ha dato prova che il successo raggiunto dal gruppo londinese in carriera è più che meritato. Ecco il racconto della luminosa ed energica serata all’Unipol Forum di Milano.

 

The Vaccines: la band perfetta per scaldare la voce

Ad aprire il concerto ci hanno pensato i The Vaccines, rock band conterranea dei Mumford & Sons. Il quartetto è salito sul palco in perfetto stile Arctic Monkeys – a cui tra l’altro hanno fatto apertura in passato, come anche a band del calibro dei Muse, Imagine Dragons e Kings Of Leon. Attivo dal 2010, il gruppo ha carisma da vendere e intrattiene un Forum che piano piano si riempie sulle note delle loro canzoni.

Possiamo dire che i Mumford e i The Vaccines siano amici di vecchia data, infatti durante il tour di debutto dei Vaccines nel Regno Unito nel 2010, alla data presso il pub di un amico, nel pubblico c’era proprio Marcus Mumford, che non rimase indifferente al talento del gruppo e ancora oggi, a distanza di anni, è più che felice di concedergli spazio sul palco e sceglierli come band di apertura dei suoi show.

 

Calore, passione e divertimento

A metà tra gruppo indie rock e abile orchestra i Mumford & Sons sono una vera e propria esperienza da vivere piuttosto che una band da ascoltare.

Presenziare ad un live dei Mumford vuol dire assistere ad un vero e proprio organismo musicale funzionante alla perfezione: ogni strumento sul palco è un organo che tiene in vita l’intera band. Ogni artista è essenziale perché il gruppo possa vivere ed esprimersi, ogni strumento è complementare: va a definire e aggiungere un elemento in più insostituibile affinché l’intero spettacolo non crolli. Da un certo punto di vista richiamano i Lumineers – che pochi mesi fa hanno calcato quello stesso palco – ma con sfumature più graffianti, struggling e cinematic.

É bello pensare che non ci siano frontman nel gruppo – nonostante il nome stesso della band faccia riferimento a Marcus Mumford, capostipite della band –  perché ogni artista a suo modo dà un contributo distintivo e insostituibile, creando l’equilibrio perfetto tra voce, chitarra, batteria, fisarmonica, tromba,  tastiera, violoncello, maracas… un’ orchestra che trascina nel ritmo incalzante di ogni canzone. Lo stesso Marcus Mumford non si limita a cantare, ma suona anche batteria e chitarra.

La forza dei Mumford & Sons è il loro calore, in grado di infondersi dal palco al pubblico in modo avvolgente: la loro musica riscalda, avvolge e rassicura come una coperta che non vorresti mai toglierti.

L’allestimento del palazzetto ieri sera ben rappresentava ciò che la band è in grado di fare: un cielo stellato e dei cuori luminosi creavano una costellazione luminosa sopra le teste dei musicisti, per poi estendersi in una coperta di luci che arrivava fino a metà parterre. Una scelta che, dal mio punto di vista, non era solo aesthetic ma rappresentativa e in grado di dare forma alla loro musica.

Mumford $ Sons

Tuttavia, non bisogna dimenticare un aspetto essenziale della serata di ieri, perché i Mumford & Sons non sono solamente emozionanti e “scalda cuori”, ma ti fanno letteralmente scatenare sulle note di canzoni come Little Lion Man, The Wolf e I Will Wait. E alla fine ti senti un po’ come un pupazzo mosso da loro: senza che te ne accorgi la loro musica ti fa muovere, saltare e scatenarti come se si impossessasse di te. Fa niente se sei circondato da migliaia di persone, fa niente se ti muovi in modo goffo e fuori tempo, quando una canzone dei Mumford ti scorre addosso, non puoi fare a meno di saltare e divertirti come se attorno a te non ci fosse nessuno.

 

Intermezzo acustico e apparizioni improvvise

L’intermezzo acustico, che ha previsto Ghosts That We Knew, Guiding Light e Caroline, si è svolto sul palco B. Scelta che ha creato qualche malcontento tra il pubblico perché niente di ciò che stava avvenendo sul secondo palco è stato proiettato sul mega-schermo (Scelta discutibile? Sì.). Tuttavia, anche se molti non riuscivano a vedere ciò che stava accadendo laggiù (me compresa) ascoltare in versione acustica questi tre brani – con un breve cameo di una fan italiana sul palco, Chiara di Roma, che ha tradotto a grandi linee ciò che Marcus Mumford voleva dirci –  è stato ugualmente emozionante.

Questo è stato solo uno dei molteplici spostamenti di Marcus. Infatti, più di una volta è passato dal palco principale – microfono o batteria – a secondi palchi o giù tra il pubblico, probabilmente posseduto dalla sua stessa musica. D’altronde se le canzoni hanno il potere di fare saltare sul posto noi, felici vittime del loro potere, possiamo solo immaginare che effetto abbiano su di loro…

 

Setlist del concerto

La scaletta del concerto è stata una vera opera d’arte. Infatti la band ha scelto di lasciare il giusto spazio ai brani del nuovo album Rushmere, uscito a marzo 2025, senza sacrificare grandi classici come Believe, White Blank Page e Awake My Soul. Bravi!

  1. Run Together
  2. Babel
  3. Rushmere
  4. Little Lion Man
  5. Hopeless Wanderer
  6. Lover of the Light
  7. Believe
  8. Truth
  9. Here
  10. Ghosts That We Knew
  11. Guiding Light
  12. Caroline
  13. White Blank Page
  14. Ditmas
  15. The Cave
  16. Roll Away Your Stone
  17. Delta
  18. The Wolf
    Encore:
  19. Timshel
  20. Rubber Band Man
  21. Awake My Soul
  22. I Will Wait
  23. Conversation With My Son (Gangsters & Angels)

Il concerto di ieri sera è stata una bolla di luce che per due ore ha assorbito totalmente cuore e mente dei presenti. Per due ore sono esistiti solo i Mumford e lo show che ci stavano regalando, dimostrando quanto possa essere totalizzante la musica, quanto possa illuminare e scaldare una fredda e piovosa notte milanese.

E nonostante Marcus abbia detto: “We don’t know what we are doing, we are just fucking around”, vi possiamo assicurare che i Mumford sanno esattamente ciò che fanno, e lo fanno bene.

Ringraziamo Alessandra Turchi e tutto il team di Comcerto per averci dato la possibilità di essere presenti al live di ieri sera e vi auguriamo di assistere ad uno show dei Mumford almeno una volta nella vita: ne uscirete con le gambe doloranti e il cuore pieno. 

Live Report a cura di Alessia Barra

Foto a cura di Ferdinando Bassi

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