I MISTRI all’Hiroshima Mon Amour: quando il concerto diventa casa

Torino, Hiroshima Mon Amour. – Prima delle due date, entrambe sold out, e non per caso.

I MISTRI tornano a Torino con l’aria di chi non ha bisogno di presentazioni: perché qui non sono solo una band, sono famiglia. Due serate, due scalette diverse, come se voler suonare una volta sola non bastasse a contenere tutto quello che avevano da dire.

Dal primo attacco, la sala cambia temperatura. Non c’è nemmeno il tempo di ambientarsi: il pavimento vibra, le pareti sudano, il pubblico avanza verso il palco come una marea. È un concerto, sì, ma è soprattutto un contatto. Una fusione. Un moto collettivo.

I poghi si aprono e si richiudono come cerchi di vento: ci si lancia dentro, si salta, ci si stringe, ci si spinge, ma sempre con cura.

Quelle mani che ti tirano su se inciampi, quegli occhi che ti ridono addosso, quell’urlo liberatorio di “ci siamo, tutti, insieme”. Il pubblico diventa un unico corpo vivo. Il crowd surfing arriva naturale, fluido: qualcuno si solleva e si lascia portare, letteralmente, dalla fiducia. Nessuno cade. Nessuno resta indietro. Tutti appartengono allo stesso istante.

La band, dall’alto del palco, restituisce ogni cosa con una furia buona, con una presenza totale. Non c’è recita: c’è solo verità.

Si beve birra, si ride, si urla, e sembra di essere davvero tra amici che si conoscono da una vita, che non devono spiegarsi nulla. L’amore tra pubblico e artisti è palpabile, evidente, dichiarato a occhi nudi.

E poi, all’improvviso, il silenzio. Un gesto. Davide chiede a tutti di sedersi. E tutti si siedono. Lui scende, si cala nella folla, si accomoda per terra, in mezzo a loro. Nessuna distanza. Nessun palco. Nessuna barriera. Si canta piano, vicino, con le voci che sfiorano l’aria. È il momento in cui il concerto si fa intimo, vulnerabile, necessario. Non è più spettacolo: è condivisione.

Torino in quella sala non è solo geografia: è radice. La città li ha visti crescere, ed ora li applaude non come idoli, ma come figli che ritornano. I MISTRI lo sanno. E lo ricambiano in ogni nota.

Quando le luci si alzano, nessuno vuole davvero uscire. Ci si trattiene fuori, si ride ancora sudati, si raccontano pezzi di concerto come se fossero ricordi di un’estate intera vissuta in un’ora e mezza. E domani si torna. Si ricomincia. Con un’altra scaletta, ma con lo stesso cuore.

Perché più che un concerto, questa è stata una dichiarazione d’amore.

E Torino l’ha capita benissimo.

Un ringraziamento a Glenda Gamba di Hiroshima Mon Amour 

SETLIST SERATA 1:

AVVICINARSI ALLE CASE
AURORA POPOLARE
SOLE
POVERI
LA NOSTRA BUONA STELLA
BUNINA
COMUNQUE
PIANGERE AL LAVORO
MANOLO LA TERRA
ALBERI
LA MIA GIORNATA CHE TACE
SQUALI NELLA SABBIA
TEMPI BUI
SABOTAGGI
SPAVENTI
BEL CANTO
DIRITTO AL TETTO
PALUDE
BEVO
SPINGERE
ANTIVIRUS! ALLA FINE

POSSONO INTERESSARTI...