Roma, Palazzo dello Sport – 12 marzo 2026
Quando le luci del Palazzo dello Sport di Roma si spengono, nel palazzetto cala per un attimo un silenzio carico di attesa. Poi partono le prime note di Primavera e l’abbraccio del pubblico esplode immediatamente. È il ritorno dal vivo di Luca Carboni, dopo lo stop causato dalla malattia, con il tour “Rio Ari O Live”, partito da Milano lo scorso novembre.
Il titolo del tour prende spunto dall’incipit di Ci stiamo sbagliando, il primo singolo che nel 1984 lanciò Carboni nell’olimpo dei grandi nomi della musica italiana.“RIO ARI O” è il primo suono della voce dell’artista arrivato agli ascoltatori, ancora prima delle parole. Un suono che è diventato un simbolo.
Il palazzetto è gremito. In platea e sugli spalti si riconoscono tre, forse quattro generazioni di fan, unite da un affetto tangibile e rispettoso che accompagna ogni brano cantato all’unisono. Carboni appare visibilmente commosso e lo dice subito al pubblico:
«La canzone Ci stiamo sbagliando è stata la partenza di un viaggio incredibile, meraviglioso, che mi ha portato fino a qui stasera con voi. Quanti compagni di viaggio, quante persone hanno fatto un pezzo di strada insieme a me. Cento milioni di cuori, cento milioni di matti. È bellissimo, mi viene da piangere. Grazie Roma!».
L’intero concerto è un concentrato di emozioni, capace di parlare tanto ai seguaci di lunga data quanto ai nuovi ascoltatori. Negli anni la statura artistica di Carboni si è fatta sempre più nitida, come se il suo sguardo fosse stato spesso un passo avanti rispetto al proprio tempo: un autore che oggi sembra dialogare con il presente persino più di quanto facesse con il passato.
Artista completo, Carboni ha sempre affiancato alla musica il disegno e la pittura. Non a caso, durante il concerto scorrono sullo sfondo del palco alcuni suoi disegni, proiettati come parte integrante dell’impianto visivo dello spettacolo.
Ad accompagnarlo sul palco una band affiatata composta da Antonello Giorgi alla batteria, Mauro Patelli alle chitarre, Ignazio Orlando al basso, Antonello D’Urso alla direzione musicale e chitarra, Fulvio Ferrari alle sequenze e tastiere, Gabriele Miceli alle chitarre, Fabrizio Luca alle percussioni e Andrea Ferrario a fiati e tastiere. Il risultato è un suono pulito e intenso, più ricco rispetto agli arrangiamenti spesso minimali dei suoi album.
Se l’emozione attraversa tutto il concerto, il momento di massima intensità arriva verso la fine della scaletta con Gli autobus di notte, Farfallina e Silvia lo sai. Sono passati gli anni e sono cambiati i contesti, ma la magia resta intatta: quella voce leggermente spezzata, l’aria schiva ma sincera e soprattutto la capacità rara di raccontare cose profonde con semplicità ed essenzialità, in una forma popolare ma sempre originale.
Tra i momenti più recenti del repertorio spicca San Luca, uno dei brani più belli degli ultimi anni, pubblicato da Cesare Cremonini nell’album Alaska Baby e cantato proprio insieme a Carboni.
A sottolineare quanto l’influenza di Carboni attraversi le generazioni arriva sul palco, a sorpresa, Tommaso Paradiso, che duetta con lui in Luca lo stesso e poi in Mare mare. Il cantante romano gli rende un vero e proprio omaggio, arrivando a inchinarsi davanti a lui e ringraziandolo per essere stato un riferimento fondamentale per sé e per molti artisti della scena indie e it-pop degli ultimi quindici anni.
Carboni ha di nuovo gli occhi lucidi e sorride con una spontaneità quasi infantile, con il cuore pieno di una gioia evidente e meritata. In fondo è proprio questa la sua forza: la capacità di farsi interprete naturale dei pensieri e dei dubbi di una generazione. Una qualità che, non a caso, lo avvicina a molti artisti della scena indie contemporanea.
Il concerto si avvia verso la chiusura con Mare mare — ancora insieme a Paradiso — e Una grande festa, prima del gran finale con l’ancora attualissima Ci vuole un fisico bestiale.
Il tour proseguirà con due date a Bologna il 19 e 20 aprile, per poi attraversare tutta l’Italia durante l’estate.
Quella di Roma è stata molto più di una semplice tappa del tour. È stata la conferma di quanto Luca Carboni resti uno degli autori più sensibili e riconoscibili del pop italiano: capace di raccontare generazioni diverse con la stessa leggerezza e di rimanere nel cuore del pubblico da oltre quarant’anni.
Foto e articolo di Ginevra Baldassari
Ringraziamo Lucia Angelici di Angelici Media e Francesco Colombo di Friends and Partners
Scaletta
Primavera
Sto pensando
Ci stiamo sbagliando
Fragole buone buone
Sarà un uomo
La mamma
Solarium
Ci sei perché
La mia città
Chicchi di grano
Inno nazionale
Mi ami davvero
L’amore che cos’è
Le ragazze
Gli autobus di notte
Farfallina
Silvia lo sai
Luca lo stesso
San Luca
Bologna è una regola
Vieni a vivere
Mare mare
Una grande festa
Ci vuole un fisico bestiale
