C’è un momento, nei concerti di Levante, in cui il club smette di essere un locale e diventa una stanza condivisa. Succede quando abbassa le luci, lascia respirare la band e si mette a parlare più che a cantare, come se ogni brano fosse una confessione detta al microfono per errore. È lì che il “Dell’amore – Club Tour 2026” ha trovato la sua forma migliore nelle ultime date di Napoli e Torino, ed è da lì che stasera all’Estragon Club ci si aspetta uno dei concerti più intensi del tour.
Levante arriva a Bologna nel momento più centrato di questa nuova fase artistica: meno estetica da copertina e più carne viva. Il tour nasce attorno ai brani del prossimo album Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, ma sul palco quei pezzi nuovi convivono con le canzoni che negli anni hanno costruito il suo culto sentimentale. “Alfonso”, “Tikibombom”, “Pezzo di me”, “Lo stretto necessario”: non sono semplici hit, sono detonatori emotivi che il pubblico conosce già a memoria.
Le ultime due date hanno raccontato una Levante diversa rispetto ai tour più teatrali del passato. A Napoli il live è stato fisico, nervoso, quasi rock in certi passaggi, con una scaletta lunga e senza veri cali, capace di alternare fragilità e rabbia nello spazio di pochi minuti. “Dell’amore il fallimento” in apertura ha dato subito il tono: nessuna introduzione romantica, nessuna carezza. Solo un manifesto emotivo diretto, suonato con la tensione di chi vuole rimettere il cuore al centro senza renderlo elegante per forza.
A Torino, invece, è emersa la parte più intima del tour. Più dialogo col pubblico, più silenzi lasciati aperti, più spazio alla voce. Ed è probabilmente questa la chiave dello show 2026: Levante non sta cercando di impressionare, sta cercando di restare vicina. Il palco argentato e minimale visto nelle prime date serve proprio a questo, a togliere sovrastrutture e lasciare che siano le canzoni a fare il lavoro sporco.
La sensazione è che stasera Bologna possa essere una delle date migliori dell’intero giro. L’Estragon ha quella dimensione perfetta per la sua musica: abbastanza grande da diventare coro collettivo, abbastanza piccolo da mantenere il contatto umano che questo tour pretende. E poi c’è il fattore emotivo: la data è sold out da giorni, il pubblico bolognese storicamente restituisce molto, e Levante in questo momento sembra voler trasformare ogni concerto in una specie di resa dei conti sentimentale.
La scaletta dovrebbe restare molto vicina a quella di Napoli, con “Sei tu” — il brano portato a Sanremo 2026 — destinato a essere uno dei momenti centrali della serata. Ma il vero cuore del concerto arriverà probabilmente nella parte finale, quando la malinconia lascerà spazio alla liberazione: “Maimai”, “Niente da dire”, “Vertigine”. Canzoni che non cercano la perfezione, cercano il movimento.
E forse è proprio questo che rende interessante Levante oggi: dopo anni passati a inseguire definizioni — indie, pop, autrice, icona — sembra finalmente aver scelto l’unica cosa che conta davvero. Essere presente. Anche quando fa male.
Si ringrazia Giorgia e Vivo Concerti per l’invito
Foto di Ivan Elmi
Opening Act – Rossella Prignano
