Dopo quasi 10 anni dal loro ultimo concerto in Italia nel lontano 2017, i Kings of Leon sono tornati a trovarci, precisamente sul palco di Fiera Milano Live, a Rho.
Dopo 10 anni di attesa, 27 anni di carriera e 11 album pubblicati, la band statunitense ha regalato ai migliaia di fan presenti non solo grandi successi del passato che hanno scalato le classifiche mondiali, come Use Somebody e Sex on Fire, ma anche singoli più recenti, come Seen e Split Screen.
Scopriamo di più sulla band e riviviamo insieme i migliori momenti della serata.
Quando la famiglia diventa band
I Kings of Leon hanno alle spalle una storia interessante. La loro infatti, è un’unione che non ha mai conosciuto periodi di crisi, sancita nel 1999 e portata avanti senza interruzioni negli anni fino ad oggi.
Il segreto del forte legame tra i componenti della band? Sono tutti di famiglia. Caleb Followill (voce solista e chitarra), Nathan Followill (batteria e cori) e Jared Followill (basso) sono fratelli, mentre Matthew Followill (chitarra) è il cugino. Sappiamo che non tutte le band composte da familiari hanno avuto trascorsi semplici – vedi gli Oasis – tuttavia i Kings of Leon sono sempre stati solidi nella loro visione artistica e musicale, e non hanno mai preso strade separate.
Il loro stesso nome non è stato scelto a caso, ma è un riferimento alla storia familiare dei tre fratelli Followill. I tre hanno passato gran parte della loro infanzia viaggiando con la madre e il padre Ivan “Leon” Followill, predicatore. Caleb e Nathan si sono approcciati alla musica cantando nei cori delle chiese in cui il padre veniva chiamato a predicare. Nel 1997 però il padre smise di predicare e lasciò la moglie dopo che gravi problemi di alcolismo lo avevano portato a perdere la strada.
Subito dopo la band prese forma senza scendere a compromessi: i fratelli Followill non volevano musicisti esterni alla famiglia, ecco perché il cugino Matthew venne in qualche modo “rapito” dai tre fratelli e portato dentro al progetto musicale.
Angelo Petraglia, produttore e cantautore, fu tra i primi a vedere il potenziale della rock band e propose loro di chiamarsi Kings of Zion in onore delle loro radici religiose. Ma anche qui i Followill decisero di fare un chiaro riferimento alle loro radici familiari e optarono per Kings of Leon in onore di nonno Leon.
I migliori momenti dell’unica data italiana dei Kings of Leon
Il caldo atroce di ieri non ha fermato i migliaia di fan dei Kings of Leon arrivati da ogni parte d’Italia e non solo. Infatti, passando tra la fila di persone in attesa di entrare, si sentiva chiaramente la diversa provenienza di tutti. Un bel mix anche per quanto riguarda l’età: possiamo dire che i KoL abbiano un target di pubblico decisamente ampio, dai 20 ai 60 anni. Forse perché i loro grandi successi non sono mai veramente usciti dall’Olimpo del rock, e sono ancora oggi all’interno delle playlist degli amanti del genere, a prescindere dall’età.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che negli anni diversi artisti hanno reso omaggio alla band statunitense, regalando cover di Use Somebody o Sex on Fire. Ne sono un esempio Bastille, Paramore, Damiano David, Shawn Mendes, Beyoncé, Pixie Lott. Insomma, con la loro musica hanno ispirato generazioni di artisti e di fan.
L’atmosfera che si respirava ieri sera era di impaziente attesa. Dopo 10 anni e un tour europeo annullato per un infortunio di Caleb nel 2025, i fan erano in astinenza della loro band preferita e lo show è stato un ritorno all’altezza delle aspettative.
Il quartetto è stato preciso e incontestabile: saliti sul palco alle 21.00 come da programma, hanno regalato al pubblico 24 canzoni scelte ad hoc per ripercorrere insieme le tappe della loro carriera: un omaggio al passato senza perdere di vista la direzione musicale più contemporanea e meno garage rock di oggi.
Tracklist del concerto
- Slow Night, So Long
- Waste a Moment
- Find Me
- On Call
- Supersoaker
- The Bucket
- Revelry
- Manhattan
- Use Somebody
- Wait for Me
- Split Screen
- Closer
- Molly’s Chambers
- Razz
- My Party
- Radioactive
- Comeback Story
- Back Down South
- Seen
- Pyro
- Black Thumbnail
Encore:
- To Space
- Knocked Up
- Sex on Fire
La prima parte del concerto, che possiamo individuare tra Slow Night, So Long e Closer è stata una montagna russa musicale. Un vero e proprio sali e scendi di intensità ed emozioni. Un inizio graduale con Slow Night, So Long, seguito dalle ritmate e grintose Waste a Moment e Closer, ma anche dalle malinconiche e intramontabili Revelry e Use Somebody, una delle hit rock più ascoltate di sempre, che solo su Spotify conta 1,2 miliardi di ascolti.
La seconda parte della serata ha seguito l’onda di questo mood fatto di carica ed energia, alternate sapientemente con il giusto tocco di malinconia. Se il pubblico si è scatenato con My Party e Pyro, ha rallentato il ritmo e alzato le braccia al cielo con Back Down South e Comeback Story, canzone che la band ha dedicato ai fan, ringraziandoli per il sostegno dimostrato in tutti questi anni.
It’s a comeback story of a lifetime
I’ll walk a mile in your shoes
And now I’m a mile away
And I’ve got your shoes
Hot as a fever
L’apice della serata, il punto più alto della montagna russa che i Kings of Leon ci hanno regalato, è arrivato alla fine con l’attesissima e intramontabile Sex on Fire, che dal vivo e urlata dal pubblico è ancora più viscerale, sexy e calda. O meglio, “hot as a fever” come diceva lo schermo alle spalle della band durante tutta la canzone.
Le luci rosso fuoco e il coro di migliaia di persone ha accompagnato il singolo più famoso dei Kings of Leon, che ancora oggi è uno dei brani alternative rock più riprodotti in streaming a livello globale e vanta più di 2 miliardi di ascolti solo su Spotify.
Il singolo, nato quasi per sbaglio, con qualche strofa riempitiva e nulla di più, si è colorato di passione e stringhe sfacciate diventando il loro più grande successo. Se inizialmente la band non ne poteva più si essere associata a questo brano, negli anni ha fatto pace con lei. Ecco le parole di Caleb Followill:
“In questo momento amo Sex on Fire. Non importa dove stiamo suonando nel mondo, ogni volta che parte questo pezzo, la gente impazzisce letteralmente. All’inizio questa doveva essere una canzone divertente, un momento divertente e spensierato all’interno del disco. Cerco sempre di inserire momenti del genere in un album. Ma quando mi sono accorto del successo che aveva avuto sono rimasto senza parole. Ora posso dire che riguardando indietro provo soltanto orgoglio”.
La serata di ieri è stata bollente, non solo per le temperature o per Sex on Fire, lo è stata per la passione e il calore che il pubblico di Fiera Milano Live ha dimostrato per questa band che, dai primi anni duemila, ha saputo scrivere un capitolo indelebile della storia del rock.
Un ringraziamento speciale va a Chiara Veronese e a tutto il team di Words For You che ci hanno permesso di essere presenti allo show.
Live report a cura di Alessia Barra
