TORINO – Luci soffuse, un silenzio quasi reverenziale e poi quel primo graffio inconfondibile della chitarra di John Scofield. Si è conclusa così, sotto il segno del “tutto esaurito”, la quattordicesima edizione del Torino Jazz Festival. Il Teatro Colosseo, gremito in ogni ordine di posto per il gran finale di questo 2 maggio 2026, è stato il palcoscenico di un incontro generazionale raro e prezioso: quello tra il decano della sei corde “Sco” e il lirismo raffinato del pianista Gerald Clayton.
Il duo ha regalato al pubblico un set magistrale, capace di fondere il blues sporco di New Orleans con la complessità del jazz contemporaneo. Scofield, con il suo fraseggio spigoloso ma profondamente comunicativo, ha trovato in Clayton il partner perfetto: un pianista capace di costruire architetture armoniche delicate su cui la chitarra di Scofield ha potuto danzare, tra standard rivisitati e composizioni originali. La standing ovation finale ha sancito il successo di una scommessa artistica vinta, chiudendo ufficialmente una settimana che ha trasformato Torino nella capitale europea dell’improvvisazione.
Il tema scelto dal direttore artistico Stefano Zenni per questo 2026, The Sound of Surprise, non è stato solo un omaggio al critico Whitney Balliett, ma una vera dichiarazione d’intenti che ha attraversato 72 luoghi della città. Ecco i momenti salienti che hanno segnato il programma di questa edizione:
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L’apertura civile (25 aprile): Il festival è iniziato nel segno della memoria con Der Ghetto Swingers di Moni Ovadia & Kassiber Ensemble, un racconto potente sul jazz come resistenza nei campi di prigionia.
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Sperimentazione e Avanguardia (26-27 aprile): La città ha vibrato con l’energia del Marc Ribot Quartet e l’originalità dei Funk Off insieme a Vox Artificiosa nel progetto This Is Not an Orchestra.
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Voci e Icone (28-29 aprile): Il fascino senza tempo di Norma Winstone ha incantato il pubblico, mentre i “jazz blitz” hanno portato la musica in luoghi insoliti come il Museo di Anatomia Umana.
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International Jazz Day (30 aprile): La celebrazione mondiale del jazz ha visto protagonista Francesca Tandoicon il suo progetto Hope, un set che ha coniugato virtuosismo e freschezza melodica.
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Il Cinema e il Primo Maggio: Ieri, la suggestione visiva di Bill Frisell ed Eyvind Kang con The Great Flood ha ipnotizzato l’Auditorium Giovanni Agnelli, un cine-concerto che ha unito la tragedia dell’alluvione del Mississippi alla potenza della musica dal vivo.
Un bilancio oltre le aspettative
Con oltre 100 eventi e quasi 300 musicisti coinvolti, il TJF 2026 si congeda con numeri da capogiro e una qualità artistica altissima. Il sold out del Teatro Colosseo per Scofield e Clayton è l’istantanea perfetta di un festival che sa parlare sia ai puristi del genere che alle nuove generazioni, confermando che il “suono della sorpresa” è più vivo che mai tra i portici di Torino.
L’appuntamento è al prossimo anno, ma l’eco della chitarra di Scofield stasera sembra non voler lasciare la sala.
Un ringraziamento particolare a Veronica Sisinni di Torino Jazz Festival
Testo e fotografia a cura di William Bruto Photography
