Dopo oltre tredici anni di concerti, open mic e serate cult che hanno segnato la nascita di artisti come Gazzelle e Måneskin, Spaghetti Unplugged evolve e si fa festival. Il 19 e 20 luglio, negli spazi della Città dell’Altra Economia di Roma, è andata in scena la seconda edizione di Spaghetti Festival: due giorni di musica, parole, arte, comicità e riflessione che hanno riunito sotto lo stesso cielo la nuova scena culturale e creativa del Paese.
Nato dalla collaborazione con Testaccio Estate e Generazione – uno dei progetti editoriali under 30 più attenti alla politica e alla cultura contemporanea – il festival ha trasformato un’area urbana in un laboratorio vivo e condiviso. Sul palco si sono alternati artisti emergenti e affermati, creator e attivisti, per dar vita a una comunità temporanea, partecipativa e inclusiva, dove ogni esibizione è diventata parte di un discorso più ampio: quello sui diritti, sull’identità, sul futuro e sulla trasformazione degli spazi pubblici.
Non solo un evento musicale, ma un progetto culturale diffuso. Un luogo dove l’intrattenimento incontra l’impegno civile e la festa diventa gesto politico. Una piccola Woodstock metropolitana che celebra la creatività come forma di espressione collettiva e cittadina. A suggellare il tutto, la tradizionale spaghettata di mezzanotte, simbolo della convivialità da cui il format prende il nome.
Abbiamo assistito alla seconda giornata dello Spaghetti Festiva, che si è chiuso come meglio non poteva: tre performance capaci di fondere energia, grazia e intensità emotiva in una notte che è stata insieme festa collettiva e viaggio interiore.
Sul palco principale, a scaldare il pubblico è stato Amalfitano, ex frontman dei Joe Victor, che ha portato in scena tutta la sua personalità vocale, inconfondibile e travolgente. Con grande padronanza del palcoscenico, ha cantato dando corpo e anima a un live generoso, viscerale e dal forte impatto emotivo. La sua voce – roca, soul, spezzata – ha riempito lo spazio con una forza travolgente, coinvolgendo ogni singolo ascoltatore. Insieme a lui sul palco è salita l’artista poliedrica Mille, che si è esibita con lui nel brano “E’ uscita la carta del diavolo”.
Dopo di lui, è stato il turno di Emma Nolde. Toscana, classe 2000, è una delle cantautrici più potenti e luminose della nuova scena italiana e quella di ieri sera è stata una delle esibizioni più intense e sincere dell’estate. Inarrestabile, ha alternato chitarre, tamburo, megafono, dimostrando ancora una volta una versatilità impressionante e un’empatia rara. Ogni suo gesto riempiva il palco, il suo carisma rompeva le barriere, avvicinandosi, trascinando il pubblico, inesorabilmente catturato dalla performance.
Vestita di nero, con fumi e giochi di luce in bianco e rosso, ha creato un contrasto visivo potente quanto il suo messaggio: lasciarsi andare, abbandonare il giudizio, abitare liberamente il proprio corpo e lo spazio condiviso almeno per l’arco di questa serata. Un invito rivolto a chi, come lei, è frenato dalla timidezza e dall’eccessiva coscienza di sé.
La sua voce, fatta di spigoli e carezze, contiene, come i suoi testi, un’intera gamma di emozioni: dalla rabbia alla dolcezza, dalla forza ribelle alla fragilità disarmante. Una prova da 10 e lode per un’artista che si conferma, con ogni live, una delle voci e delle personalità più interessanti del panorama attuale.
A chiudere la serata Joan Thiele, che avevamo ammirato a Sanremo e che qui ha portato in scena i brani del suo nuovo album Joanita. Total look bianco, in netto contrasto con la performer che l’ha preceduta, Joan si è mossa tra luci multicolori e atmosfere eteree. C’è qualcosa di ultraterreno nella sua presenza scenica: sembra galleggiare, muoversi con la grazia di una musa urbana, con quel magnetismo naturale che appartiene solo a chi è davvero connessa con la propria arte.
La voce, calda e sognante, fluttuava sopra tappeti sonori raffinatissimi, in un set che ha avuto il potere di incantare e cullare allo stesso tempo. Joan sorride, e il suo sorriso – ampio, sincero – scioglieva l’aria, trasformando l’energia del pubblico in un abbraccio e una danza collettiva.
Accanto al palco principale, le performance secondarie hanno animato l’intera area della Città dell’Altra Economia con dj set, reading, interventi performativi e momenti di stand-up comedy. Spazi più raccolti ma densi di contenuto, che hanno dato voce a nuove idee, racconti generazionali e micro-narrazioni urbane.
L’organizzazione è stata curata nei dettagli, garantendo fluidità e accoglienza, trasformando il festival in un piccolo ecosistema inclusivo, capace di mescolare intrattenimento e riflessione senza mai perdere il senso della festa.
Allo scoccare della mezzanotte, come da tradizione, è arrivata la spaghettata: un gesto semplice e ricco di significato. Un gesto che accoglie e che fa subito casa, completando la serata come un sigillo. Così si è conclusa una due giorni ricca di suoni, parole e visioni, capace di stimolare il pensiero, accendere il senso di partecipazione e restituire alla città – almeno per un momento – un senso autentico di comunità.
Articolo e foto di Ginevra Baldassari
Ringraziamo Live Nation
