Il rito del fuoco sulla spiaggia: i Twenty One Pilots incendiano La Prima Estate

Se c’è una cosa che il Parco BussolaDomani di Lido di Camaiore sa fare, è confondere i confini tra la pigrizia dorata della Versilia e il sudore dei grandi raduni rock. Ma quello che è successo stasera, domenica 28 giugno, per la serata finale de La Prima Estate, è andato ben oltre la classica “vacanza musicale”. È stato un rito di purificazione collettiva guidato da due sciamani moderni venuti dall’Ohio. Quando Tyler Joseph e Josh Dun, meglio noti come i Twenty One Pilots, sono saliti sul palco alle dieci e mezza passate, l’aria profumava ancora di salsedine e crema solare, ma nel giro di tre accordi si è trasformata in pura elettricità da arena. La folla, compressa in un sold out che univa nostalgici dell’indie, ragazzini con il passamontagna rosso e curiosi dell’ultim’ora, ha assistito a una vera e propria lezione di sopravvivenza pop-punk-rap. Ma andiamo con ordine. La giornata era iniziata sotto un sole ancora accecante con le note sognanti ma sfacciate degli Aurevoir Sòfia, seguiti dai ritmi marcatamente funky e cinematici dei Midnight Generation, perfetti per scaldare i motori mentre la brezza marina tentava inutilmente di rinfrescare il prato. Il vero cambio di marcia pomeridiano è arrivato però con le Wet Leg. Rhian Teasdale e Hester Chambers sono salite sul palco con quella loro tipica attitudine da “siamo capitate qui per caso, ma adesso vi spettiniamo”, sfoderando un set ipnotico, sardonico e incredibilmente ruvido. I loro riff post-punk e le armonie vocali micidiali, trascinate dall’immancabile inno generazionale Chaise Longue, hanno dimostrato che l’indie-rock britannico ha ancora le unghie affilate, trasformando il tramonto toscano in un club di East London all’aperto. Ma la transizione verso l’headliner è stata un salto quantico. I Twenty One Pilots non fanno semplicemente concerti; mettono in scena un dramma psicologico ad altissimo volume. Josh Dun dietro la batteria è una macchina da guerra, un metronomo umano che picchia sulle pelli come se dovesse abbattere un muro, mentre Tyler Joseph salta dal pianoforte al basso, arrampicandosi sulle strutture del palco con quella teatralità disperata e magnetica che lo ha reso la voce dell’ansia della Gen Z. C’è stato spazio per i vecchi classici immortali, per i brani storici di Blurryface e Vessel, eseguiti con una ferocia e una precisione millimetrica che solo un duo con quel livello di telepatia può permettersi. Il pubblico ha cantato ogni singola barra, ballando sulla sabbia ideale del parco e rispondendo a ogni cenno di Tyler, che a un certo punto si è letteralmente proiettato sopra le prime file in un canotto gonfiabile, trasformando la platea in un mare umano. Verso la fine, mentre le fiamme dei visual si spegnevano lasciando il posto al sudore e ai sorrisi esausti, è rimasta la netta sensazione che La Prima Estate abbia chiuso la sua quinta edizione non solo con un festival da ricordare, ma con un vero e proprio trionfo di energia viscerale. Campioni di incassi, campioni di empatia, Dun e Joseph hanno preso la Versilia, l’hanno masticata e l’hanno risputata sotto forma di puro, indimenticabile rock and roll.

Si ringrazia Maddalena Rocchi di D&G
Foto di Elmi Ivan

Twenty One Pilots

Wet Leg

Midnight Generation

Aurevoir Sòfia

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