I nuovi riff del peccato arrivano in dono dal serpente albino dei Deftones

Sembra ieri che sul palco del Carroponte andava in onda uno dei concerti dei Deftones più belli che io ricordi…

 

Sembra una vita che i Deftones non pubblicano un nuovo album…

 

Due sensazioni che spiegano al meglio quanto il sottoscritto ami la band di Sacramento e quanto sia fremente l’attesa di un live ma soprattutto di un nuovo album. Perché i Deftones sono una band difficile ma paradossalmente facilissima; li ascolti una volta e non ci capisci un cazzo, li ascolti la terza volta e, o continui a non capirci un cazzo e spegni tutto, o partono in quarta le endorfine che formano una band total shoegaze tutta loro nel tuo cervello (si, nel mio inconscio suono anche nei Deftones).

 

E allora partiamo da cosa c’è fuori… Un serpente albino su uno sfondo verde acido… ok… mi ingegno, cerco sul web, immagino qualsiasi cosa per capire il messaggio ma nulla mi può togliere dalla testa che “cazzo ma perché???” non c’è nemmeno la mela! Allora passo al contenuto, poi magari ci rifletto meglio!

 

Il primo pezzo è uno dei due singoli svelati in anteprima che l’endorfina “fanboy” mi rimanda a Swerve City. Beh, ottimo, Koi No Yokan è uno dei loro album più clamorosi!

 

Ma pian piano scopro (dai, per fortuna) delle differenze così grandi che sono quasi impercettibili! Ma è anche proprio per questo che non riesco a immaginare cosa abbia portato la band a “mostrarlo” come anteprima dell’album. Forse un bluff? Ti mostro che non ho un cazzo e poi ti infilo una scala reale? Perché il pezzo in sé è molto Deftones ma non ha quel tormentone che ti entra in testa subito come normalmente un singolo vorrebbe. Come se i Metallica avessero fatto uscire Leper Messiah al posto di Master Of Puppets.

 

Due parole su “Ecdysis” che significa “muta di pelle” che a naso potrebbe avere un nesso con l’immagine di copertina? Un richiamo a qualcosa di nuovo che nasce sempre dallo stesso “involucro”? Un collegamento con la metamorfosi che tutti abbiamo sognato in Change? Dall’intro di Frank sembra proprio ognuno di tutto!

 

Ed ecco la hit,Infinite Source“, che è anche il brano in un certo senso più “disarmonico” del lavoro. È come se in studio Chino avesse acceso il condizionatore sprigionando una quantità infinita di “aria” al pezzo, soprattutto nel refrain:

All of those nights

All of our dreams

All of these years

All of these times

All of our dreams

All of your cheers

Potrebbe essere tranquillamente la continuazione naturale di Ohms!

 

“Souvenir” è l’anthem dell’album, il pezzo con cui vuoi fare innamorare una perfetta sconosciuta in un secondo con un bridge mozzafiato e un ultimo minuto e mezzo denso di sofferenza rigorosamente made in Frank che ti fa piangere dalla gioia e che taglia tutto per fare spazio a “CXZ” che è la parte successiva, quella dove lei fugge terrorizzata.

 

Abbiamo già capito che le dissolvenze la fanno da padrone. Qui non si ascolta il pezzo prefe, si ascolta TUTTO e lo si vive tra tutte le sue curve da tracciato ECG! Astenersi occasionali, frettolosi e non-sognatori che il pitone albino non è velenoso ma ti stringe, forte.

 

“Milk of Madonna” (titolo dell’anno e secondo singolo) con il suo inizio lieve lieve “Bloody rain Floods these streets, came falling to the Earth Run away A thunder hangs above me like an eye” ha un groove nel ritornello che non basterebbero i muri sonori fatti di marshall dei concerti anni ‘90 dei Manowar per essere completamente soddisfatti… e per questo non vogliamo ringraziare sua maestà Nick Raskulinecz (Diamond Eyes e il già citato Koi No Yokan)? Holy Spirit,  I’m on fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiire!

 

Ogni disco dei Deftones lo vedo come un insieme di elementi che ti accompagnano su un tracciato scostante e impervio, dove puoi trovarti davanti qualsiasi ostacolo che non ti aspetti fino al tanto agognato view point, ma quello con lo strapiombo a fianco perché in ogni pezzo dei Deftones la tensione è sempre in agguato, come il precipizio ed esattamente come in ”Cut Hands” dove un bridge in pieno stile Dubwar arriva nei panni del sassolino bastardo che ti fa cadere! Hack me up! Hack me up!

 

Chiudo (finalmente) riprendendo l’inizio… I serpenti non solo sono sopravvissuti all’estinzione dei dinosauri 66 milioni di anni fa, ma in quel contesto si sono addirittura evoluti! Un po’ come i Deftones dopo Gore insomma (…).

 

E allora bevetevi uno shoegaze col ghiaccio perché i Deftones sono l’unico gruppo che invece di cambiare loro, hanno aspettato che cambiassero i gusti, le mode e i comportamenti degli altri fino farli arrivare… a loro.

 

I Deftones non vanno alla montagna…

 

 

Testo a cura di Luca “Ash” Iacono

 

 

 

 

 

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