Sono passati 15 anni ma i The Neighbourhood non hanno smesso di essere idolatrati come divinità. Non si tratta di una semplice band alternative rock californiana, ma di un fenomeno globale degno di nota. Sono l’esempio plateale dell’enorme potere che può avere una fanbase cresciuta nel tempo a livelli esponenziali, tanto alti e vertiginosi che nessuno li aveva predetti, tantomeno la band.
Stiamo parlando di una delle band più ascoltate di tutti i tempi su Spotify, nonché una delle più “editate” su TikTok, ma di questo parleremo a breve.
47.571.711 ascoltatori mensili su Spotify, 4 canzoni che non ne vogliono sapere di lasciare le classifiche dei brani più ascoltati anche a distanza di 15 anni. Amori tormentati, tossici ma viscerali, testi spesso articolati e complessi ma nello stesso tempo in grado di venire assorbiti con semplicità dall’anima di ogni ascoltatore e incastrarsi dentro di lui senza più abbandonarlo.
Jesse Rutherford, frontman, e il resto della band ieri sera hanno dato al pubblico – prevalentemente femminile ammettiamolo – ciò che voleva di più, ciò che attendeva da ormai 10 anni. Un’attesa che non ha fatto altro che alimentare le aspettative nei confronti di una band che negli ultimi 5 anni di inattività ha raggiunto traguardi insospettabili, segno che a volte è la musica a parlare per sé e viaggiare da sola, senza bisogno di promozione da parte degli artisti o tour serrati.
I The Neighbourhood hanno dato in pasto alle persone le loro canzoni, si sono fermati e le hanno guardate raggiungere numeri da record. Ma come è successo? Cosa è accaduto in 5 anni di stop e perché? Prima di raccontarvi di ieri sera è giusto spiegarvelo.
Il fenomeno The Neighbourhood cresce su TikTok
Nel 2026 la musica è diventata un ritrovo sociale ancora più che in passato, ma non parliamo di un ritrovo fisico, parliamo del ritrovo virtuale dei social: TikTok ormai è la nostra principale risorsa di informazioni e tendenze, anche quando si tratta di musica.
La musica che ascoltiamo, le serie tv che iniziamo ci vengono proposti proprio dalla famosa piattaforma social che ci conosce meglio di chiunque altro grazie al suo algoritmo. E se una band o una canzone specifica “piace” a TikTok e diventa virale, potete stare certi che i suoi ascolti cresceranno, a prescindere da quando è stato pubblicato un singolo o da quanto sia famoso o sconosciuto chi l’ha creato. Non fraintendetemi, i The Neighbourhood erano una band affermata anche anni fa. Il loro sound, i loro testi in grado di raccontare storie, il loro stile in grado di ammaliare, restano ingredienti essenziali per il loro successo.
Ma con l’avvento di TikTok sono diventati un fenomeno globale. Sweater Weather, Daddy Issues, Softcore… hanno scalato ogni classifica perché diventati virali anche a distanza di anni. Presenti in piattaforma in versioni slowed and reverb, o così come Jesse le ha scritte, hanno portato la band a un successo mondiale proprio durante la loro meritata pausa iniziata nel 2021. In quel silenzio hanno avuto risonanza, ci hanno pensato i fan a garantirgliela ma anche gli utenti di TikTok, che sono diventati a loro volta dei fan, trascinati in un fenomeno musicale che rappresenta forse più di qualunque altro l’impatto che i social possono avere nell’industria musicale.
Sweater Weather: un frizzante inizio per i The Neighbourhood
Sweater Weather ha superato i 4,5 miliardi di ascolti su Spotify, posizionandosi tra le prime 3 canzoni più ascoltate di sempre sulla piattaforma di streaming musicale. Provate a canticchiare questa canzone a qualcuno che non conosce i The Neighbourhood e vedrete il suo sguardo illuminarsi come se avesse capito esattamente di chi state parlando.
Non si può negare che non solo sia un grande successo, ma anche uno dei singoli più rappresentativi della band: è proprio con questa canzone che la band stessa è nata. Infatti, Sweater Weather è la prima canzone che i The Neighbourhood abbiano mai scritto.
Il gruppo di amici di vecchia data ha iniziato a strimpellare le prime note su suggerimento di Zach – Zachary Abels, chitarrista – senza troppe aspettative. Il ritmo era più incalzante, il testo più rappato ma poi Jesse ha avuto l’illuminazione di rallentarla e cambiare la prima strofa. Così il brano è diventato come ora lo conosciamo e ha segnato un fortunato inizio per la band californiana.
Amici storici che hanno trovato la loro direzione musicale decisamente presto e non l’hanno mai abbandonata. D’altronde, quando la prima canzone che scrivi è anche il tuo più grande successo, non si può certo dire che non si sia partiti con il piede giusto.
Tracklist del concerto
- Hula Girl
- OMG
- Cry Baby
- Prey
- Reflections
- Void
- R.I.P 2 My Youth
- A Little Death
- Wires
- Afraid
- You Get Me So High
- Fallen Star
- Nervous
- Planet
- Wish You Were Mine (Tape)
- Devil’s Advocate
- Baby Came Home 2 / Valentines
- The Beach
- Pretty Boy
- Cherry Flavoured
- Daddy Issues
- Private
- Lovebomb
- Sweater Weather
- Softcore
- Red Flag (tape)
I best moments del concerto dei The Neighbourhood al Forum di Assago
Attesa, atmosfera, seduzione, nostalgia e cuore infranto. Ecco come descrivere in poche parole la serata di ieri al Forum. Potete anche non leggerle in quest’ordine, rende lo stesso l’idea.
Attesa
Il pubblico era caldo ancora prima di entrare nel palazzetto. L’attesa era tangibile, un po’ perché quello di ieri era un vero e proprio “concerto evento”, un po’ perché i The Neighbourhood non venivano in Italia dal 2016.
Migliaia di ragazze vestite in perfetto stile The Neighbourhood si sono dirette a passo svelto agli ingressi del Forum, incrociando le dita affinché sulla scaletta ci fosse quella canzone. Quale? Avete l’imbarazzo della scelta. C’era chi attendeva Flawless, chi sperava in Stuck with me come la sottoscritta, e a chi bastava Sweater Weather per essere felice. Infatti, la band ha talmente tanti grandi successi all’attivo che è difficile scegliere.
L’attesa all’interno del palazzetto è stata resa memorabile grazie ai Night Tapes, una band che è stata anche una scoperta per molti fan. Il gruppo formato da Iris Vesik, Max Doohan e Sam Richards ha saputo scaldare gli animi con il suo stile immersivo, al limite tra il dream pop e le sonorità elettroniche, portando per la prima volta alcuni singoli tratti da portals//polarities, album di debutto uscito proprio quest’anno. Storm ha concluso l’ esibizione tenendo alta l’asticella per i The Neighbourhood e portando i presenti in un’altra dimensione. Avremo modo di conoscere meglio la band prossimamente, con un’intervista dedicata.
Poi le luci si sono spente e l’iconica casa al contrario è comparsa accolta da un boato che ha fatto traballare le pareti del palazzetto. La band dopo 10 anni è tornata su un palco in Italia e ha dato inizio allo show con due singoli tratti dal nuovo album: Hula Girl e OMG.
Atmosfera e seduzione
Il segreto per sedurre qualcuno? Creare la giusta atmosfera. E Jesse Rutherford cari miei sa esattamente come farlo. Possiamo dire che si sia “svelato” al pubblico senza esitazione. Salito sul palco con occhiali da sole, gomma da masticare, giacca rossa e aria imperturbabile, ben presto ha fatto sparire ogni strato dando al pubblico esattamente quello che voleva: sé stesso. Su Reflections si è tolto la maglia, gesto accolto di buon grado da tutti i presenti, rimanendo vestito solo con i suoi tatuaggi. In perfetto stile Jesse. Il cantante infatti scherza spesso sul fatto di avere più foto senza maglietta che con.
Ma a sedurre non sono state solo l’atmosfera, il buio, le luci (spesso rosse) o il suo sex appeal innegabile, bensì i testi delle canzoni cantate direttamente da lui. D’altronde, quando Jesse Rutherford ti canta di farlo sentire vivo toccandolo in una stanza d’albergo è molto difficile non venire sedotti…
Nostalgia e cuore infranto
I The Neighbourhood hanno l’innata capacità di saper raccontare al dettaglio quel tipo di amore tormentato, in grado di fare sentire vivi, completi, nel posto giusto. Ma non solo.
I testi che ci regalano hanno qualcosa di più, c’è qualcosa sotto la superficie: una sofferenza, una nostalgia, un bisogno più intimo e più difficile da soddisfare. Possiamo dire che i loro lyrics siano stratificati e che in canzoni come Baby Came Home 2 / Valentines, R.I.P 2 My Youth, Afraid, Daddy Issues venga fuori con forza il messaggio sottostante.
In R.I.P 2 My Youth c’è la gioventù che muore, lasciando il posto alla consapevolezza e al dolore che porta con sé, il duplice senso di perdita: lasciare chi si è stati e non sapere dove si sta andando.
I was naive and hopeful and lost
Now I’m aware and driving my thoughts
Mentre in Daddy Issues, canzone che Jesse ha ammesso essere dedicata alla sorella, c’è il tema della morte del padre, scomparso proprio quando il cantante iniziava l’ avventura con i The Neighbourhood.
I know that you got daddy issues, and I do too
I didn’t cry when you left at first
But now that you’re dead it hurts
This time I gotta know
Where did my daddy go?
I’m not entirely here
Half of me has disappeared
Un senso di perdita e abbandono che Jesse condivide con la sorella ma che ha capito con il tempo. All’inizio, infatti, lui non apprezzava questo brano, lo riteneva troppo “lento”, non in grado di rappresentarlo musicalmente, ma con il passare degli anni ha capito che c’era molto più di lui in questa canzone che in tante altre.
Le due facce dei The Neighbourhood
Possiamo dire quindi che la band abbia due volti: uno più passionale e uno più introspettivo, ma che spesso e volentieri questi due volti si mixino e ieri lo hanno fatto alla perfezione sul palco. Il sesso che per quel qualche istante ti fa sentire un essere umano in grado di respirare, il tocco di qualcuno che ti dona conforto quando ti senti perso, la ricerca di sé stessi riflessi negli occhi di qualcun altro.
La band regala canzoni dolci-amare in grado di sedurre e ammaliare, ma anche di toccare corde più profonde in chi sa ascoltare e percepire sulla propria pelle quel tipo di dolore. Ogni canzone ieri sera ha fatto piano piano sgretolare i nostri muri, ci ha fatti abbassare ogni difesa. Per due ore abbiamo potuto mostrarci per quello che siamo: vulnerabili, nudi, autentici, rotti.
Il pubblico ieri ha saputo ascoltare, ma soprattutto ha saputo restituire con convinzione ogni strofa cantandola, urlandola, credendoci. Il risultato? Un concerto da pelle d’oca che si vorrebbe poter rivivere all’infinito.
Ringraziamo Clarissa Spiniello di On Out Now, Laura Beschi di Jala Media, il team di Live Nation, i Night Tapes e tutto il loro team per averci permesso di essere presenti.
Live Report a cura di Alessia Barra
