Cosa rende un artista diverso dagli altri? Questa domanda non ha una sola risposta.
Spesso, sentendo una canzone per la prima volta, veniamo colpiti dalla voce di chi la canta, dal ritmo, dalla base, dalle parole del testo… ogni orecchio è più sensibile a certi aspetti musicali. Ma quando si tratta di SYML non è questione di ascolto, è questione di cuore. Ogni brano scritto da Brian Fennell, in arte SYML, non passa dalle orecchie, attraversa lo sterno e viene assorbito dal cuore senza possibilità di scelta.
A rendere la sua musica così facile da amare e da custodire dentro di noi è l’autenticità di un cantautore che non sa mentire. Ogni canzone che scrive, dal testo all’arrangiamento, è un puro concentrato di verità e autenticità. Si mette a nudo e lo fa anche sul palco: lui non è lassù per intrattenere, è lassù per comunicare con il pubblico e lo fa cantando ma anche coinvolgendo ogni persona presente dicendo semplicemente: “Ciao, avete domande?”.
E volete sapere di più? Lui è davvero interessato alle domande dei suoi fan, e risponde senza mezzi termini, senza paura, andando a fondo della risposta perché non vuole mentire, non sta occupando il tempo, vuole parlare con noi. Vuole aprirsi con noi, esattamente come fa attraverso i suoi testi.
Ma andiamo con ordine, perché l’unica data italiana di SYML in Italia, che ha avuto luogo proprio ieri sera in Santeria Toscana 31, merita un po’ più di dettagli.
Qualche curiosità prima di iniziare
C’è chi ai concerti ci va preparato: discografia a memoria, biografia dell’artista assimilata a dovere. Il mio esperimento di ieri è stato andarci a mente pulita e scoprire più sull’artista senza preconcetti dovuti alla conoscenza pregressa su di lui. Il risultato? Mi è venuta voglia di andare a scoprire ogni dettaglio della sua vita. Ma non ve li riporterò tutti. Un aspetto interessante che merita un piccolo spazio in questo articolo prima di iniziare il racconto della serata riguarda il nome d’arte che il cantautore ha scelto: SYML.
Non si tratta di un acronimo, bensì di una parola gallese traducibile con “simple” in inglese e facile in italiano. Eppure Brian Fennell il gallese non lo parla: è cresciuto a Seattle a ha sempre saputo di essere stato adottato ma solo a 18 anni ha scoperto che i suoi genitori biologici erano di origine gallese.
“Scegliere un nome gallese è stato un po’ un onore, almeno dal mio punto di vista, e un modo per dire che, in un certo senso, è da lì che provengo. E scegliere un nome come ‘semplice’ è stato un po’ un promemoria per non complicare troppo le cose, che si tratti di arte, relazioni o pensare alla propria provenienza e a tutto ciò che ne consegue.”
Musica per guarire e raccontarsi
Scegliere SYML come nome d’arte è stato un po’ come onorare le sue origini, raccontare in una parola da dove proviene. Ha ammesso che far musica per lui è stato un modo per esplorare e affrontare il tema dell’adozione, una sorta di terapia per accettare il fatto di essere stato adottato e trasformare in musica la sensazione di non avere davvero una casa. E credo che Nobody Lives Here, brano che ha dato il nome al suo ultimo album, probabilmente rappresenta al meglio questo aspetto terapeutico:
Nobody lives here, but somebody used to
There was a light in every window
Nobody answers when I call for you
No longer mine, I’m letting you go
I suoi genitori biologici non gli avevano dato un nome, ma gli avevano scritto una lettera spiegando perché non si sentissero pronti a diventare padre e madre. Quella lettera aveva molti spazi bianchi in corrispondenza di un nome che non avevano saputo dargli. Quella lettera Brian l’ha letta solo due volte perché troppo dolorosa, ma un nome per sé stesso lo ha trovato e ci ha costruito una brillante carriera musicale attorno.
Si accendono le luci per Ber
Ber, nome d’arte di Berit Dybing, è una cantautrice indie pop americana nata nel 1998 e ieri sera ha scaldato il pubblico di Santeria in attesa di SYML.
Lo ha fatto con cuore, genuinità e un pizzico di goffaggine che lei stessa ha definito da “rookie” ma la sua voce incredibile e la sua dolcezza sono stati una vera scoperta. L’interazione con il pubblico, la risata cristallina e il suo modo di calarsi intensamente in ogni brano, hanno fatto scorrere il tempo tanto velocemente che mezz’ora è sembrata una manciata di secondi e dopo un: “Ci vediamo dopo e se volete scambiamo due parole!” Ha lasciato il palco a SYML e al resto dalla band.
È stato toccante notare come lo stesso SYML avesse stima di questa giovane cantautrice, dimostrandole il suo supporto più volte nel corso della serata ed esibendosi con lei in un duetto verso la seconda metà del concerto, sulle note di Nobody Lives Here.
Dal palco al salotto di casa: confessioni, ironia e autenticità
SYML e la sua band sono saliti sul palco e hanno dato inizio allo show sulle note di Carry No Things senza perdere tempo. Look semplice, chitarra in mano e la potenza della voce di Brian che ha fatto calare un rispettoso silenzio, quello tipico di quando si ascolta qualcosa di talmente bello da non volerlo rovinare cantandoci sopra.
Fin da subito il clima è stato informale e disteso, come se Brian e la band fossero direttamente a casa nostra a regalarci un live nel nostro salotto, intervallato da momenti di chiacchiere per conoscerci meglio. Ci sono stati due momenti di botta e risposta con il pubblico che hanno decisamente infranto la quarta parete e dato forza a questa sensazione. E vale la pena parlarne.
Brian ieri sera ci ha raccontato che effettivamente la sua carriera è iniziata 10 anni fa con un live poco convenzionale: l’attore Aaron Paul, famoso per il suo ruolo in Breaking Bad, lo aveva contattato per esibirsi in casa sua per lui e pochi amici.
Brian lo ricorda in modo ironico, non nascondendoci il suo evidente impaccio nel presentarsi a casa di un attore famoso per una live improvvisata. Come ha rotto il ghiaccio? Chiedendo “Avete qualche domanda?” E da allora lo chiede ad ogni concerto, da oltre 10 anni.
Grazie a questi momenti di scambio con i fan abbiamo scoperto di più su di lui: sappiamo che in questi 10 anni tante cose sono cambiate nella sua vita, che ha una famiglia che ama con tutto il suo cuore, che ha dovuto dire addio a persone che si sono portate via una parte di lui e che il suo rapporto con la musica è cambiato, è cresciuto con lui.
Consigli, processo creativo e nessuna maschera
Alla domanda: “Cosa consiglieresti ad un artista emergente?” La sua risposta è stata che c’è spazio per tutti e che l’importante è iniziare e portare a termine ogni idea, ogni canzone, ogni album: iniziare e finire sono l’ostacolo più grande. Ma quando si è pronti si può dare in pasto al mondo la propria musica dicendole addio, apprezzando la bellezza di farla diventare di qualcun’altro, come è stato per lui con Where’s my love, il suo singolo più famoso e ascoltato ancora oggi.
Ha raccontato del processo creativo dietro ad ogni canzone: melodie e parole che vengono da sole, spesso alle 5 del mattino e che sembrano sempre migliori di notte che il giorno dopo in sala di incisione. Ci ha raccontato che per lui è più facile esprimersi e comunicare con la musica, mentre ha difficoltà a farlo in modo “normale”, tanto che sua moglie spesso gli ricorda che ogni tanto deve anche parlarle…
Tra le confessioni di ieri sera, Brian ha citato due canzoni in particolare: Girl, dedicata a sua figlia e singolo che più di ogni altro porta nel cuore tra quelli scritti in 10 anni di carriera. Heavy Hearts: il suo brano preferito del nuovo album che, a detta sua, è il più triste ma per questo lo ama e lo definisce una coperta calda con cui abbracciarsi.
Nessuna maschera. Nessun personaggio. Semplicemente un artista che sa mettersi a nudo senza imbarazzo, che vuole creare un legame con le persone del pubblico, in ogni città in cui ha la possibilità di esibirsi.
Tracklist del concerto e qualcosa di più…
La scaletta del concerto di ieri è stata un vero e proprio lavoro sartoriale, cucito con cura da SYML per regalare al pubblico un viaggio tra canzoni vecchie e nuove, tra brani più cinematic e struggenti come I Wanted to Leave e Fear of The Water fino a quelli più ritmati come True e I Was Stone.
Ma non sono mancati singoli autobiografici, come Girl dedicato a sua figlia e Flags che racchiude il dolore che ha provato cinque anni fa nel perdere suo padre malato di cancro. Infine è arrivata Where’s My Love che non ha certo bisogno di presentazioni.
Tra effetti vocali, violino, esibizioni al piano e aneddoti sui brani, il concerto è stato la coperta calda di cui parlava lo stesso Brian. Ogni persona del parterre si è sentita avvolta da questa coperta, si è sentita al caldo e con il cuore pieno. Tanto che, vedere Brian e la sua band scendere dal palco, è stato come salutare un gruppo di amici a fine serata, con la speranza di averli di nuovo come ospiti a casa propria molto presto. L’illusione si è rotta solo quando le luci si sono accese di nuovo, ricordando a tutti quanti che effettivamente ci trovavamo in Santeria e non a casa nostra.
Tracklist
- Carry no thing
- Please slow down
- Girl
- Careful
- I Was Stone
- Mr. Sandman
- Symmetry
- The bird
- True
- WDWGILY
- When The Party’s Over (cover)
- I Wanted to Leave
- Flags
- You and I
- The White Light of Morning
- Sweet Home
- Meant to Stay Hid
- Heavy Hearts
- Fear of The Water
- Nobody Lives Here (duetto con Ber)
- Where’s my love
Corriamo insieme?
Chiudiamo l’articolo con una strofa di You and I:
It don’t matter where we go
If you were born to run
I was made to run with you
E fingiamo che Brian l’abbia dedicata a noi. Così potremo tenerci addosso quella coperta anche ora che dovremo ricominciare a correre, consapevoli che non saremo soli: avremo la sua musica con noi a scaldarci a prescindere.
Ringraziamo Chiara Veronese e tutto il team di Words For You per averci dato la possibilità di essere presenti al concerto.
