A 20 anni si muore ma si rinasce anche. Perché quando si arriva al limite, quando si cade dall’alto, non si può fare altro che mettersi le ali da soli, costruirsele e indossarle per salvarsi dall’inesorabile caduta.
Rinascere cadendo, ritrovare se stessi nel vuoto fino a rimettere i piedi per terra.
Blanco lo ha fatto. O meglio, Riccardo lo ha fatto. Non ce ne parla solo nei suoi nuovi brani, più intimi, consapevoli e a tratti dolorosi, ce lo ha dimostrato con la sua carriera: è stato lanciato in orbita prima ancora che avesse le ali giuste per rimanerci. Quindi è caduto, ha perso sé stesso, il senso della musica.
Tuttavia, ha avuto la maturità e la forza di rendersene conto, di rimboccarsi le maniche e chiedersi: Che cos’è davvero per me la musica? E ha trovato la risposta nei suoi testi.
A riflettori spenti, lontano dagli ambiziosi palchi degli stadi (forse prematuri), quando anche la musica sembrava non avere più senso, Blanco è ripartito dalle parole. Lo ha fatto scrivendo per se stesso, ma anche per diversi artisti – ad esempio La cura per me (Giorgia), Lentamente (Irama) e Se t’innamori muori (Noemi), tutti brani portati sul palco di Sanremo nel 2025. Ha fatto un passo indietro, si è nascosto esponendosi senza volto, solo attraverso la scelta delle parole.
In questo modo Riccardo ha deciso di mettersi a nudo in modo nuovo, più autentico e doloroso. Lo ha fatto addirittura tornando tra i banchi di scuola, innamorandosi del latino, per portare a termine il percorso verso il diploma lasciato in sospeso.
Lo specchio di una generazione obbligata a correre
Blanco rappresenta un’intera generazione obbligata a correre, obbligata a tenere lo sguardo sempre puntato verso l’alto, a cui è stato inculcato che nella vita bisogna puntare sempre più alto.
Una generazione che viene privata del presente in vista del futuro, obbligata a inseguire obiettivi per realizzarsi, per non rischiare di non diventare nessuno. L’ambizione prima della felicità, la corsa che toglie il fiato e fa macinare km senza che ci si renda conto di chi ci sta attorno e di chi rimane indietro.
Ma Blanco ci insegna che diventare grandi significa imparare a vivere nel presente, tornare con i piedi per terra, guardarsi allo specchio e dirsi: “E adesso che cazzo faccio? Ora che sono dove volevo essere, cosa mi rimane?”
In Piangere a 90 scrive: “vincere non è destinazione” e questo riassume la nuova consapevolezza di un ragazzo che è diventato un fenomeno bruciando ogni tappa, con una penna convincente e una musicalità da record, che però si è reso conto che, pur avendo vinto, non si sentiva arrivato, bensì perso. E per ritrovarsi, è ripartito da un posto sicuro: i suoi testi.
Si è rimesso le ali, le sue, e ha scritto un nuovo capitolo, tornando dalle persone che per prime avevano creduto in lui e gli avevano dato fiducia. Tornando a casa esibendosi con il pubblico, senza rabbia, senza farsi possedere dalla sua stessa musica.
Quello di ieri sera sul palco del Forum non era più un ragazzino inesperto, obbligato a sopportare troppa pressione. Ma un artista consapevole in grado di esprimersi attraverso la musica, viverla senza rabbia, con il puro desiderio di condividerla, con riconoscenza. Un giovane di 23 anni che ha dovuto pagare il prezzo di diventare uomo davanti agli occhi di tutti, ma che rappresenta la lotta contro sé stessi di una generazione intera.
Tracklist del concerto: il mix perfetto tra passato e presente (di Blanco)
- Ti voglio bene, uomo
- L’isola delle rose
- Paraocchi
- Ladro di fiori
- Anche a vent’anni si muore
- Finché non mi seppelliscono
- Fuori dai denti
- Sai cosa c’è
- Maledetta rabbia
- Peggio del diavolo
- Belladonna
- Lucciole
- Piangere a 90
- Un briciolo d’allegria
- Ricordi
- La canzone nostra
- Nostalgia
- Los Angeles
- Blu celeste
- Woo
- Pornografia
- Notti in bianco
- 15 dicembre
- Innamorato
- 27 luglio
- Mi fai impazzire
- Brividi
- Un posto migliore
- MA’
La scaletta di ieri sera è stata un omaggio alle grandi hit del cantante ma allo stesso tempo una dichiarazione di intenti rispetto a quella che è la sua direzione musicale attuale: autenticità e introspezione.
Maledetta rabbia, Piangere a 90, Anche a vent’anni si muore, Peggio del diavolo, Ma’ sono tutti brani che ci portano oltre la superficie, ci fanno scavare nella persona prima che nell’artista. Inoltre, il cambiamento di Blanco si percepisce anche dai feat: se nel 2021 “Mi fai impazzire” vedeva come co-protagonista Sfera Ebbasta, nel nuovo album Ma’ compare invece Peggio del Diavolo a doppia voce con Gianluca Grignani, brano in cui ci viene raccontato il tunnel della dipendenza che ha tenuto entrambi al buio per alcuni difficili anni:
E non pensare che io sia
Legato a una bugia
Sto uscendo da quel tunnel
Io, sto facendo pulizia
E che pace che c’è
Sembra tutto più facile
Senza più trappole
Gabbie per anime
Notti in bianco, Sai cosa c’è, Pornografia, Mi fai impazzire, Ladro di fiori sono un omaggio al Blanco del passato che non ha finito di esistere, si è solo conosciuto meglio. Se già ci aveva fatto intravedere qualcosa di sé con Blu celeste, ora non ci sono più filtri a dividerci dal vero io del cantante classe 2003, criticato in passato per i suoi atteggiamenti o per la sua “poca costanza”, che ha dimostrato invece come crescere renda umani. Farlo davanti agli occhi di tutto il mondo rende ancora più fragili. Riuscire a non perdersi e ricostruire la propria strada rende forti ma, soprattutto, veri artisti.
Ringraziamo Greta Zucchetti Lazzari e tutto il team di Goigest per averci permesso di essere presenti e goderci questo volo di due ore con Blanco.
Live Report a cura di Alessia Barra
Immagine di copertina: William Bruto
