Il 5 dicembre 2025 il Palazzo dello Sport di Roma ha accolto i Baustelle per una delle due date-evento pensate per celebrare i 25 anni di una carriera che ha lasciato un segno profondo nella musica italiana. Formatisi a Montepulciano nel 1996, Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini hanno costruito nel tempo un immaginario riconoscibile, fatto di testi raffinati e sonorità capaci di intrecciare nostalgia e modernità.
La tappa romana, insieme a quella prevista a Milano il 12 dicembre, ha idealmente chiuso un anno particolarmente intenso: un tour celebrativo che li ha portati in tutta Italia e la pubblicazione di un nuovo album che ha confermato ancora una volta la centralità del gruppo nel panorama indie rock nazionale. Una festa collettiva, resa ancora più significativa da una scaletta che ha attraversato un quarto di secolo di musica, rinnovando il legame con un pubblico affezionato e con una nuova generazione che si è avvicinata di recente al loro universo poetico.
Nel corso della loro storia i Baustelle hanno raccolto numerosi riconoscimenti – dalla Targa Tenco al disco di platino per Amen, fino al Nastro d’Argento per Piangi Roma – premi che testimoniano una scrittura capace di raccontare la complessità della contemporaneità attraverso arrangiamenti eleganti e un linguaggio sonoro unico nel suo genere.
Pur essendo una band che trova la sua dimensione ideale negli spazi più raccolti, vederli su un grande palco ha rivelato la forza silenziosa della loro musica e l’affetto di un pubblico cresciuto insieme a loro. Le luci rosse e blu hanno accompagnato l’intero spettacolo, insieme alle frasi proiettate sul grande telo alle spalle della band. Tra queste, una in particolare, “L’idiozia di questi anni”, ha condensato la loro attitudine e poetica, quella miscela di melodie pop e testi malinconici, ribelli, spesso disperati, che da sempre denunciano le contraddizioni del vivere contemporaneo e invitano a una ribellione intima, individuale.
Il carisma raccolto di Bianconi e l’energia scenica di Bastreghi, sostenuti dall’equilibrio degli altri musicisti, hanno creato dal vivo una miscela emotiva capace di commuovere e trascinare. Se il vasto spazio del palazzetto ha inizialmente disperso un po’ l’atmosfera, il calore crescente del pubblico ha presto trasformato il concerto in un’esperienza sorprendentemente intima.
A venticinque anni dall’esordio, i Baustelle continuano a parlare con una voce necessaria e riconoscibile. La loro musica resta un faro discreto e necessario: un promemoria che anche nella malinconia può annidarsi una forma di grazia.
Con la stessa eleganza con cui hanno attraversato gli anni, ieri sera hanno dimostrato ancora una volta che la bellezza, quando è onesta, non teme il tempo.
E mentre le luci si spengevano, ci è rimasta addosso la sensazione che i Baustelle continuino a indicarci una via sottilmente rivoluzionaria per restare umani, e che il loro viaggio sia tutt’altro che concluso. Dopo un quarto di secolo di canzoni, hanno ancora molto da raccontare.
Testo e fotografie di Ginevra Baldassari
Ringraziamo Anitamaria di Words for You
