I migliori momenti dell’unica data italiana dei Bad Omens al Parco della Musica di Segrate. Tra catarsi, introspezione e urla liberatorie.
I Bad Omens non sono una semplice band metal, sono talmente tante cose che probabilmente è difficile incasellarli in uno stile, o addirittura trovare gli aggettivi giusti per descriverli. Il concerto di ieri sera è stato un esempio di quanto la band di Richmond sappia essere la mano tesa a cui aggrapparsi, la carezza quando ne hai bisogno, o lo schiaffo che ti sveglia dal torpore e ti porta a reagire.
Prima di addentrarci nei best of della serata di ieri al Parco della Musica di Segrate, che ha visto i Bilmuri in apertura e un concerto pazzesco dei Bad Omens, è il momento di spiegarvi qualcosa di più su questa band che, successo dopo successo, sta scrivendo la storia del metal e dell’alternative rock.
Bad Omens: versatilità e musica senza secondi fini
La band ha visto la luce nel 2015 per merito del frontman Noah Sebastian che, a soli 16 anni, aveva già imparato a produrre e comporre musica. Se vogliamo essere del tutto onesti, il segreto del successo di questa band ha proprio il suo volto e il suo nome. Perché Noah non solo ha delle incredibili capacità di scrittura e produzione musicale, curando spesso ogni dettaglio dei brani – tra cui la direzione dei video musicali – ma ha una presenza scenica e una versatilità vocale da pelle d’oca. Se pochi secondi prima ti sta cullando e accarezzando con voce angelica, un istante a dopo ti manda a fuoco con un growl.
Noah è il cuore pulsante dei Bad Omens, un cuore che batte per loro più che per sé stesso. Infatti, ciò che si percepisce maggiormente assistendo ad un loro live è il trasporto totale del cantante, che si immerge in ogni brano senza riserva. Nessun personaggio da interpretare, nessun fare da rock star, la musica lo attraversa e lui si fa trasportare guidato dagli strumenti del resto della band, muovendosi a tempo sulle note che conosce così bene.
“Non avere mai secondi fini quando scriviamo è sempre stata una nostra regola ferrea. Vogliamo solo fare la musica che ci piace e di cui siamo orgogliosi.”
Così aveva dichiarato Noah Sebastian durante un’ intervista in cui parlava di come Just Pretend, il più grande successo della band, avesse visto la luce quasi per scherzo. Ed è questo che rimane addosso dopo averli ascoltati, la sensazione che qualsiasi brano propongano non nasca per accontentare il mercato o i fan, ma è qualcosa di cui sono orgogliosi, qualcosa che li rappresenta e che vogliono in primis regalare a sé stessi.
I migliori momenti della serata
Cominciamo con il dire che entrare nel Parco della Musica ha richiesto più tempo e pazienza del previsto. Complice la poca organizzazione delle file che ha portato a rallentamenti poco piacevoli. Tutto sommato però la location si è dimostrata adatta e ha recuperato man mano durante la serata. Gli aerei che decollano da Linate alle spalle del palco? Ammettiamolo, erano un plus.
Ma torniamo a noi. I primi a salire sul palco sono stati i Bilmuri, la band alternative capitanata Johnny Franck e per chi non li conoscesse, vi invitiamo a rimediare subito.
La musica dei Bilmuri è piena di sorprese. Johnny Franck, cantante, cantautore, polistrumentista e produttore, ha saputo creare un mix musicale esplosivo, mescolando rock alternativo, la giusta quantità di metal e un pizzico di country. Johnny durante il liceo, ha co-fondato gli ATTACK ATTACK!, una delle band metalcore più apprezzate, poi nel 2010, ha deciso di separarsi dal gruppo e dare vita a un nuovo progetto.
Nel tempo il progetto musicale ha visto salire a bordo musicisti di alto livello, come la sassofonista e cantante Gabi Rose, che ieri sera ha stregato il pubblico rendendo sassofono e il clarinetto gli strumenti più rock di sempre.
Milan, Do you feel love?
I Bad Omens sono saliti sul palco sulle note di Specter, brano uscito nel 2025, che fin da subito si è guadagnato il primo posto nella classifica di Billboard Hot Hard Rock Songs. Una scelta azzeccata per cominciare, specialmente dopo il video di intro (parte uno delle successive “tapes”), dall’atmosfera cupa e spettrale. Noah avvolto dalla nebbia, con gli occhi chiusi e completamente abbandonato alla musica ha dato inizio allo show. Una sola parola per descriverlo sul palco? Aura.
Poi siamo tornati indietro nel tempo con Glass Houses, singolo decisamente più metal, uscito nel 2016 agli esordi della band. Fuoco, fiamme e urla liberatorie sono continuati con The Drain per poi rallentare (anche se non del tutto) con The Death of Peace of Mind, traccia che ha dato il nome all’album che nel 2022 li ha fatti arrivare all’apice del successo.
So tell me how does it taste? And was it all worth the wait?
La scaletta è andata avanti con Dying to love che ben rappresenta la multi-sfaccettata anima dei Bad Omens. Passando da una voce angelica e da uno struggling prima delicato e poi tendente al rock, fino al growl. Il brano racchiude tutto quello che può essere l’amore: delicatezza, frustrazione, dolore, liberazione o una lenta agonia. Ne vale la pena? Se ce lo racconta Noah sì.
L’equilibrio con il metal è stato ben mantenuto come sempre, perché poi è stato il turno di Concrete Jungle, di cui possiamo riassumere l’essenza in due righe:
I fell in a concrete jungle
And I’m the f**king king
A seguire Nowhere to go, Limits, Artificial suicide e V.A.N hanno continuato a tenere caldo il pubblico.
Is there anything more than human?
Con Left for good e Anything > Human abbiamo sentito il rimpianto e la ricerca di una via d’uscita. Ci siamo sentiti umani insieme a Noah. Mentre con Like a Villain ci siamo guardati allo specchio, chiedendoci se siamo ancora lì, se siamo ancora noi a rifletterci o se lo specchio ora ci mostra una versione diversa di noi stessi, quel che rimane dopo essere stati feriti ed essere diventati ciò che gli altri ci hanno portati ad essere.
So walk into my fire or step into my light
La serata si è chiusa con una tripletta efficace. Just Pretend, Impose e Dethrone ci hanno dato la buonanotte.
Con Just Pretend, brano che ormai vanta oltre 400 milioni di streaming, il pubblico ha cantato a squarciagola. La canzone racconta di un tipo d’amore che porta ad aspettare sul fondo, attendere per anni, nella speranza che chi amiamo ci raggiunga. Ci troviamo lì sul fondo, combattuti, in attesa, chiedendoci se abbia senso continuare ad aspettare.
“Il modo in cui è scritta trascende davvero il nostro genere e la nostra band.” Ha spiegato Noah in un intervista dedicata al singolo, sottolineando come il testo e la struttura del brano avrebbero potuto renderlo un successo anche adattato ad altri generi musicali.
Con Impose siamo tornati al 2025, con tanto di spezzone del famoso videoclip inserito nell’ultima “tape” proiettata sullo schermo. Un amore tossico? Non solo. Si tratta più di una lettera a cuore aperto in cui viene esplorata la paura di non essere all’altezza, di venire smascherati. Un’introspezione psicologica simile a quella di Specter, ma in questo caso si parla di sindrome dell’impostore, di ansia sociale, di pressione psicologica e della paura di non essere all’altezza delle aspettative.
Tutto su note ipnotiche ed elettroniche che la band ha iniziato ad esplorare.
In every place I’m on my toes,and still I feel like I impose
It’s okay to let me go if you need
In ogni posto, sono sempre all’erta,eppure mi sento come se fossi di troppo
Va bene lasciarmi andare, se ne hai bisogno
Per chiudere la serata con un’ultima scarica di adrenalina, la band ci ha regalato Dethrone. Il pubblico si è scatenato di nuovo, come se avesse ancora voce ed energia per poterlo fare. Poi luci e fiamme si sono spente definitivamente lasciandoci sudati, senza voce e soddisfatti.
Personalmente, aspettavo di sentire i Bad Omens dal vivo da tempo e posso dire che questo live è valso ogni anno di attesa.
Tracklist del concerto
1. Specter
2. Glass Houses
3. THE DRAIN
4. THE DEATH OF PEACE OF MIN
5. Dying to Love
6. CONCRETE JUNGLE
1. Nowhere to 6o
8. Limits
9. ARTIFICIAL SUICIDE
10.V.A.N
11. Left For Good
12. ANYTHING > HUMAN
13. What Do You Want From Me?
14. What I t Cost
15. Like a Villain
16. Just Pretend
17. Impose
18. Dethrone
Ringraziamo tutto il team di On Out Now e di Live Nation per averci permesso di essere presenti.
Live Report a cura di Alessia Barra
