Apparat a Roma, il suono che respira

Il 16 aprile 2026, tra le geometrie eleganti dell’Auditorium Parco della Musica, Apparat ha trasformato la Sala Sinopoli in una specie di organismo vivente: un cuore elettronico che pulsa, si contrae e si espande, guidando il pubblico dentro un’esperienza più sensoriale che semplicemente musicale.

Dietro il nome Apparat c’è Sascha Ring, figura chiave dell’elettronica europea, capace negli anni di muoversi tra club culture, colonne sonore e progetti più sperimentali. A Roma è arrivato con la band al completo per presentare in anteprima i brani del nuovo album A Hum Of Maybe, ancora prima della sua uscita ufficiale.

Chi si aspettava un semplice set elettronico è stato subito smentito. Sul palco, synth e macchine convivono con strumenti “umani”: batteria, archi, chitarre. Il risultato è una materia sonora stratificata, dove ogni suono sembra respirare.

Colpisce il comportamento del pubblico romano: meno smartphone, più ascolto. Un’attenzione quasi religiosa, interrotta solo da applausi lunghi e sinceri. Non è il classico concerto da cantare a memoria, ma un’esperienza da attraversare.

E quando arrivano i brani più riconoscibili, l’energia cambia: non esplode, ma si intensifica, come una corrente che attraversa la sala.

Ad aprire la serata ci ha pensato B-Disc che ha costruito un set elegante e immersivo, tracciando un percorso sonoro sospeso tra ambient ed elettronica melodica.

Setlist

Glimmerine
Dawan
Ash/Black Veil
An Echo Skips A Name
Hum of Maybe
Little Feet
Williamsburg
Heroist
Jam 9
Dark Anthem
Pieces
You Don’t Know Me
Laminar Flow

Caronte
Black Water

 

Ringraziamo lo staff dell’Auditorium Parco della Musica, Giulia Di Giovanni e Maria Grazia Marsico di GDG.

Photogallery a cura di Emanuela Vertolli

 

 

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