Il concerto di ieri sera dei 5 Seconds of Summer è stato un omaggio alla storia della band australiana che ha giocato ironicamente con il proprio passato, autoproclamandosi la “migliore boyband” mostrandoci – con ironia ma anche un pizzico di verità – alcuni “atti” della propria carriera. Ci hanno parlato di inizi, cadute, rotture e ritorni. Il peso della fama, il dover essere all’altezza, la voglia di scoprire singolarmente la propria identità musicale. Tutto in 2 ore di show in cui hanno snocciolato grandi successi e nuovi brani tratti dall’album che li ha portati in tour quest’anno “Everyone’s a Star!” e che ha anche segnato il grande ritorno insieme sul palco dopo una pausa.
Il tono ironico aveva una base di verità, e lo si è percepito specialmente alla fine. Ma andiamo con ordine, scopriamo qualcosa in più sulla band e riviviamo insieme i best moments dell’unica data italiana del tour che si è tenuta ieri sera all’Unipol Forum di Assago.
5 Seconds of Summer: non tutte le storie sono destinate a finire
Sono passati 15 anni da quando i 5 Seconds of Summer – che da ora in poi chiameremo 5sos come i veri fan – hanno fatto il loro debutto. In questi 15 anni sono cambiate tante cose. Il loro stile si è evoluto passando da un pop-punk convinto alle sonorità più synth pop, new wave ed electro rock.
La loro evoluzione non è stata solo dal punto di vista musicale, ma specialmente artistica e individuale: il quartetto di Sydney attivo ormai dal 2011 e con 8 album alle spalle, ha attraversato anche la temutissima fase delle carriere da solista. Arriva per tutte le band il fatidico momento in cui ci si guarda in faccia e ci si chiede a vicenda: “Siamo ancora noi? Continuiamo o vogliamo scoprire chi siamo come artisti individualmente?”
Questo fatidico momento è avvenuto nel 2023 – anche se già negli anni precedenti i ragazzi si erano prodigati in alcuni progetti personali – dopo un tour mondiale che li aveva portati anche in Italia.
La band dal 2023 si è presa una pausa fino al 2025, anno in cui ha visto la luce “Everyone’s a Star!”. Ed è tornata sul palco al completo con:
- Luke Hemmings – voce, chitarra
- Michael Clifford – voce, chitarra
- Calum Hood – voce, basso
- Ashton Irwin – voce, batteria
Durante quel piccolo stop ogni membro della band ha scoperto sé stesso al di fuori della comfort zone dei 5sos ma, a differenza di molte altre grandi boyband, la via del ritorno non è mai stata persa. La voglia di fare musica insieme non è mai venuta meno e ce lo hanno dimostrato ieri sera con una complicità travolgente sul palco.
I best moments della serata al Forum: tra pizze volanti, premi finti e verità travestita da scherzo
Ieri sera la parola d’ordine è stata divertimento. Quel divertimento genuino di quando passi una serata tra amici a ridere, ricordare i vecchi tempi e dire cazzate.
A un certo punto è comparsa quella che somigliava ad una presentazione powerpoint su come coinvolgere il pubblico italiano (forse uno dei momenti più alti insieme al lancia pizze) e questo fa capire il mood che i 5sos hanno voluto creare: familiare, ironico, divertente ma soprattuto divertito. Perché siamo sicuri che anche loro si sono divertiti sul serio.
Tuttavia non è mancata la professionalità: scaletta costruita a regola d’arte per non scontentare nessuno, sondaggio per dare voce in capitolo al pubblico su una canzone a sorpresa in scaletta, allestimento del palco che ha reso lo show ancora più immersivo.
Insomma, 15 anni di esperienza si sono visti. La personalità di ognuno di loro è emersa senza mai oscurare gli altri. Per quanto Luke Hemmings sia il lead vocalist, la sua presenza non ha mai messo in ombra quella degli altri tre membri della band. Ognuno ha avuto il suo spazio, la sua identità e il suo personalissimo fandom pronto a sostenerlo.
Questo aspetto è importante. Il pubblico al Forum di ieri sera c’era davvero. Era presente con corpo, anima e voce per celebrare il ritorno della band e si è percepito ogni secondo. Come si è percepito il legame che i 5sos stessi sentivano di avere con i presenti. Quel mix di gratitudine e affetto autentico che non è mai scontato quando si parla di giovani band che hanno dovuto sopportare – forse troppo presto – il peso della fama.
Atti e Setlist del concerto dei 5sos a Milano
Act I – the Peak
”NOT OK”
“No. 1 Obsession”
“Teeth”
Act II – The Fall
“Easier”
“More”
“istillfeelthesame”
“No Shame”
“She’s Kinda Hot”
“Boyband”
“Telephone Busy”
“Evolve” (Live debut)
Act III – The Yearning
“Bad Omens”
“Ghost of You”
“I’m Scared I’ll Never Sleep Again”
Act IV – The Break
“Starting Line”
“Don’t Forget You Love Me”
“Have You Found What You’re Looking For”
“enough”
Act V – The Rise
“Amnesia”
“Start Over”—> più votato dai fan
Act VI: The Beginning
“English Love Affair”
“Voodoo Doll”
“Waste the Night”
“Jet Black Heart”
“She Looks So Perfect”
Act VII: The Return
“Everyone’s a Star!”
“Youngblood”
Act I – The Peak
La narrazione parte con il primo atto. Un video in cui la band mangia pasta con fare da rockstar e si auto-celebra in modo ironicamente ostentato. Al termine del quale salgono sul palco i 5sos, scaldando il pubblico con “Not OK” seguito da N.1 Obsession. Si parte con il botto, con coriandoli caduti dal cielo fin dall’inizio per richiamare quell’ “apice” mostrato nel video. L’atto si chiude con Teeth che ci fa tornare indietro al 2019 e al mood punk.
Act II – The Fall
Il video mostra la band che scala tutte le classiche, definita “la boyband più importante al mondo”, l’affaccio sul balcone del Duomo con una distesa di persone ad acclamarli. Loro che uno per uno si definiscono “le più grandi superstar al mondo” e dei “rubacuori” paragonandosi ai Beatles. L’intento ironico è chiaro, ma strizza l’occhio al pubblico abituato a leggere cose simili sui messaggi pompati di giornali e social, esasperando il concetto per affermare il contrario: nonostante l’ascesa, il picco, la fama la band ha la sua identità, la sua ironia e la sua umiltà. Il video di ferma e la band riprende lo show sulle note di Easier, con qualche siparietto in italiano. Il migliore? il “che cazzo” di Luke Hemmings ripetuto random durante la serata.
Durante il secondo atto la band ci informa che questa volta sono venuti preparati, e compare una piccola presentazione sul grande schermo che ce lo dimostra, intitolata: “La guida 5sos su come diventare una star in Italia”. Step 1: “Know the local language” (spoiler: conoscevano grazie mille, pasta, pizza e che cazzo), Step 2:“speak in lore” con tanto di foto imbarazzante direttamente dal passato, Step 3: “know local pop culture” in cui hanno mostrato la loro giornata tipo a Milano tra Duomo, pizza e Negroni. Step 4: “Give the people what they want” e la musica ricomincia con un grande successo dal passato: She’s Kinda Hot direttamente dal 2015. A tutto questo si aggiunge video e scenetta dal vivo della consegna di un finto premio come “band dell’anno” in cui si fingono sorpresi dal premio, ritirandolo da una fortunata fan scelta tra il pubblico. La canzone successiva? Ovviamente Boyband.
Act III – The Yearning
Il video mostra la band dopo un concerto disastroso da cui ognuno di loro esce mal ridotto, il siparietto sottolinea l’inesorabile e possiamo dire doloroso declino.
Act IV – The Break
La band si divide, tutto finito. O almeno così dice il mega schermo, ma sul palco vediamo qualcosa di diverso. Il primo a cantare in solitaria è Luke Hemmings che ci propone la sua Starting Line. Nella vita reale, la sua parentesi da solista è stata la più acclamata tra quelle intraprese dalla band. Ma sul palco ieri tutti hanno avuto spazio e ogni membro della band si è esibito con proprio singolo. Il migliore a mio parere? Enough di Michael.
Questo è stato un momento importante: le loro carriere individuali sono state esaltate e messe in luce anche in una serata dedicata alla band, come a sottolineare: prima di essere una band siamo 4 artisti con qualcosa da dire, ognuno a modo proprio.
Act V – The Rise
“Abbiamo sempre voluto dare il massimo ai fan, stiamo imparando a tornare ad essere i 5sos di nuovo, perché prima delle arene e del successo eravamo quattro ragazzi australiani che facevano musica.”
Questo è forse il momento più autentico della serata insieme al settimo e ultimo atto. Il gioco è finito, l’ironia lascia il posto a quella nostalgia della vita reale, la band si mette a nudo e ci fa intendere che per quanto esasperate per suscitare risate, quelle fasi sono esistite davvero: in qualche modo, pur non essendosi mai davvero sciolti, quei 4 ragazzi di Sydney danno davvero dovuto fare i conti con un successo mondiale, con la pressione della fama, dei fan, dell’essere all’altezza e ne sono usciti provati.
Hanno davvero cercato di abbracciare nuovi progetti individuali, ma hanno anche scelto di tornare, di ritrovarsi e ricordare cosa si prova davvero ad essere i 5sos. E lo hanno ricordato anche a noi. Come? Cantando Amnesia e a seguire il brano più votato dal pubblico a inizio concerto: Start Over.
Act VI: The Beginning
La band studia il proprio ritorno con una sorta di brain storming. In questo atto regnano protagoniste Jet Black Heart (scritta da Calum e Michael) e She Looks So Perfect. Un po’ un ritorno alle origini che dà il nome all’atto stesso.
Act VII: The Return
Prima di scendere tra il pubblico con un lanciatore di pizze, parte un ultimo video con un messaggio bello e potente:
“Andiamo ai concerti per ridere, piangere e ballare. Ad un concerto si va da qualche parte in cui non si è mai stati, un posto che appartiene a tutti noi. Le vere band salvano i fan, i veri fan salvano le band. Ma la verità è che non si viene qui per la perfezione. Tutti vengono qui per stare insieme e per dimenticare tutto per due ore. Ogni grande storia ha un capitolo finale e questo doveva essere il nostro, ma non abbiamo ancora finito. Abbiamo solo cominciato.”
E chiudono lo show alzando l’asticella per un’ultima volta con Everyone’s A Star e Youngblood.
Grazie 5sos per aver ricordato a voi stessi e a tutti noi chi eravate e non avete smesso di essere. Con la vostra solita ironia ma anche con un messaggio profondo, che ha saputo raccontare in pochi secondi cosa significhi andare ad un concerto. Speriamo che sia solo l’inizio davvero e di non dover attendere altri 3 anni prima di rivedervi.
Un grazie speciale anche a Clarissa Spiniello e al team di On-Out Now e Live Nation per averci permesso di essere presenti.
Live report a cura di Alessia Barra
