Waxlife, la recensione di Patterns

Waxlife              

Patterns

Deliziose creazioni musicali e un attenzione mediatica che ha richiamato la BBC e altre testate stranieri di un certo spessore. Simone Lanza è Waxlife, e produce il suo manifesto electro futuristico in un album, il primo, che vede la luce per l’etichetta Ghost Records. Non più indie rock per la label in questione, ma una nuova produzione alla ricerca del suono e della creazione giusta.

Produttore e dj, Waxlife si cimenta con articolazioni digitali e analogiche, per trovare un puto di approdo sicuro in una musica talvolta etera e talvolta più legata ad un estetica dance o lounge. Ritmi personali e storie personali che amano la fusion di un suono jazzato con l’apertura di Love is not a losing game, giusto antipasto in cui il buon Simone gioca con la sua ricerca sonora e la voglia di suonare colorato come Stra o altri artisti del mondo electro italiano contemporaneo.

Belle le sue misure sonori in Looney, in cui una voce alla Tom Yorke si lascia alle spalle una ballad istantanea e suggestiva, con la giusta malinconia robotica. Niente a che vedere con i laser spigolosi di Hyperloop (Matmos?) e il ritmo più dance di Never Say GoodBye.

Lungo la strada tracciata da Kiasmos e Bonobo, ecco allora un giovane italiano appassionato di un arte che guarda anche lontano, quando con una titletrack del genere si mettono in pista sgambature orientali e produzioni anomale. Diverse collaborazioni arricchiscono un album corposo (14 brani) e una produzione che  mantiene Waxlife su livelli di alta carature electro-dance, quando con un pezzo come The Wall le linee di piano si reinventano con una maschera richiama bagliori su cui danzare a lungo.

Un gioiello si nasconde poi sul finale, quando insieme ai Belize (con cui ha collaborato per la loro produzione) Waxlife rimette in linea chitarra e cassa dritta, scandagliando in suoni che lasciano intravedere una produzione ricercata e visiva. Quasi come in un lavoro di Ali Kazma (video artist turco, cercatelo) ecco che Waxlife scava nel suo lato più sperimentale e suggestivo, regalandoci un finale sorprendente.

 

Andrea Alesse

recensioni@thefrontrow.it



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