Warpaint, felicità indie pop rock al femminile al Carroponte

Warpaint, felicità indie pop rock al femminile al Carroponte

Era la preview del Sirena Festival di Vasto Marina, appuntamento clou dell’estate dei festival.

Una serata che incuriosiva, pronta a farsi sentire nel bel mezzo dell’estate del Carroponte come un live magnetico ed etereo. Sono state le Warpaint, orgoglio femminile che dalla California porta in tour l’album Heads Up e oltre. Sono ragazze temerarie, le Warpaint, restie alle voci di scioglimento e tenute insieme da una virata poppy dream pop, dietro il mare magnum indie rock che le ha fatte conoscere e apprezzare.
Cinque album in una carriere fatta di shorts portati con tono shoegaze tra lunghe gambe e toni musicali da quiete euforia.

Al Carroponte se ne infischiano (giustamente) della poca presenza, costruendo un live alla Warpaint fatto e finito intorno alle atmosfere e al battesimo sonoro di un gruppo che deve molto alla batteria salvifica di Stella Mozgawa. Sono eroine di una coralità femminile che mischia savoir faire ad attimi di lucidità da riot grrl, anche se le Warpaint sono artiste che rifiutano l’etichetta di gruppo d’assalto femminile, per rilanciare l’idea di bellezza su accodi di puro coraggio indie rock.

Una breve ma intenza partenza spoken word fa da preludio alle magie della titletrack Heads Up, seguita da un tuffo nel passato a sentire le aritmie romantiche di The Fool, altro lavoro che le aveva catapultate nelle zone alte del territorio underground americano.
Le linee vocali non lasciano mai spazio a interruzioni o sbavature, anche grazie al cantato binomico di Emily Kokal, (chitarra e voce) e Theresa Wayman (chitarra e voce), a cui si aggiunge spesso la compagna di giochi Jenny Lee Lindberg (basso).

Le Warpaint hanno chitarre che si intersecano e muscoli veri nascosti dietro a quattro meraviglie giunte da lontano per darti anche aperture pop suonando Whiteout, in una traccia oramai scalfita nelle loro vene musicali. Mai dome, prima di tornare ne nel van accennano a fragori ballabili con la gioiosità gaudente di New Song, lasciandosi l’amaro in bocca per i pochi presenti ma ancora più ammirazione verso il oro fascino.

Grazie a DNA Concerti per l’invito.
Andrea Alesse



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