The Twinkles, lunga vita al punk rock con We Come Along

The Twinkles, lunga vita al punk rock con We Come Along

Autori: The Twinkles
Album: We Come Along
Label: Rocketman Records

Longevità e sostanza in un album che va dritto al punto. Sono tornati i The Twinkles, punk rock stile ’77 che smacchierà le vostre pins e vi farà tornare a cantare sotto al palco. Sono tornati quelli di Don’t forget eleven, 1977, un gruppo che ama i Ramones e i The Buzcocks, e che fa dell’affidabilità la sua forza musicale.

I The Twinkles, italiani solo sulla carta d’identità, sprigionano così una nuova forza in tre accordi e marcette percussive, con un accento sulla melodia e una caratura che li porta a suonare parlando delle loro storie, con convinzione e proliferazione delle loro idee in nota.

In We Come Along l’attitudine non va in soffitta, sospinta da una intro che mischia le carte fondendo il grande Ludovico Van alla sfera del punk rock (Ludwig The Punk, per l’appunto) e proseguendo poi verso I lidi del racconto di strada diretto. I cori e controcori di No more faith in you danno di una predicazione acida che inveisce con toni decisi, mentre Bubblegum Girl ricorda la scena surf, con la ricerca di un posto al sole nel cuore di una donzella che è pronta a spararvi in faccia la sua gomma da masticare, sotto un tessuto di piano e acustico.

Ma essere i  The Twinkles vuol dire anche rassegnazione col sorriso con la scanzonata C’est la Vie, suonata col piglio di chi si riconosce in una generazione che si è vista cambiare tutto (guardatevi il bel documentario sulla scena italiana punk rock intitolato La Scena e capirete molto) , ma che continua a suonare e divertirsi. I motivetti sono accattivanti, come la voce e ritmi che si fondono in Rich Girl in un calderone musicale che prende appuntamento con I The Queers e parla di una ragazza ricca, come i compianti FFD in “Ragazza dei quartieri alti”.

E dato che la voglia e lo spirito dei The Twinkles sono quelli giusti, sul finire del disco, beccatevi la voglia di stare insieme e tornare in skate e converse con “I Don’t Wanna Make no More alone”, puro stile ’77 e puro ye ye punk rock energico, canticchiabile ogni giorno della vostra vita.

 Andrea Alesse
recensioni@thefrontrow.it

Previous Passenger torna con il nuovo singolo Hell Or High Water
Next A Milano presentate le finali del 31° Sanremo Rock & Trend Festival

You might also like

ALBUM

Una magnifica dimensione in musica: Hippie Dixit di Amerigo Verardi

Autore: Amerigo Verardi Album: Hippie Dixit Etichetta: The Prisoner Records Un album profondo e intriso di sonorità differenti ideale per attraversare la nostra coscienza, un autore coraggioso in preda alla

RECENSIONI

Spread, rock e oltre nella potenza di Vivi per Miracolo

Autore: Spread Album: Vivi per miracolo Label: Autoprodotto Un’opera rock a 360 gradi, in cui la voglia di esprimersi segue canoni libertari e tanta passione. Gli Spread sono un gruppo

RECENSIONI

La Recensione di Trust Fall (Side A) – Incubus

Artista: Incubus Titolo: Trust Fall (Side A) Uscita: 19 Maggio 2015 Etichetta: Island Records Singoli: Absolution Calling Lo ammetto, quando nel 2011 uscì If Not Now, When? rimasi parecchio delusa: