Recensione di Lover, Beloved: Songs From An Evening With Carson McCullers – Suzanne Vega

Recensione di Lover, Beloved: Songs From An Evening With Carson McCullers – Suzanne Vega

Titolo: Lover, Beloved: Songs From An Evening With Carson McCullers
Release Date: 14 ottobre 2016
Etichetta: Cooking Vinyl
Distribuzione: Edel

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Carson McCullers avrebbe sicuramente gradito, non solo per il fatto che a quasi 50 anni dalla sua morte qualcuno gli ha dedicato un album, ma soprattutto perché celebrarla con per mezzo di una suadente voce è uno dei modi migliori per riportare alla luce colori e parole della scomparsa novelist americana.

Un concept album sulla McCullers? Non solo, Lover, Beloved: Songs From An Evening With Carson Mccullers (in uscita il 14 ottobre per Cookyng vynil/Eden) è l’ultima sontuosa fatica della folk-pop singer Suzanne Vega, a due anni dell’acclamato Tales From The Realm Of The Queen Of Pentacles. Stiamo parlando di 10 tracce eleganti e delicate, 10 gemme in note arricchite da passaggi sonori in cui brillano, di volta in volta, chitarra acustica, piano, trombone, basso e clarinetto. Il disco, scritto con l’aiuto dell’amico e sceneggiatore teatrale Duncan Sheik, è il sacro gesto di devozione culturale che la cantante compie per ricordare un autrice letteraria simbolo dell’avanguardia femminile, e non solo per affermarne la tremenda modernità delle sue parole.
È il primo brano, Carson blues, l’apripista che ci conduce nella trama tracciata da Vega, dedita subito ad un blues folkeggante e mai banale che mostra la il lato eterno di un artista non più giovane ma con ancora molto da dire al mondo della musica. Una voce con pochi eguali per un personaggio schivo e lontano dagli spazi mainstream, la cui eleganza segue quella di gente come Ani di Franco o Joanna Newmson.
Piacevole è l’ascolto della ridente New York is my destination, brano dalle venature romantiche che in realtà ci ricorda la fragilità della scrittrice, fuggita dal sud angusto della Georgia per approdare nella cosmopolita capitale, in un momento in cui essere una donna viaggiatrice non era affatto una faccenda facile. In Instant Of The Hour After e Annemarie (quest’ultima storia di un amore non corrisposto), invece, viene fuori la potenza della scrittura e dell’esperienza della Vega, pronta a duettare pacificamente con il pianoforte come se fosse su di una nave in mezzo all’Oceano e tutt’intorno tutto precipitasse. Una voce serafica che in Mortal Men strizza l’occhio ad arrangiamenti più riflessivi, mentre in Harper Lee (preview video dell’album in cui si parla di un’altra grande scrittrice statunitense) si abbracciano toni swing con accenni di coro con voci maschile e la cantante detta legge su una godibile cavalcata sonora con tanto di trombone. La magia di Lover Beloved raggiunge poi un pathos emozionale in cui la delicatezza si fa musica, in attesa della movimentata The ballad of miss Amelie, in cui i trascorsi nella grande mela della cantante americana evocano strade di idranti aperti e sobborghi pieni di vita, proprio quando da vera outsider trascorreva pomeriggi convulsi in piena emergenza razziale post guerra. L’ultima cena (Carsons last supper) è poi il tributo definitivo ad un mondo di sogni e pagine sbiadite, scritto e diretto di una splendida 57enne, innamorata della letteratura e del buddhismo, ma anche dell’umanità e delle sue sfaccettature.

Avrei voluto vederle veramente sedute ad un tavolo, la Vega e McCullers, pronte a dialogare e scambiarsi battute sull’infinito, da vere paladine della femminilità moderna.

Testo a cura di Andrea Alesse

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