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SuperBowl 2018: Justin Timberlake riscalda la fredda notte di Minneapolis nel ricordo di Prince

Come molti di voi probabilmente sapranno, nella notte si è tenuto uno degli eventi sportivi più seguiti dell’anno in tutto il mondo, il SuperBowl numero 52, ovvero la finalissima del campionato di NFL, il fooball americano.
Una finale con sorpresa, dato che è stata vinta dagli sfavoriti Philadelphia Eagles che hanno avuto la meglio sui supertitolati New England Patriots, già vincitori lo scorso anno.

Un evento che, come nella migliore tradizione americana, non è solo sport, ma anche musica e, soprattutto, businness.
Una nota va dedicata anche all’Inno americano – The Star Spangled Banner – che quest’anno è stato interpretato da una Pink leggermente sottotono a causa degli strascichi dell’influenza che l’ha afflitta nei giorni scorsi ma che non ha certo fermato l’energica cantante dal realizzare il suo sogno.

Ma i riflettori sono soprattutto puntati all’Halftime show, ovvero uno spettacolo di circa 15 minuti, affidato ad uno degli artisti di punta della musica americana, ma non solo.
Dopo Beyoncè, Bruno Mars e Lady Gaga, quest’anno è toccato a Justin Timberlake guidare lo spettacolo, forte del successo del suo nuovo album Man Of The Woods, uscito venerdì scorso. Un mini-show molto atteso, di cui tanto si è parlato nei giorni passati: alcuni avevano puntato sulla presenza di Janet Jackson (protagonista con lo stesso Timberlake del cosiddetto “nipplegate” durante il SuperBowl del 2004), oppure quella degli ex compagni della popstar negli N’Sync. Ma in molti non hanno certo ignorato il fatto che quest’anno la rassegna si trovasse proprio a Minneapolis, città del compianto “Purple One”, Prince.

Il set proposto da Timberlake, è iniziato all’interno dello stadio, all’interno di un locale che grazie ai giochi di luci laser ed al brano Filthy ha voluto subito lanciare l’atmosfera da club; sceso dal palco, l’artista si è diretto verso il campo da gioco, intonando Rock Your Body. Poi, al centro del campo, su un piedistallo e circondato dal corpo di ballo si è esibito sulle note di Señorita e SexyBack.
Timberlake ha poi lasciato la sua crew per dirigersi, da solo, su un altro palco dove un grosso pianoforte bianco lo attendeva: è il momento dell’omaggio a Prince, con una versione struggente di I Would Die 4 You, mentre le immagini del “folletto di Minneapolis” scorrono su un grosso telo a forma di cono. Qualcuno lo ha accusato, per questo tributo, di essere senza emozione e di aver sfruttato semplicemente l’occasione, per alcuni screzi che i due artisti ebbero in passato.
La chiusura della performance è affidata a due cavalli di battaglia: dapprima sulle note di Mirrors, il corpo di ballo crea con degli specchi e le luci un bellissimo gioco di immagini per poi terminare in bellezza con Can’t Stop The Feeling!.

Sembra che oltreoceano la performance non abbia entusiasmato in maniera particolare – qualcuno l’ha addirittura definita mediocre, senza ispirazione ed assolutamente “dimenticabile”.
A noi non è sembrato, ma – ammettiamolo – qui in Italia siamo abituati a ben altri standard.



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