Rookie: distorsioni a go-go nel loro Appartamento In Centro

Rookie: distorsioni a go-go nel loro Appartamento In Centro

Autore: Rookie
Album: Appartamento in centro
Etichetta: Dischi Brevisti, Streaming gorilla records

Solitamente rookie lo associamo al giovane giocatore che come una new entry si affaccia timidamente nel mondo cestistico NBA. Una matricola, senza esperienza e spesso disorientato. Ma ai Rookie non possiamo assolutamente affibbiare l’etichetta di gruppo esordiente, basti pensare che in Appartamento in centro suonano, tra gli altri, il cuore che brucia di Spazza, ex Derozer alle chitarre, e Dominik, voce che urlava sprazzi di Converge nei Dufresne. Due personaggi di assoluta presenza e spirito, a cui si affiancano Carlo Demo, Luca Sammartin e Antonio Loseto.

Il primo lavoro è un concentrato di rock senza divagazioni, frutto di distorsioni e musica suonata da chi ha più di 30 anni e ha attraversato le varie epoche della alternative music tricolore. Testi rigorosamente in italiano e arrangiamenti che, per loro stessa ammissione, si rifanno a My Vitriol, Llama Farmers e, naturalmente, ai mastodontici i Foo Figthers. Non c’è la rabbia politica sputata fuori tra arpeggi old School hc, bensì un sound che sa di punk melodico e suonate corali, attraverso storie quotidiane che affrontano le illusioni del nostro tempo. È un rock in stile anni ’90, orecchiabile e coinvolgente, con pulsioni lineari che si rifanno a certi ritmi dei Ministri.
La prima traccia, Mitch, è tratta direttamente dal mondo dei rookie, con serate al limite in cui sfogare la noia e l’incertezza di un mondo poco avvezzo ai sentimentismi. Chitarre già potenti, e con un certo richiamo a hardcore statunitense, seguono una struttura canzone tracciata e studiata. Spara ci rimanda invece alla dimensione rock seventies accostata a melodie pulsanti rassegnazione, dinanzi all’americanizzazione dei valori e dei comportamenti. D’altronde, le rivoluzioni si fanno fuori. Come avete ragione ragazzi. Il disco continua e pulsa di attualità vera, che è denudata dinanzi all’assenza di prospettive (la soluzione), se non quella classica di fuggire.
La titletrack è poi sicuramente uno dei pezzi migliori, annodata tra fuzz e melodia e quella voglia di dettare rivincite tra l’isolamento di chi si stravacca dinanzi alla tv, ad aspettare senza scopo alcuno. Intro decisamente più hc (mi ricorda Gli spacciatori di musica stupefacente e il loro sound sano) in Correre, con assoli che spingono la voce di Dominik, frontman sicuro come l’andirivieni della batteria.
Tute blu, titolo innegabilmente molto working class, ha un ritornello che puzza di musica per ribelli di periferia, suonato con energia di assoluta freschezza. Finale molto oi!, con accenni ai compianti Duap.
La chitarra acustica fa la sua apparizione in L’abitudine, il più dolce dei 10 brani, insieme a La strage, ballad rock cantata con la voce femminile di Valentina Sicco.
L’inevitabile pensiero all’imborghesimento galoppante risuona in Sotto contratto, pezzo che mette i titoli di coda a un buon album, cercato e voluto dalla passione di un gruppo genuino e sincero, distorto e real.
Ah, dimenticavo, come ci insegnano i rookie, “la copertina è fuxia“.

Testo a cura di Andrea Alesse

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