Romano Nunziato Rival Sons live all’Alcatraz, l’hard rock e le buone maniere

Rival Sons live all’Alcatraz, l’hard rock e le buone maniere

The Teatro Fiasco tour Europeo 2017.

Nome italianizzato e presenze in tutta Europa, dalla Francia alla Finlandia.  È lo show dei Rival Sons che fa tappa all’Alcatraz di Milano in un martedì che premia chi alla solita serata del tavolo a due preferisce portare la sua donna o il suo uomo a cibarsi di sano hard rock a stelle e strisce.

Un live collaudato, aperto prima dal dj Howie Pyro e poi da Derrick C. Brown, predicatore poeta con libro in mano e declamazione pronta per essere sguinzagliata sul pubblico. Un amante dello spoken word, Brown, che cattura attenzioni con simpatia e ricordi di retate poliziesche, sempre con piglio da comedy. Un episodio teatrale che attende il fuoco magnetico dei Rival Sons, ormai acclamati e desiderati da un pubblico eterogeneo che prevede genitori e figli, oltre a bikers e seguaci vecchia scuola del rock che prendono posizione sulla balconata.

Una band con ormai un’esperienza e una propria traiettoria, dopo il tour con i Black Sabbath e le serate passate a studiare il nuovo album portato in grembo nell’unica data italiana.

Le due Hollow Bones (titletrack proprio dell’ultimo lavoro) aprono e chiudono il live con ritmi da corsa sulla ruota della morte e cori infernali che risuonano davanti allo stendardo dei Rival. Una gigantografia dal tenore gotico che fa parte della loro scenografia, con due statue femminili che ammirano il loro show, che prosegue poi su una Tied up con chitarre sabbatthiane sotto pelle a testimonianza di un hard rock che parte da lontano.

Il successivo intermezzo per caricare i presenti attende poi Thundering Voices, canzone tappezzata da figurine dei Black Crowes, posizionate accanto agli occhiali scuri del chitarrista Scott Holiday e di Todd Ogren Brooks, suonatore di keyboards con barba vera e non finto hipster. La scelta del look non è peraltro per i Rival mai casuale, con il batterista Miley che ha in testa la bombetta stile arancia meccanica, simulando così una durezza che si scioglie quando si accende Where i’ve been.

Song about forgiveness ripete il cantante Jay Buchanan, per una ballad triste in cui i nostri si trasformano dopo Pressure and time.

Quando entrano in gioco i sentimenti, il loro hard rock ben rappresentato dai muscoli di Electric cambia quindi forma tramutandosi in una canzone per l’amico scomparso o per le famiglie lontane, chiamate a gran voce in Face of light. Tra gli affetti, però, non dimentichiamo la tecnica, dimostrata nelle sessioni solo di guitar e batteria, coinvolgenti quanto i cori da stadio che seguono Torture e i suoi vocalismi a tratti heavy.

L’attitudine che ti aspettavi viene poi fuori prima dei saluti finali, quando ancora Keep On Swinging e la sua elettricità vibrano nell’aria tra il pubblico sorridente e mai sazio di riff e bordate heavy rock.

Ma non preoccupatevi, da domani riparte la giostra, riparte il teatro rock dei Rival Sons.

Grazie a Vertigo per l’invito.

Testo a cura di Andrea Alesse, fotografie di Romano Nunziato

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