È il Record Store Day, tutti al Reverend’s Shop. Quattro chiacchiere con Il Reverendo.

È il Record Store Day, tutti al Reverend’s Shop. Quattro chiacchiere con Il Reverendo.

Domani, 22 aprile, si celebra il Record Store Day 2017, una giornata in cui manifestare orgogliosi l’appartenenza ad un circuito di fruitori di musica indie, in cui i produttori dei negozi indipendenti hanno un ruolo chiave. È proprio all’interno di tali negozi si svolgeranno tante iniziative e manifestazioni, per ricordarci l’importanza di queste piccole isole felici dove poter trovare i vinili che custodiamo gelosamente, ma anche libri e fanzine introvabili, oltre al sorriso e alla competenza di chi sta dietro il bancone con passione e sano appeal musicale.

A Milano troveremo diversi negozi intenti a professare il verbo del Record Store Day, con iniziative e live che ci attendono in diversi punti della città, tra cui lo storico Psycho, o il nuovo Volume, passando per l’elettronica di Serendipity. Tra i negozi cult della città, però, noi abbiamo scelto Il Reverend’s Shop di Viale Toscana n. 31, spazio di incredibile fascino che si trova accanto alla Santeria Social Club e che è gestito dalla simpatia e dalla disponibilità di Andrea Testa, padrone di casa, titolare e … Reverendo, per l’appunto.

In vista dell’appuntamento di sabato abbiamo scambiato proprio due parole con Andrea a proposito del suo Reverend’s Shop e non solo. Ecco quanto:
The Front Row: Impossibile non iniziare con questa domanda. Perché il Reverendo?
Andrea: Bellissima domanda che risponde sia al perché ho chiamato così il negozio, sia perché mi chiamo così quando metto dischi. Il tutto comincia dalla mia passione per il collezionismo e in particolare modo per la musica black. Col passare del tempo, diggin’ dopo diggin’ (slang che indica la ricerca del vinile) ho scoperto un sacco di musica gospel afro-americana incredibile. Da li mi sono innamorato di un certo stile che nel tempo mi ha sempre più contraddistinto nelle serate dove selezionavo dischi. Per quanto riguarda il negozio, all’inizio c’erano un sacco di idee sul possibile nome, ma poche erano veramente valide e ancora meno me le sentivo calzare a pennello. Così ho pensato che se dovevo iniziare un attività legata alla mia grande passione del vinile, dovevo metterci un po’ più di “me” nella decisione del nome. Da questo mi è subito sembrata perfetto chiamarlo “Reverend’s Shop”, non ho mai avuto dubbi al riguardo.

TFW: Cosa c’è dietro il lavoro quotidiano di un negozio come il tuo? Possiamo identificarci il concetto di una vita musicale fuori dagli schemi?
Andrea: Di questi tempi la cosa più importante di un’attività come questa è quella di programmare al meglio la vita futura dell’attività attraverso una selezione accurata di quello che si vende, un buon utilizzo dei social tenendo conto di un pubblico italiano e di un potenziale pubblico estero, dare sempre un immagine pulita e coerente con la propria filosofia di lavoro nonché mentalità predisposta al continuo cambiamento. Ricordiamoci che il marketing più forte di questi tempi risiede nella capacitò di sapersi relazionare con la persona che hai davanti! il fattore umano è tutto. Da questi concetti possiamo parlare di lavoro produttivo che spesso viene immaginato come fuori dagli schemi perché fatto in buona parte da persone “eccentriche”. Non sempre è così.

TFW: Cosa pensi del mondo del vinile e della sua rinascita? E di quelli che lo inquadrano in un inquinante metodo di produzione ormai passato?
Andrea: Credo ci sia la voglia di ridare un entità fisica e complessa a un formato che non può essere relegato in un periodo storico e basta. Il vinile è un formato con delle caratteristiche proprie che lo rendono unico in tutti i sensi rispetto alle audiocassette e i CD. Dal primo passaggio di produzione di un brano destinato al Long-Playing al tuo giradischi hai una serie di steps che non hai per gli altri formati. In definitiva c’è un approccio decisamente diverso rispetto al passato. Se negli anni 90 c’era più una ricerca di progresso tecnologico per quanto riguarda il formato, cercando di trovare la soluzione più comoda, più all’avanguardia e in grado di dare un suono sempre più pulito, da qualche anno si hanno diversi punti di vista che vanno da quelli nerd tecnici a (come quello che ho detto precedentemente) al piacere dell’estetica che comunica una copertina accattivante e/o la manualità legata all’ascolto di un disco in vinile che “scoppietta”.

TFW: Ci dai tre nomi di dischi che non non possiamo non avere in casa oggi nel 2017?
Andrea: 3 dischi da isola deserta per intenderci… ovvero il trittico vinilico basilare… è una domanda che non ha una risposta secca con 3 nomi e titoli. La cosa bella del collezionismo è che una persona nel tempo si può formare la sua libreria di dischi dove dietro ogni LP si cela una storia per il quale l’ascolto provoca sensazioni diverse. Personalmente in questo momento potrei dirti “What’s Going On” di Marvin Gaye, “Harvest” di Neil Young e “Anima Latina” di Lucio Battisti, ma non saprei per quanto possa durare questa scelta ristretta! 🙂

Allora, questo sabato non lasciatevi scappare il Record Store Day al Reverend’s Shop, dove vi attende un ricco programma:
11.00 – 13.00 > Radio Raheem
13.00 – 15.00 > #BreakfastClub con Santeria Social Club
15.30 > PERTURBAZIONE live
17.00 – 17.30 > Chiara Galeazzi e Andrea Testa di Black Sugar presentano il Libro ufficiale Record Store Day di Marco Cavenaghi
18.00 -19.00/19.30 – Dj Set di Vitye (Jamaican Wheepers) e Olindo (funky corner radio)

Intervista a cura di Andrea Alesse

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