Giovani e con una traiettoria, i  Palace al club Serraglio di Milano

Giovani e con una traiettoria, i Palace al club Serraglio di Milano

Un giovedì fuori spazio e tempo quello del 30 marzo al Serraglio Club di Milano. Da Londra, per la prima volta nel bel paese, sono planati i Palace, band di ragazzotti inglesi che ama dileguare la parola art rock tra spifferi di chitarre e voce sognante. Un concentrato di pura abnegazione verso lo stile inglese del rock una volta definito alternativo, quando ancora i Foals si cimentavano in copertine con le mille sigarette in bocca e ancora non si sentivano gli echi del pubblico da stadio.
Prima di loro, gli Younger and better, italianissimi ma dotati di uno stile elettro rock poco conosciuto dalle nostre parti. Aiutati da una batteria dai tempi secchi e lucidi, si dilettano con laptop e zone misto Kasabian e Klaxons, delirando con nervosismo e cantato inglese. Non male la loro presa acustica, simpaticamente colpevole di utilizzare l’economia elettronica per dare sfogo alla fantasia concentrata anche in chitarre acide ed effetti synth.
I nostri local heroes, anch’essi molto giovani (età media 23 anni), intrattengono il pubblico sino a quando non compaiono i Palace. Atteggiamenti tipico da band elegante e compostezza inglese aiutano la loro presenza, con cappello da baseball del cantante e italiano stringato del chitarrista. Partono con due pezzi frutto dei loro precedenti lavori usciti in EP, ossia I Want What You Got, Tomahawk e Head above the water, dimostrando da subito l’agiatezza della loro condizione di rockers senza pressioni di sorta. Una voce da bluesman e ritmi alla Kings Of Leon imbucano la pallina della godibilità, sul tappeto di un suono mai troppo eclettico e forzato. L’atmosfera poi è tutta per i brani di So long Forever, album dall’artwork seducente e dai contorni pittorici e miti. È alternative rock da bravi ragazzi, con la poesia di Have faith e la disperazione di It’s over, suonata dopo la postura biografica di Family. Quando è finita è finita, e non puoi neanche citare gli Editors fuori dagli ospedali (Smokers outside the hospital doors), perché siamo tutti esseri finiti, e i Palace vogliono ricordarcelo. Mettici in mezzo anche vibrazioni mistiche (Holy Smoke) ed ecco che i londinesi si candidano a fare strada , conquistando i presenti con il timido finale di Bitter. Un altro vecchio brano, col ritmo crescente e voce ipnotica, per far rilassare chi è venuto per conoscere del sano stile rock della city.

Grazie a Vivo Concerti per l’invito.

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