Stracciate le carte d’identità, One Dimensional Man live al Circolo Magnolia.

Stracciate le carte d’identità, One Dimensional Man live al Circolo Magnolia.

Quando la storia, la tua storia, si palesa. è bene non girarsi dall’altra parte. Gli One Dimensional Man ci avevano abituati bene, con dischi che sono iscritti tra i magic moment dell’underground nostrano e pezzi che risuonano ancora come baluardi del noise italico. Concreti e anche politicizzati, attratti dalla personalità del Capovilla nazionale, e ora, finalmente, tornati in pista per un tour e qualche nuova specialità della casa.
Al Circolo Arci Magnolia arrivano nel pieno del loro tour, davanti ai pochi ma selezionati (cit. Capovilla), e in barba al fragore dei tempi che ormai ricorda le chitarre come si ricorda la liberazione d’Italia. E allora, proprio perché ci avviciniamo alla festa (si, sarà sempre una festa) del 25 aprile, gli One Dimensional Man si fanno accompagnare da Bella Ciao in entrata, prima di far esplodere le note di Guts e di affrontare gli inutili problemi tecnici con la simpatia e il gusto da bello della diretta. Arrivano sul palco dopo i Manitoba e il loro rock melodico in lingua madre, intenso grazie alla voce femminile e corroso dalla buona lena di chi ha voglia di fare e di sentirsi protagonista prima di una leggenda come il gruppo di Capovilla. Gente giovane, il quartetto Manitoba, con spirito e maglia dei Sex Pistols.
A cospargerci di frequenze sonore da deragliamento alla Drive like Jehu ci pensano poi i migliori momenti in nota di One Dimensional Man, decisamente in forma, con occhi sbarrati e batteria di Franz Valente che spara cannonate in Best Friend e Tom. Il ritrovato Carlo Veneziano è spiritato e suona la chitarra cercando le note in fuochi di speed noise che mirano alla furia e al superamento delle barriere col pubblico, preso a schiaffi da No North e da Loius. Le trame femminili nei testi hanno sempre la meglio, mischiando nostalgia e sentimento da duri in Annalisa e Little Baby, prima che arrivino i grandi classici finali, tra cui la supersonica melodia di Tell Me Marie. Non manca però neanche la voglia di gridare l’onnipresenza del sapore politico, grazie alla canzone contro la tortura (Broken Bones Waltz) in cui l’eco delle ossa rotte, vivo sin dall’inizio della carriera dei nostri, è purtroppo ancora vivo e aspetta una legge contro la tortura.
Prima di andare via, You kill Me regala il giusto commiato ad una serata che ha superato gli ostacoli (tra cui i capricci del basso classe 1973 di Capovilla) e ci fa capire che il rock non muore dietro ai tempi che scorrono, mantenendosi giovane nonostante la carta d’identità.
Grazie a BPM Concerti e al Circolo Magnolia per l’invito.
Andrea Alesse

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